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Ambiente: “Salviamo le Montagne” lettera degli ambientalisti a Napolitano, il 1° luglio sotto 8 vette italiane

“Facciamo la pace con le montagne” è lo slogan della manifestazione organizzata domenica 1° Luglio da Mountain Wilderness Italia in collaborazione con LIPU-BirdLife Italia e con il coinvolgimento di varie altre associazioni, tra cui Federtrek e numerose sezioni del Club Alpino Italiano, per dare un segnale sull’importanza di questo straordinario tesoro italiano e sui gravi rischi che sta correndo. Una situazione di preoccupazione ma anche di speranza, che ha spinto le associazioni a scrivere un’accorata lettera al Presidente della Repubblica.

“La nostra Costituzione – si legge nella missiva indirizzata a Giorgio Napolitano dai Presidenti Carlo Alberto Pinelli (Mountain Wilderness) e Fulvio Mamone Capria (LIPU) – recita all’articolo 9 che la Repubblica tutela il paesaggio. Un obbligo prioritario, di carattere culturale, estetico, etico ed ecologico, che ha un valore cogente per tutto il territorio della nostra Nazione e che assume uno speciale rilievo nei confronti del mondo della montagna.

“Le montagne italiane – proseguono i presidenti di Mountain Wilderness e LIPU – non rappresentano soltanto una riserva, unica al mondo, di paesaggi identitari, tradizioni, cultura, eventi che hanno segnato la storia del Paese. Esse sono anche un ecosistema fragile, ricco di natura, fauna, diversità biologica, troppo spesso e per troppo tempo aggredito da interessi che poco hanno a che fare con quelli, autentici, della comunità nazionale”.

Le montagne sono oggi luoghi ad alto rischio di distruzione e perdita di significato, perché si ignora o si interpreta male il loro ruolo formativo e la loro vocazione, abbandonandole all’invasione indiscriminata di un turismo esclusivamente ludico, privo di rispetto e di connotazioni culturali, che trasforma l’ambiente montano in un banale parco tematico; o, al contrario, emarginandone sempre più gli abitanti e il loro prezioso patrimonio di tradizioni e di saperi.

“Fare la pace con le montagne – proseguono i presidenti nella lettera a Napolitano – significa proteggerne efficacemente la biodiversità e il grande patrimonio ambientale e paesaggistico che esse custodiscono. Significa difendere la missione dei Parchi italiani, in massima parte coincidenti con gruppi montani. Ancora, significa riconoscere, anche a livello dei simboli e della toponomastica, il ruolo unificatore delle montagne, non più intese come confini che dividono, ma come ponti e canali di fertili scambi culturali prima ancora che economici”.

“Per questo Le chiediamo – si conclude la lettera al Presidente Napolitano – un Suo autorevole intervento, che metta in luce le preziose peculiarità dello straordinario patrimonio, naturale e culturale rappresentato dalle montagne, e possa stimolare attenzione e virtuose iniziative da parte delle amministrazioni e della politica”.

Per dare visibilità al tema, i soci di Mountain Wilderness, con la partecipazione di LIPU, Federtrek, Altura, WWF e numerose sezioni del Club Alpino Italiano, il 1° luglio raggiungeranno otto importanti vette italiane (programma completo su http://www.lipu.ithttp://www.mountaiwilderness.it): il Monviso, montagna simbolo del Piemonte e di tutti gli alpinisti italiani; la Vetta d’Italia (Alto Adige), che con l’occasione sarà ribattezzata Vetta d’Europa in ricordo di un progetto di Alex Langer; il Monte Cavallo (Friuli-Venezia Giulia) minacciato da nuovi invasivi impianti di risalita, le Alpi Apuane (Toscana), martoriate dalle cave, il Gran Sasso d’Italia e il Sirente (Abruzzo) posti al vertice di due parchi naturali in crisi, il Terminillo (Lazio), su cui incombono inaccettabili progetti di ulteriore antropizzazione.

Su due di queste vette (Terminillo e Monviso), i volontari della LIPU libereranno alcuni uccelli selvatici curati dai centri recupero gestiti dall’Associazione: un esempio di un corretto e rispettoso rapporto tra uomo e natura.

“Pace per le montagne” il 1 Luglio su 7 importanti vette per la salvaguardia delle montagne italiane

“Pace per le montagne” è lo slogan della manifestazione organizzata domenica 1° Luglio da Mountain Wilderness Italia in collaborazione con la LIPU-BirdLife Italia e il coinvolgimento di Federtrekking e varie sezioni del CAI – Club Alpino Italiano, per dare un segnale sulla bellezza di questo straordinario tesoro italiano ma anche sui gravi rischi che sta correndo.

Per dare visibilità al tema, i soci di Mountain Wilderness e LIPU, assieme a Federtrekking e varie sezioni del Club Alpino Italiano, scaleranno il 1° luglio sette importanti vette italiane: il Monviso, montagna simbolo del Piemonte e di tutti gli alpinisti italiani; la Vetta d’Italia (Alto Adige), che con l’occasione sarà ribattezzata Vetta d’Europa in ricordo di Alex Langer; il Monte Canin (Friuli-Venezia Giulia), il Monte Corchia, nelle Alpi Apuane, in Toscana, martoriate dalle cave, il Gran Sasso d’Italia e il Sirente (Abruzzo) posti al vertice di due parchi naturali in crisi, il Terminillo (Lazio), minacciato da nuovi piani di sviluppo insostenibile.

Su alcune di queste vette (Monviso e Terminillo), i volontari della LIPU libereranno alcuni uccelli selvatici curati dai centri recupero gestiti dall’Associazione: un esempio del più corretto e rispettoso rapporto tra uomo e natura.

 

 

IL PROGRAMMA “Facciamo la pace con le montagne”

1° luglio 2012

 

 

EVENTO

DOVE: TERMINILLO

CHI: Mountain Wilderness e LIPU, con Federtrekking, Altura e le sezioni del CAI di Rieti, Antrodoco, Amatrice.

La vetta del Terminillo, scelta dagli ambientalisti del Lazio, verrà raggiunta partendo dalla Valleonina. Il versante settentrionale del Terminillo mantiene ancora intatta la sua integrità naturale, a differenza del versante meridionale profondamente alterato dagli impianti di risalita per la pratica dello sci di discesa. Proprio a motivo di questa sua doppia caratteristica, il Terminillo assume un evidente significato simbolico, ponendosi, anche geograficamente, sullo spartiacque tra due visioni opposte del rapporto tra gli esseri umani e i grandi spazi naturali. Di conseguenza la difesa del versante settentrionale del Terminillo (minacciato da nuovi e vecchi progetti speculativi) dà voce a un messaggio culturale che va al di là del caso specifico e può trasformarsi in una coraggiosa proposta generale.

Alle 13,30, presso il rifugio Angelo Sebastiani, la LIPU libererà un esemplare di poiana curata nel Centro di recupero fauna selvatica della LIPU a Roma.

 

 

EVENTO

DOVE: MONVISO

CHI: In collaborazione con la LIPU. Aderiscono Pro Natura Piemonte, ANA sezione di Oncino, CAI sezione di Saluzzo, CAI sezione di Cavour, CAI sezione di Barge, Commissione TAM Piemontese-Valdostana, Pro Natura Cuneo, Comitato di Cuneo del Forum Nazionale del Paesaggio.

Il Monviso non solo rappresenta un simbolo in cui si riconoscono tutti gli alpinisti italiani e non è soltanto la più nota vetta del Piemonte. Ma è anche una montagna che ha saputo difendersi dall’aggressione del turismo consumistico, mantenendo intatti il suo significato e il suo messaggio. Ricordiamo che la vergognosa proposta di illuminare a giorno il Monviso in occasione delle Olimpiadi invernali venne respinta con sdegno dalle stesse comunità locali, appoggiate dall’intero mondo della cultura e dell’alpinismo.

Il 1° luglio la salita al “Re di pietra” si effettuerà partendo dalla selvaggia valle del Lenta; valle ricca di fascino antico, boschi, animali, pascoli, acque libere e sentieri poco frequentati. Sabato 30 giugno si pernotterà al rifugio Alpetto, 2.300 metri, il più antico rifugio del CAI, situato di fianco alla costruzione originaria ora trasformata in museo.

La mattina della domenica gli alpinisti affronteranno la salita ai 3.841 metri del Viso; mentre gli escursionisti si arresteranno al passo della Sagnette (2.900 metri), dove si terrà la manifestazione conclusiva, presente il presidente di Mountain Wilderness Italia.

Nelle prime ore del pomeriggio, nei pascoli vicino al ponte sul rio Alpetto a 1.700 metri, la LIPU libererà una poiana curata nel centro di recupero di Asti, come gesto fortemente simbolico di libertà e armonia con la Natura.

La scelta della valle del Lenta è motivata dalla wilderness di questo versante, privo di strade trafficate, impianti di risalita, turisti frettolosi e disattenti. La valle si è mantenuta fino ad oggi intatta grazie ai suoi abitanti, che negli anni hanno respinto con coraggio ed ostinazione progetti di resort, impianti sciistici, dighe e centrali elettriche che avrebbero completamente sconvolto un ambiente naturale di insuperabile fascino. E’ questa la montagna che desiderano le persone in cerca di solitudine e silenzio: la nostra salita esprimerà l’invito a mantenere selvaggi i luoghi meravigliosi come quelli che attraverseremo e diffonderà un messaggio di speranza affinché la bellezza commovente della valle del Lenta diventi esempio positivo per la conservazione dell’ambiente dell’alta montagna.

Per informazioni sul programma e le indispensabili misure assicurative contattare per tempo Susanna Gonella (327 9104555).

 

 

EVENTO

DOVE: VETTA D’EUROPA (GLOCKENKARKOPF – VETTA D’ITALIA)

CHI: con la collaborazione di: SAT Moena.

Il Glockenkarkopf, in Alto Adige: montagna che intendiamo ribattezzare Vetta d’Europa, il nome indicatoci da Alexander Langer, il testimone più lungimirante, più attivo, più profondo della cultura della pace nelle Alpi.

Vetta d’Europa perché ponte di convivenza. Vetta d’Europa perché ponte di confronto fra culture e lingue diverse. Vetta d’Europa per richiamare la complessità dell’ ecoregione alpina. Vetta d’Europa per investire anche a livello locale, Province, Land, Comuni, nei contenuti, nelle linee guida proposte dai protocolli della Convenzione delle Alpi.

Nella nostra salita alla “Vetta d’Europa” vogliamo ricordare questo grande e minuto uomo che ha saputo, tramite l’impegno, con la coerenza dell’esempio, trasmetterci i valori più profondi della convivenza; ci aveva indicato, già allora, la via maestra per rifondare la politica, per portare la politica accanto alle persone, per costruire una politica che risolva i problemi delle persone. Temi ancora oggi drammaticamente attuali.

Escursionisti ed alpinisti di Mountain Wilderness e delle altre associazioni aderenti, si porteranno sabato 30 giugno al rifugio Tridentina per pernottare. La mattina successiva tutto il gruppo unito salirà la Vetta d’Europa per lasciare nel libro di vetta una pergamena che ricordi ai futuri salitori i valori che hanno contraddistinto l’attività politica, sociale, culturale di Alexander Langer.

Per ragioni assicurative è indispensabile segnalare per tempo all’associazione l’adesione all’iniziativa. Questo permetterà inoltre a voi tutti di usufruire di un’adeguata assistenza sia nel pernottamento che durante la salita. Referenti dell’organizzazione saranno il vicepresidente Giancarlo Gazzola, cell 340 5982442 e Luigi Casanova, cell. 348 3592477.

 

 

EVENTO

DOVE: MONTE CORCHIA (Alpi Apuane)

CHI: con la collaborazione di CRTAM CAI Toscana, CAI Regionale Toscana, Federazione Speleologica Toscana Commissione Ambiente, Italia Nostra Toscana.

Aderiscono: Sezioni CAI locali, Commissione TAM sezionale CAI Garfagnana, Italia Nostra sezioni locali, Amici delle Alpi Apuane, Salviamo le Apuane, La Pietra Vivente.

 

Il Monte Corchia, alto m 1.678, mostra evidenti segni di secoli di escavazione del marmo nei versanti ovest e nord, che lo hanno condizionato e modificato con la presenza di numerose cave, in essere o abbandonate, e quello che ne consegue in termini di strade, macchinari, materiali di risulta e non, abbandonati in ogni dove con un evidente degrado in special modo per la presenza di tipologie di rifiuti anche pericolosi.

Ma il Monte Corchia oltre ad essere conosciuto per il marmo arabescato deve gran parte della sua fama a ciò che contiene: l’Antro del Corchia, scoperto nel 1840 da Giuseppe Simi. Il Corchia racchiude infatti la più estesa e profonda grotta naturale del nostro Paese, unisce a lunghezza e profondità da primato (60 km di gallerie esplorate), ambienti di rara e suggestiva bellezza. La storia della speleologia mondiale è passata da qui.

Al clima di collaborazione e amicizia che aveva caratterizzato le prime esplorazioni seguono anni di dure lotte e contestazioni che iniziano quando si parla di far saltare la cresta del monte che viene impedita con un sit-in degli speleologi. Da quel momento il clima diviene pesante con minacce e intimidazioni che culminano, dopo la chiusura, momentanea, delle cave da parte della magistratura per una serie di abusi e violazioni, con l’incendio della Capannina, il bivacco speleo che caratterizzava la sagoma del monte. Attualmente il clima è migliorato ma le ferite e le incomprensioni restano.

Il Monte Corchia è anche una montagna, o meglio un Gruppo, dai molteplici aspetti, baricentro, assieme al Gruppo delle Panie, di tutta la catena delle Alpi Apuane. Perché il Corchia?

Perché unisce alle sue famose bellezze ipogee la varietà paesaggistica e ambientale, le sue creste panoramiche, i suoi unici torrioni, palestre di alpinismo, le sue miniere di cinabro (mercurio) recuperate e visitabili, i suoi sentieri di varia difficoltà, che percorrono anche vasti boschi di faggi e, alle quote più basse, castagni, alternati ad antichi alpeggi e torbiere e zone umide, con la presenza di endemismi animali, vegetali e varie specie relitte di piante rare. Perché il complesso carsico è da tempo oggetto di studio per la sua antichissima origine, che sta evidenziando un archivio naturale, pari al fondo marino ed ai ghiacci antartici, con risultati di datazioni di speleo nell’ordine di milioni di anni. Perché riteniamo che il suo futuro non sia più nell’estrazione del marmo, con tutti i problemi che ne derivano, ma nella fruizione della montagna e del suo ambiente circostante come risorsa di studio, ecologica e naturalistica.

Il raduno al Rifugio Del Freo a Mosceta, raggiungibile da tutti, ha lo scopo di coinvolgere anche partecipanti che non vogliono affrontare percorsi relativamente impegnativi come quelli per arrivare sulla vetta del Monte Corchia. Il ritrovo in vetta è previsto tra le 11 e le 12. La partecipazione è libera; si consiglia alle associazioni e gruppi partecipanti di prevedere adeguata copertura assicurativa.

Al Rifugio verranno spiegati i motivi dell’iniziativa, e verrà letto il documento che sarà inviato al Presidente della Repubblica. Chi vuole mangiare al rifugio deve provvedere personalmente alla prenotazione (0584-778007 – Francesca 331-2952106). In caso di maltempo ci ritroveremo comunque tutti al Rifugio Del Freo.

COME ARRIVARE:

Per chi viene dall’autostrada, uscire al casello Versilia, dirigersi a Seravezza, prendere la strada per Castelnuovo Garfagnana, entrare nel paese di Levigliani e parcheggiare l’auto. Risalire a piedi la marmifera fino all’ingresso dell’Antro del Corchia, prendere il sentiero CAI n.9 fino a Foce di Mosceta (h 1.30 da Levigliani).

Da Pruno, sentiero CAI n.122 per Mosceta (h 2).

Da Passo Croce, prendere la strada per Fociomboli, poi sentiero CAI n.129 (h 1.30).

 

Per chi decide si partecipare alla salita in vetta al Corchia, ci sono due alternative:

via normale dal Rifugio di Mosceta, sentiero bianco-rosso h 1.30;

da Passo Croce per il Canale del Pirosetto, antecima ovest e cresta, solo escursionisti esperti.

 

Per informazioni: Claudio Palagi e Deborah Massaglia (0584 945808 – 333 6757914) claudio_palagi@tin.it

 

 

EVENTO

DOVE: GRAN SASSO E SIRENTE (ABRUZZO)

CHI: Mountain Wilderness Italia, WWF, ALTURA unitamente ad altre associazioni. Con la partecipazione della LIPU.

GRAN SASSO D’ITALIA – Questa montagna, la più alta della dorsale appenninica, dalla Liguria alla Calabria, è oggetto di aggressioni nonostante rappresenti il punto culminante del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga.

Una gestione precaria dell’Ente Parco negli ultimi anni non ha consentito di avviare un vero piano di tutela e il coinvolgimento concreto dei nativi e dei residenti legati alle attività sostenibili tradizionali della pastorizia, dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’attività contemporanea del turismo culturale.

Oggi il Gran Sasso è in pericolo per:

1. le frequenti esercitazioni militari che disturbano i camosci, le aquile, i fringuelli, gli escursionisti, gli alpinisti e i pastori;

2. la realizzazione di nuove funivie e impianti di sci in località dove la neve dura solo qualche settimana con grande sacrificio del paesaggio;

3. l’installazione di pale eoliche ai margini dei confini del Parco Nazionale e all’interno di essi;

4. l’inquinamento delle acque di superficie e carsiche da parte di alberghi, rifugi, camping, centri abitati privi di rete fognante e di sistemi depurativi;

5. l’estirpazione della flora;

6. l’alta velocità e rumorosità delle auto e delle moto sulle strade di media e alta quota all’interno del Parco;

7. l’accumulo di rifiuti solidi nelle valli, nei boschi, sugli altipiani e sulle vette;

8. l’abbandono dei borghi storici da parte degli enti pubblici preposti.

 

Il 1° luglio le associazioni promotrici diranno, sulla vetta del Corno Grande, un NO al degrado e alla violenza nei confronti delle montagne e un SI’ alla tutela del paesaggio e della biodiversità e al coinvolgimento virtuoso delle persone che vivono e operano in modo sostenibile nei territori di montagna.

IL MONTE SIRENTE – La montagna, che unitamente al monte Velino dà il nome al Parco regionale omonimo, è in pericolo per:

1. la prevista riduzione dell’attuale perimetro del Parco da parte della Regione Abruzzo finalizzata al rilancio della speculazione turistica ai danni del paesaggio, della flora, della fauna e della nobile storia degli abitanti locali;

2. il mancato coinvolgimento della popolazione locale in progetti di valorizzazione dell’ambiente, della storia e dell’arte;

3. la mancata progettualità dell’Ente Parco nel recupero dei magnifici borghi dell’Altopiano delle Rocche e dei territori limitrofi;

4. la mancata valorizzazione delle peculiarità agricole e pastorali degli altipiani;

5. il mancato decollo della ricerca scientifica sulla biodiversità del Parco con gli enti

e le Università.

Per la salita al Corno Grande (vetta occidentale): ritrovo dei partecipanti nei pressi del Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore alle ore 8 e conseguente inizio dell’escursione, per la via normale. Si prevede di giungere in vetta alle ore 12.

Per la salita al monte Sirente: ritrovo a Rovere (Altopiano delle Rocche) alle ore 8 e conseguente inizio dell’escursione. Si prevede di giungere in vetta intorno alle ore 12.

Ogni partecipante (abbigliamento da trekking) è invitato a raccogliere i rifiuti solidi abbandonati da escursionisti incivili e riportarli a valle. Portare con sé contenitori adatti allo scopo.

Per ragioni assicurative le adesioni dovranno pervenire entro e non oltre mercoledì 27 giugno ai seguenti indirizzi: Massimo Fraticelli (MW): cell. 348 3717423; Marano Mario Viola (MW): cell. 339 4188967.

 

 

 

EVENTO

DOVE: MONTE CAVALLO (PREALPI BELLUNESI)

CHI: con la collaborazione della delegazione Friuli Venezia Giulia del Club Alpino Italiano e la partecipazione della LIPU. Il Monte Cavallo è una grande montagna delle Prealpi bellunesi che raggiunge i 2.251 metri s.l.m.. Si trova alle spalle del Pordenonese, e si erge sulla pianura sottostante in modo solenne, per uno sviluppo che supera i 2.000 metri. Questo lo rende ben visibile, nelle giornate limpide, sia da Venezia che dalla costa Adriatica. Il nome non deriva dall’omonimo animale, piuttosto sembra derivare dal celtico “Kap-al” (cima alta).

E’ un massiccio articolato, composto di varie cime tra le quali si interpongono creste e forcelle; la vetta principale si chiama Cima Manera (2.251 m s.l.m.).

La vetta fu raggiunta per la prima volta nell’estate del 1726 da due botanici che andavano in cerca del leggendario “giardino della Madonna”: il bolognese Giovanni Girolamo Zanichelli, uno dei botanici più famosi dell’epoca, e Domenico Pietro Stefanelli, farmacista veneziano. Il loro resoconto parla di una ascesa per luoghi scoscesi, compiuta spesso a carponi, passando “dalla parte esterna del monte”, per giungere dopo 7 miglia in vetta.

Il racconto di quella avventura, scritto in latino, può essere considerato la prima relazione di salita ad una vetta dolomitica.

Ma non è solo questo il motivo che ha suggerito di scegliere il monte Cavallo per la manifestazione del 1° luglio. Con questa scelta Mountain Wilderness, insieme al Club Alpino e alla LIPU, intende ribadire la sua netta opposizione ai progetti di collegamento sciistico tra Piancavallo e l’Alpago e contemporaneamente rinnovare la richiesta, fatta all’UNESCO, di inserire il Cansiglio tra le riserve della biosfera.

La salita si farà salendo dai due versanti del Friuli e del Veneto ed incontrandoci sulla Cima Manera (Cimon del Cavallo) alle ore 12, per poi radunarsi al Rifugio Semenza circa alle 14.

Per il Friuli partenza alle ore 8 dal Palazzetto del Ghiaccio di Pian Cavallo. Ritorno, dopo l’incontro al Rifugio Semenza, attraverso Forcella Palantina. Per il Veneto, partenza da Casera Pian delle Lastre (proseguendo da Colindes e passando per Pian Grant) alle ore 8.

Il raduno a Rifugio Semenza, che essendo facilmente raggiungibile è aperto a tutti, ha lo scopo di coinvolgere anche partecipanti che non vogliono affrontare percorsi relativamente impegnativi come quelli per arrivare, dai due versanti, sulla Cima Manera. Quindi al Rifugio verranno spiegati i motivi dell’iniziativa, e verrà letto il documento che sarà inviato al Presidente della Repubblica.

Inoltre al Rifugio (cell. 349 1881250) sono programmate varie iniziative, tra le quali una lezione di fotografia naturalistica, la premiazione del concorso fotografico Vividolomiti, l’inaugurazione di una mostra fotografica e, alle 15, la presentazione del libro “Scialpinismo in Alpago”. Infine si procederà alla estrazione a sorte del premio previsto.

Per chi decide di partecipare alla salita a Cima Manera, si chiede di contattare i due referenti: per il Friuli Venezia Giulia Toni Zambon, antonio.zambon@tin.it 3356029058, presidente del CAI delegazione Friuli Venezia Giulia; per il Veneto contattare Toio de Savorgnani 346-6139393 toiodesavorgnani@virgilio.it, di Mountain Wilderness.

Trattandosi di percorsi non banali, è opportuno coordinarsi per organizzare la salita e prevedere quanti saranno i partecipanti. E’ obbligatorio prevedere una adeguata copertura assicurativa.

In caso di maltempo ci ritroveremo comunque tutti al Rifugio Semenza.

 

 

EVENTO

DOVE: MONTE CORRASI (SARDEGNA)

CHI: in collaborazione con le sezioni del Club Alpino di Cagliari e Nuoro, Italia Nostra e Amici della Terra. Con la partecipazione della LIPU

Il territorio del Supramonte, il cuore carsico della Sardegna, è stato scelto per questa manifestazione e precisamente la sua vetta più alta, il Monte Corrasi. Saliremo sulla cima per il suo versante roccioso, attraverso una delle “porte” del Supramonte, “Scala ‘e Pradu” e percorreremo una delle creste fino alla vetta.

Scenderemo per una delle altre scale “Scala ‘e Marras” e attraverso una fitta lecceta torneremo al punto di partenza. Denominato di frequente “le dolomiti sarde” per via della colorazione che le rocce assumono in particolare al tramonto, il massiccio racchiude al suo interno un paradiso botanico di prim’ordine, caratterizzato da numerosi endemismi e da circa 650 specie. Non a caso, nel 1971, esso è stato incluso dalla Società Botanica Italiana nel censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione.

E tuttavia, a due anni dalla firma del protocollo d’intesa tra il Centro nazionale biodiversità forestale, l’Ente foreste e il dipartimento di Scienze botaniche dell’Università di Cagliari, ben poco è stato fatto da parte delle autorità preposte per far rispettare l’ordinanza con cui si vietava la raccolta di ben 28 specie vegetali a rischio. Attraverso questa manifestazione gli ambientalisti sardi intendono anche esprimere la loro radicale opposizione all’illogico e dannoso proliferare sui rilievi montuosi dell’isola delle vie ferrate e dei percorsi di avventura attrezzati che stanno snaturando l’autentica esperienza dell’incontro con la natura incontaminata.

L’appuntamento è alle 8 presso il Rifugio di Monte Maccione, da cui partirà l’escursione. I partecipanti saranno accompagnati da guide autorizzate e saranno coperti da assicurazione.

Animali: rondoni a rischio al castello Sforzesco di Milano

Rimozione immediata almeno delle reti, e adozione della delibera “salvarondini”. Sono le richieste della LIPU al Comune di Milano per far fronte alla gravissima situazione che si è creata al castello Sforzesco di Milano, dove da alcuni giorni reti e impalcature montate sulla Torre del Filarete impediscono alle numerose coppie di rondoni il rientro ai nidi per accudire i pulcini, rischiando così di farli morire di fame.

Il disastro – sottolinea la LIPU – poteva essere evitato rimandando i lavori di un mese: verso la metà di luglio, infatti, i pulcini si sarebbero già involati.

Oltre all’eliminazione immediata almeno delle reti, la LIPU chiede l’adozione in tempi brevi della delibera “salva rondini”, un provvedimento già adottato da numerosi Comuni italiani che, oltre al divieto di distruzione dei nidi di rondine, balestruccio e rondone, permette le ristrutturazioni degli edifici solo al di fuori dei periodi di nidificazione, evitando così problemi agli animali.

Ambiente: nasce ‘Forum 394’, laboratorio per il rilancio della legge 394 sulle aree naturali protette

Nasce il ‘Forum 394’, laboratorio per l’aggiornamento della Legge 394 del 1991 sulle aree naturali protette – la cui riforma è attualmente in discussione nella Commissione Ambiente in Senato – e il rilancio del ruolo dei parchi per la conservazione della biodiversità in Italia, promosso da FAI – Fondo Ambiente Italiano, Touring Club Italiano, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro natura, LIPU-BirdLife Italia e WWF e aperto a tutti i soggetti istituzionali, associativi, sociali ed economici protagonisti della missione della tutela e gestione del patrimonio naturale del Paese. Lo hanno annunciato oggi le sette associazioni ambientaliste in occasione dell’incontro “Parchi, patrimonio del Paese – Per il rilancio delle aree naturali protette e della Legge 394”, tenutosi a Roma alla Camera a cui ha partecipato anche Renato Grimaldi, Direttore generale della Direzione per la protezione della natura e del mare del Ministero dell’Ambiente.

Tra le altre associazioni intervenute, Federparchi, Associazione 394, Enpa e l’Associazione Italiana dei Direttori e dei funzionari delle Aree Protette (Aidap).

“E’ essenziale – affermano le sette sigle ambientaliste in una nota congiunta- riaprire la discussione ed il confronto sulle finalità e modalità di gestione delle aree naturali protette nel nostro Paese, condizione pregiudiziale ad ogni ipotesi di modifica della Legge 394 del 1991, puntando non su una ‘riforma-lampo’ come quella discussa in Senato ma su un percorso partecipato, approfondito e condiviso. Solo in questo modo la normativa potrà essere efficacemente aggiornata sulla base del nuovo contesto socio-economico e dei nuovi strumenti introdotti dal ’91 ad oggi, sia a livello nazionale che internazionale, come la Strategia Nazionale Biodiversità, la Strategia UE 2020 per la Biodiversità e le conclusioni della COP 10 della Convenzione sulla Biodiversità Biologica”.

LA ROADMAP DEL FORUM 394: I TEMI PRINCIPALI. Tra i temi fondamentali che il ‘Forum 394’ affronterà in un percorso che, partendo da oggi si prolungherà fino alla prossima Legislatura, si evidenziano: la valutazione dell’applicazione della normativa attuale per evidenziarne pregi e difetti, l’analisi e le proposte operative riguardanti le relazioni tra strumenti di governo del territorio e parchi, la definizione di meccanismi per il riconoscimento economico dei servizi forniti dagli ecosistemi e le relazioni con il finanziamento delle attività dei parchi, nonché le relazioni con il patrimonio storico e culturale che caratterizza molte aree naturali protette con territori ricchi di beni culturali e archeologici.

Ma un ruolo centrale dei lavori sarà svolto dalla necessità di rilanciare una cultura delle aree protette, considerato che la sfida per il rilancio del ruolo dei parchi nel nostro Paese è essenzialmente culturale. In questo senso è necessario far crescere tra i decisori e nell’opinione pubblica la percezione del valore, non solo economico, del nostro patrimonio naturale e l’esigenza di avere per la sua tutela e valorizzazione Enti dedicati efficaci ed efficienti.

4 BUONI MOTIVI PER DIRE NO ALLA ‘RIFORMA-LAMPO’ DELLA 394. Le sette Associazioni ambientaliste non condividono le proposte di riforma della Legge 394/1991 in discussione alla Commissione Ambiente del Senato per almeno 4 motivi:

1. Rottura di equilibri tra pubblico e privato negli enti di gestione. Verrebbero rivisti gli equilibri tra coloro che rappresentano negli enti di gestione interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati. Nessuno intende contrapporre i legittimi interessi delle comunità locali alle esigenze di tutela della natura ma è quanto mai opportuno nel nostro Paese assicurare il rispetto di quella gerarchia di valori ribadita in più occasioni dalla Corte Costituzionale per la quale la tutela dell’ambiente deve prevalere sempre su qualunque interesse economico privato.

2. Rischio via libera ai cacciatori nelle aree naturali protette. E’ inefficace e piena d’insidie la proposta di controllo faunistico contenuta in uno degli emendamenti al disegno di legge, con cui si depotenzia l’approccio ecologico al controllo della fauna e si affida la soluzione del problema all’attività venatoria, in una sorta di via libera alla caccia nei parchi. Se si aggiunge che l’emendamento nemmeno prevede l’elementare misura del blocco di immissione di fauna problematica, tra cui ad esempio i cinghiali, è facile immaginare che verrà innescato un meccanismo vizioso di caccia che genererà altra caccia, con il paradossale risultato di un aggravio del problema del sovrappopolamento di talune specie faunistiche, anziché di una sua soluzione.

3. Nessun confronto sulla vera mission delle aree protette. Manca inoltre, come indispensabile premessa ad ogni ipotesi di riforma della Legge attuale, una seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura. Risale infatti al 2002, cioè alla seconda Conferenza nazionale sulle aree naturali protette di Torino, l’ultima occasione di ampio confronto e dibattito sul nostro sistema nazionale di parchi e riserve naturali.

4. Una questione di poltrone ‘verdi’. C’è infine da rilevare che, in assenza di una seria valutazione sullo stato delle nostre aree naturali protette, le proposte di riforma della Legge entrano esclusivamente nel merito delle rappresentanze negli Enti di gestione, delle procedure di nomina di Presidenti e Direttori, di possibili meccanismi di finanziamento attraverso royalties che rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti..

IL PIU’ GRANDE PATRIMONIO NATURALE D’EUROPA: L’ITALIA. Le sette Associazioni ambientaliste ricordano, infine, che l’Italia conserva il più grande patrimonio naturale d’Europa con un totale di 871 aree naturali protette, di cui oltre 3.163.000 ettari a terra e oltre 2.800.000 ettari a mare, 2.287 Siti d’Interesse Comunitario (SIC) e 601 Zone di Protezione Speciale (ZPS), contributo italiano alla rete europea Natura 2000, corrispondente complessivamente al 19% del territorio nazionale.

Animali: Riserva Pantani in Sicilia, Lipu “vogliono ostacolare la vigilanza”

Un gesto intimidatorio, per fermare l’attività di vigilanza e di tutela dell’avifauna svolta dalla LIPU nella Riserva dei Pantani Longarini-Cuba. Lo denuncia la LIPU-BirdLife Italia, dopo che nei giorni scorsi alcuni volontari della delegazione di Ragusa hanno subito il danneggiamento dell’auto e il furto di numerosi oggetti, tra cui un cannocchiale utilizzato per i censimenti degli uccelli.

I due volontari, entrambi guardie venatorie LIPU, avevano appena concluso, domenica scorsa a metà mattina, un censimento lungo gli argini del pantano Longarini quando, tornati nel luogo dove avevano parcheggiato l’auto, hanno trovato il finestrino rotto e una gomma bucata. I due volontari hanno dovuto inoltre constatare il furto degli zaini contenuti nel cofano, all’interno dei quali era presente anche un cannocchiale di valore. Sull’episodio è stata presentata denuncia ai Carabinieri.

“Condanniamo fermamente questa aggressione – commenta Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU – che spieghiamo con il tentativo di intimidire i nostri volontari impegnati nella tutela della biodiversità dei Pantani. Dopo questo episodio negativo non è nostra intenzione rinunciare alla vigilanza sul territorio. Anzi, chiediamo a tutte le Autorità la massima sinergia per garantire sicurezza agli appassionati, agli studiosi e ai turisti, che in tanti, attratti dalle bellezze del posto, stanno tornando a seguito dell’istituzione dell’area protetta”.

 

Agricoltura: appello delle associazioni Birdlife Europa per una politica agricola più rispettosa della natura

Lipu: “Oggi solo il 25% del bilancio della Pac va allo sviluppo rurale”

Una Politica agricola comune più attenta alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e del paesaggio agrario. Lo chiedono, con un appello rivolto al Parlamento Europeo, al Consiglio dei Ministri e alla Commissione Europea, la LIPU-BirdLife Italia e le altre associazioni aderenti a BirdLife Europa, in occasione della Conferenza sulle politiche di Sviluppo rurale in corso da questa mattina al Museo di Storia naturale di Bruxelles (www.birdlife.org/eu/eu_events.html).

Dalle associazioni arrivano tre richieste: un sensibile aumento dei fondi per la politica di Sviluppo rurale, un incremento dei fondi per i “pagamenti agro ambientali”, mirati alla risoluzione di specifici problemi ambientali e, infine, la richiesta che i contributi Ue di entrambi i pilastri della Pac (Politica agricola comune) vengano erogati sulla base del principio “soldi pubblici in cambio di beni pubblici” e nel rispetto di una maggiore tutela dell’ambiente. “In un periodo di austerità economica – si legge nell’appello – non ha infatti senso spendere soldi pubblici senza assicurarsi che in cambio vengano forniti beni pubblici, come l’ambiente e la biodiversità”.

“Le misure di Sviluppo Rurale, se ben progettate e adeguatamente finanziate – scrivono nell’appello le Associazioni – non solo rappresentano lo strumento più efficace per conservare la biodiversità degli habitat agricoli minacciati, ma contribuiscono al raggiungimento di obiettivi economici e sociali, incluso il mantenimento di comunità agricole e rurali vitali.

“Ciononostante, la Politica di Sviluppo Rurale riceve soltanto il 25% del bilancio della Pac, percentuale insufficiente – sottolineano la LIPU e le associazioni di BirdLife Europa – per sperare che in futuro le nostre campagne siano salubri e in grado di offrire ambienti vitali sia per l’uomo che per le specie animali”.

All’interno della Politica di Sviluppo Rurale, i pagamenti agroambientali, laddove mirati a risolvere problemi specifici e dotati di obiettivi chiari e ambiziosi, hanno dimostrato il loro valore, non solo a favore della biodiversità, ma anche per la protezione delle altre risorse naturali, per la lotta al cambiamento climatico e per la sostenibilità economica delle aziende agricole. “Questi pagamenti – sottolineano le Associazioni – rappresentano nel modo migliore il principio ‘soldi pubblici in cambio di beni pubblici’ ed è fondamentale che essi giochino un ruolo più importante all’interno della Pac. Ai pagamenti agroambientali dovrebbe essere dedicato almeno il 50% del bilancio dello Sviluppo Rurale di ogni Stato membro, o Regione”.

Nell’Unione Europea ci sono stati casi molto significativi di politiche di sviluppo rurale di successo: nel Regno Unito, pagamenti agroambientali specifici stanno aiutando a proteggere rare specie di uccelli sull’orlo del collasso, come il gallo forcello; oppure in Romania, dove il sostegno ai sistemi agricoli ad alto valore naturale rappresenta un’ancora di salvezza per il territorio che viene così gestito in modo attento alle peculiarità culturali e ai valori ambientali; infine in Germania, dove un approccio di successo alla gestione degli habitat prativi nei siti Natura 2000 aiuta a fermare il declino della pittima reale, un uccello minacciato.

BirdLife Europe e i suoi partner inoltre appoggiano pienamente le proposte per rendere più “verde” (“greening”) il primo pilastro della Pac, al fine di assicurare la realizzazione di obiettivi ambientali minimi in tutta l’Unione europea e di fornire una solida base sulla quale costruire le misure dello Sviluppo rurale. Tuttavia, lo Sviluppo rurale (secondo pilastro) rimane essenziale per il raggiungimento degli obiettivi sulla biodiversità e sul cambiamento climatico da parte dell’Unione europea.

“Ci appelliamo al Parlamento Europeo, al Consiglio dei Ministri e alla Commissione Europea – concludono LIPU e le associazioni di BirdLife Europa – affinché prestino attenzione a questa nostra dichiarazione e si assicurino che la riforma della Pac permetta all’Europa di proteggere e migliorare il suo assetto naturale per il beneficio a lungo termine della società, dell’ambiente e dell’agricoltura”.

Lipu: Calabria, torna la cicogna bianca

La cicogna bianca torna a nidificare in Calabria. E la provincia di Cosenza si conferma leader in regione: quest’anno la specie nidifica per la prima volta a Rende e Bisignano e, dopo 16 anni di assenza, nella Piana di Tarsia, facendo così lievitare a 11 le coppie nidificanti nella regione Lo annuncia la LIPU-BirdLife Italia, che conferma i buoni risultati del progetto che la sezione LIPU di Rende (Cs) ha avviato dal 2003 in collaborazione con l’Enel e che prevede l’installazione di piattaforme artificiali per favorire il ritorno e la nidificazione della cicogna bianca.

Delle 11 coppie che stanno nidificando nella regione (erano nove nel 2011), quattro coppie si trovano nella valle del Crati, sei nella Piana di Sibari e una nella valle de Neto (Kr). L’installazione di piattaforme artificiali – sottolinea la LIPU – è stata affiancata di recente da un nuovo e innovativo progetto, unico nel nostro Paese, che ha visto la posa di sagome di cicogna in plastica che riproducono in modo reale le caratteristiche somatiche della specie. Queste sagome, esposte a poca distanza dalla piattaforme, tendono ad attrarre i loro simili selvatici in carne e ossa e li inducono a fermarsi in zona per la riproduzione, permettendo un aumento della popolazione. Un auspicio che nell’area di Tarsia e di Bisignano si è tradotto quest’anno nelle due nuove coppie che hanno costruito il nido nelle immediate vicinanze degli stampi.

<<Il progetto Cicogna bianca – dichiara Marco Gustin, responsabile specie LIPU – è stato decisivo per un aumento delle coppie nidificanti in questa regione. Senza di esso non potremmo oggi avere una popolazione di questo tipo e, soprattutto, non potremmo contare per i prossimi anni su un ulteriore aumento di questa specie>>.

<<Siamo felici di annunciare la nidificazione della cicogna bianca a Rende – sottolinea Roberto Santopaolo, delegato LIPU Rende – Un evento possibile grazie all’impegno e alla tenacia di un gruppo di volontari LIPU che ha creduto nella possibilità che anche il proprio territorio potesse, nel tempo, ospitare questo grande e affascinante veleggiatore>>

Caccia in deroga: le associazioni incontrano il commissario Eu Potocnik, “Italia alle soglie delle sanzioni economiche”

“Un appuntamento concreto e positivo”. E’ il commento delle associazioni Cabs, Enpa, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia sull’incontro svoltosi oggi a Bruxelles con il Commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik in merito alla questione della caccia in deroga in Italia. La delegazione delle associazioni era composta da Alexander Heyd (Direttore esecutivo del CABS), Annamaria Procacci (Responsabile Rapporti istituzionali dell’ENPA), Antonino Morabito (Responsabile nazionale Fauna di Legambiente), Danilo Selvaggi (Responsabile Rapporti istituzionali della LIPU – BirdLife Italia) e Patrizia Fantilli (Responsabile ufficio legale WWF Italia).

“Siamo sinceramente grati al Commissario Potocnik – hanno dichiarato le associazioni – per l’attenzione e la serietà con cui l’Europa sta seguendo queste ultime fasi della vicenda relativa alla cattiva applicazione della direttiva uccelli in Italia, già costata varie procedure d’infrazione e condanne al nostro Paese.”

“E’ tempo – chiedono Cabs, Enpa, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia e Wwf Italia – che il Governo italiano fornisca una risposta rigorosa e risolutiva su un tema, quale quello dell’abbattimento dei piccoli uccelli protetti, che ha condotto il nostro Paese alle soglie delle sanzioni economiche”.

 

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