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The issue of intelligence between the United States and China – Giancarlo Elia Valori

The economic and intelligence tension between the United States and China is currently at its peak since the end of the Cold War. During that phase, however, China had also taken actions to oppose the Soviet Union, with the opening to the United States and the “ping-pong diplomacy” in the early 1970s, as well as its tacit support to Kissinger’s resolution of all tensions between the United States and the Southeast Asian countries.

 At the time China wanted to help the United States to regionalize – in Asia – its historic “Northern enemy,” namely Russia.

 In his “Three Worlds Theory”, Mao Zedong placed it together with the United States in the “First World”, as both imperialist powers, while he regarded China as the current and future leader of the whole Third World fighting against the “metropolises” of the First World.

  Said project has not changed, it has only changed its language and its procedures.

 Now that the bilateral tension between the United States and the People’s Republic of China is at its highest, the rationale for this new Sino-American scenario is simple. China wants to achieve global geopolitical hegemony, while the United States led by President Donald J. Trump wants to rebuild its new economic and purely financial hegemony, and hence resort to protectionist practices. Continue reading “The issue of intelligence between the United States and China – Giancarlo Elia Valori”

La questione dell’intelligence tra Stati Uniti e Cina – Giancarlo Elia Valori

La tensione, prima economica e poi di intelligence, tra Stati Uniti e Cina è ormai al massimo dalla fine della guerra fredda. Dove, peraltro, la Cina aveva agito in anche opposizione ai sovietici, con l’apertura agli Stati Uniti e la “diplomazia del ping pong” nei primi anni ’70 e l’appoggio, tacito, di Pechino, alla chiusura kissingeriana di tutte le tensioni gli tra Usa e i Paesi del Sud-Est asiatico.

 Allora, Pechino voleva dare una mano a Washington per regionalizzare, in Asia, il suo storico “nemico del Nord”, i russi.

 Che Mao Zedong metteva, nella sua “Teoria dei Tre Mondi”, insieme agli americani nel “Primo” dei mondi, come potenze entrambe imperialistiche, mentre posizionava la Cina come leader, attuale e futuro, di tutto il Terzo Mondo in lotta contro le “metropoli” del Primo.

  Questo progetto non è cambiato, ha solo modificato il suo linguaggio e le sue procedure.

 Oggi, che la tensione bilaterale tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese è al suo massimo, la ratio di questo nuovo scenario sino-americano è semplice: Pechino vuole l’egemonia geopolitica globale, mentre gli Usa, con il Presidente Donald J. Trump, vogliono ricostruire una loro nuova egemonia economica, oltre che puramente finanziaria, e ricorrono quindi a pratiche protezionistiche. Continue reading “La questione dell’intelligence tra Stati Uniti e Cina – Giancarlo Elia Valori”

Le importazioni italiane e UE di gas naturale dagli Usa – Giancarlo Elia Valori

Il gas naturale è, oggi, uno dei più importanti asset statunitense nei rapporti con l’Unione Europea.

 Ne hanno, infatti, parlato a lungo Trump e Jean Claude Juncker nell’ultimo loro incontro alla Casa Bianca, alla fine del luglio 2018.

 E’ ovvio che la questione delle vendite di gas naturale Usa sono collegate ad una più vasta tematica strategica del Presidente Trump.

 Egli vuole ridisegnare, anche e soprattutto con l’UE, il sistema dei dazi e del riequilibrio del commercio mondiale.

 E vuole inoltre ricreare una egemonia commerciale ed economica tra gli Stati Uniti e la UE, una egemonia che si era appannata nell’ultimo decennio.

 Con la UE, gli Usa hanno già raggiunto, per la gran parte dei beni scambiati, un regime di zero-tariff, eliminando anche le barriere non tariffarie e tutti i sussidi ai beni non automobilistici. Continue reading “Le importazioni italiane e UE di gas naturale dagli Usa – Giancarlo Elia Valori”

The meeting between Prime Minister Conte and President Trump – Giancarlo Elia Valori

At least apparently, the meeting between US President Trump and Italy’s Prime Minister Conte – already widely planned and publicized – went well.

 With some common and evident pride, they mutually defined each other as the initiators of what, nowadays, is usually called “populism”, consisting in the fight against traditional elites in favour of the “people” that, however, actually appears rather as a fight between two different components of the global elite: the old one that still focuses on globalization and the other that instead gathers around the evident crisis of globalism and wants to build a new multipolar world. Ultimately the opening to the world market has proved to be less effective than expected: the cost for destroying “domestic” jobs has turned out to be greater than the gains resulting from the globalized market.

 President Trump, who has clear in mind what is still happening on the US-Mexican border, said that the Italian government’s work on the migrant issue “is formidable”.

 Italy’s government work that, however, would be “formidable” both for illegal migrants and for the very few legal ones. Continue reading “The meeting between Prime Minister Conte and President Trump – Giancarlo Elia Valori”

La “Ferrovia della Seta” porta a Pyongyang – di Giancarlo Elia Valori

La nuova connettività all’Eurasia apre la penisola coreana al mondo

La cooperazione ferroviaria tra le due Coree, sancita il 26 giugno scorso, oltre ad ammodernare l’intera rete della penisola, consentirà la connessione alla Transiberiana, che può essere definito il punto di partenza di quella che viene chiamata “La Via della Seta del XXI Secolo”, per essere più precisi, la realizzazione di una nuova “Ferrovia della Seta”, quale ponte di collegamento tra due mondi. Con un chiaro riferimento all’antica Via della Seta che univa la Cina ai territori dell’Impero Romano. Invece questa rete ferroviaria collegherà la Corea del Sud con la Corea del Nord e, attraverso la Transiberiana, l’Eurasia, per consentire il trasferimento veloce di persone, merci e risorse.

Tale accordo pare sia stato il vero obiettivo della dichiarazione congiunta tra le due Coree, il 27 aprile scorso – giorno dello storico incontro di Panmunjom – per aprirsi al mondo.

Si tratta di un programma grandioso che potrebbe rappresentare l’asse portante di una nuova roadmap economica nell’intera penisola per uno sviluppo sano ed equilibrato del rigoglioso territorio, oltremodo ricco anche di risorse minerarie. Continue reading “La “Ferrovia della Seta” porta a Pyongyang – di Giancarlo Elia Valori”

Il meeting Conte-Trump – Giancarlo Elia Valori

La riunione, già ampiamente programmata e pubblicizzata, tra Giuseppe Conte, presidente del Consiglio italiano r Donald Trump, presidente Usa, è andata, almeno apparentemente, bene.

 Entrambi si sono reciprocamente definiti, con un certo comune ed evidente orgoglio, iniziatori di quello che si suole chiamare oggi “populismo”, il che consisterebbe in una lotta contro le élites tradizionali a favore del “popolo”, ma che in effetti appare piuttosto come una lotta tra due diverse frazioni dell’élite globale: la vecchia, che punta ancora sulla globalizzazione e l’altra che, invece, si raduna intorno alla evidente crisi del globalismo e desidera la costruzione di un nuovo mondo multipolare. L’apertura al mercato-mondo è stata, alla fine, meno efficace del previsto: i costi per la distruzione dei posti di lavoro “interni” si sono rivelati maggiori dei guadagni provenienti dal mercato globalizzato.

 Trump, che ha ancora bene in mente quello che accade ancor oggi al confine tra Usa e Messico, ha affermato che il lavoro del governo italiano sulla questione dei migranti “è fantastico”.

 Lavoro italiano che sarebbe “fantastico”, comunque,  sia per i migranti illegali che per quelli, pochissimi, legali. Continue reading “Il meeting Conte-Trump – Giancarlo Elia Valori”

President Trump and NATO. President Trump and the trade war with China – Giancarlo Elia Valori

The last Summit of the Atlantic Alliance saw, at least initially, a clear divergence between the United States and NATO’s European allies.

 For President Trump, who is above all a businessman, budgets and investments count, rather than strategic doctrines, about which there was very little talk.

  The US President, who arrived at the Summit with premeditated and carefully-considered delay, polemicized especially with Germany, saying that its low spending for defence makes it “prisoner” of Russia.

  President Trump cannot get over and deal with the NORD STREAM pipeline, headed by Mathias Warnig, former director of STASI in Dresden where, at the time, Vladimir Putin worked for the KGB, the intelligence service that was the “master” of STASI.

 He wants Europeans to buy the North American shale gas and oil – but it is a very difficult goal to reach.

 Europe is disputed by two energy oligopolists. Continue reading “President Trump and NATO. President Trump and the trade war with China – Giancarlo Elia Valori”

Trump e la NATO, Trump e la guerra commerciale con la Cina – Giancarlo Elia Valori

L’ultimo summit dell’Alleanza Atlantica ha visto, almeno inizialmente, una netta divaricazione tra gli Usa e gli alleati europei della NATO.

 Per il presidente Trump, che è soprattutto un businessman, contano i bilanci e gli investimenti, prima che le dottrine strategiche, di cui peraltro pochissimo si è parlato.

  Il presidente americano, che è arrivato al summit con studiato ritardo, ha polemizzato soprattutto con la Germania, dicendo che la sua bassa spesa per la difesa la rendeva “prigioniera” della Russia.

  A Trump non va giù il gasdotto NORD STREAM, diretto da Mathias Warnig, già dirigente della STASI a Dresda, dove operava in quegli stessi anni, per il KGB, il servizio “padrone” della Stasi, Vladimir Putin.

 Vuole che gli europei comprino lo shale gas and oil nordamericano. Ma è un obiettivo difficilissimo.

 Europa, contesa da due oligopolisti dell’energia. Continue reading “Trump e la NATO, Trump e la guerra commerciale con la Cina – Giancarlo Elia Valori”

Trade wars, currency wars and geopolitical clashes – Giancarlo Elia Valori

The Chinese yuan has already plummeted to the historic lows of the last seven months as against the dollar and nothing prevents us from thinking that the Chinese government is organizing a real devaluation of the yuan-renmimbi.

 In fact, on June 27 last, the Chinese central bank set the parity as against the dollar at 6.596, by also cutting additional 391 points compared to the levels of the previous day.

 A move that could largely expand the already significant size of China’s foreign trade, as well as avoid further tension with the USA on trade tariffs, and finally increase and differentiate Chinese exports.

 This does not necessarily mean, however, that China really wants to significantly and clearly devalue the yuan. We rather fear that this threat is a sword of Damocles to be placed right on President Trump’s head.

 The problem is, above all, of a geopolitical rather than of a financial nature.

 As early as the 1990s, the US ruling classes have ridden  their project of globalization, which has inevitably been matched by universal financialization. Continue reading “Trade wars, currency wars and geopolitical clashes – Giancarlo Elia Valori”

La Corea del Nord, gli USA e l’accordo di Singapore – Giancarlo Elia Valori

Molti sono i punti essenziali della trattativa Usa-Pyongyang che sono stati trattati, sia pure brevemente, nell’incontro di Singapore tra Kim Jong-Un e il presidente USA Donald J. Trump.

Non è stata certo una photo-opportunity, ma non è stato, inevitabilmente, un accordo già maturo tra le due parti.

Sulla denuclearizzazione, niente di nuovo sotto il sole, ma molto di politicamente importante. E nuovo, anche rispetto alle opposte retoriche di Usa e Corea del Nord. I simboli contano, in politica estera e, per quello che ne sappiamo, Trump e Kim Jong-Un si sono piaciuti, razionali, brutali e franchi come entrambi sono.

I decisori di Pyongyang hanno però, da tempo, valutato i loro realistici piani per l’uscita dal nucleare militare del loro Paese.

Kim Jong Un, in effetti, decide, cinque anni fa, la sua politica di byung jin, ovvero quella riguardante la crescita parallela del sistema militare N e dell’economia civile della Corea del Nord; avendo soprattutto verificato che questo è il solo modo, in quel momento, di portare gli Usa al tavolo della trattativa. Continue reading “La Corea del Nord, gli USA e l’accordo di Singapore – Giancarlo Elia Valori”

Iran and the nuclear deal after the US withdrawal from the JCPOA – Giancarlo Elia Valori

 The first operational implementation of the Agreement between P5 + 1 and Iran, namely the Joint Comprehensive Plan of Action, signed on July 15, 2015, dates back to January 16, 2016.

 The data from the latest quarterly IAEA written report on Iran’s nuclear facilities provides information about some interesting new topics: the construction of the heavy-water Arak reactor, for example, has been stopped by the Iranian government.

 Moreover, the Shi’ite Republic has decided voluntarily not to continue the testing of the equipment needed to operate with the IR-40 centrifuges which had initially been designed for the Arak reactor.

 Furthermore, the technological materials and the nuclear fuel that had to be used for the Arak reactor were kept in safe and sure places under the ongoing monitoring of the Vienna-based International Atomic Energy Agency.

 Moreover, Iran has always and continuously informed the Agency of the presence and production of heavy water at the Heavy Water Production Plant in Khondab, near Arak, which is expected to produce approximately 16 tons of heavy water per year.

 These are IAEA data and information, which are also confirmed by official sources and not by the Iranian Republic. Continue reading “Iran and the nuclear deal after the US withdrawal from the JCPOA – Giancarlo Elia Valori”

L’Iran e il nucleare dopo l’uscita degli USA dal JCPOA – Giancarlo Elia Valori

 La prima implementazione operativa dell’Accordo tra il P5+1 e l’Iran, ovvero il Joint Comprehensive Plan of Action, firmato il 15 luglio 2015, risale al 16 gennaio 2016.

 I dati dell’ultima relazione scritta dalla IAEA sulle strutture nucleari di Teheran, testi che arrivano con periodicità trimestrale, afferma alcuni temi interessanti e nuovi: la costruzione del reattore di Arak ad acqua pesante, per esempio, è stata bloccata dal governo iraniano.

 Inoltre, la repubblica sciita non ha proseguito, volontariamente, la sperimentazione dei macchinari utili ad operare con le centrifughe di tipo IR-40 che erano state inizialmente progettate per Arak.

 I materiali tecnologici e il combustibile nucleare che dovevano essere usati per Arak sono stati, peraltro, conservati in luoghi sicuri e certi, sotto il continuo controllo della International Atomic Energy Agency viennese.

 Peraltro, la repubblica di Teheran ha sempre e continuativamente informato l’Agenzia della presenza e produzione di acqua pesante presso lo Heavy Water Production Plant di Khondab, vicino ad Arak, che dovrebbe produrre circa 16 tonnellate di acqua pesante all’anno. Continue reading “L’Iran e il nucleare dopo l’uscita degli USA dal JCPOA – Giancarlo Elia Valori”

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