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Nota sulle operazioni turche in Libia – Giancarlo Elia Valori

Le truppe di Misurata sono oggi quelle dello “Scudo 1”; ma certamente la Turchia non sostiene il semplice Fronte di Misurata, ma  tutta la Fratellanza Islamica, il cui partito, Giustizia e Costruzione, è stato fondato in Libia nel Marzo 2012.

 Dalla repressione feroce con Gheddafi ad oggi, la Fratellanza non è uno strumento efficace per l’egemonia politica e fondamentalista in Libia.

 In risposta al golpe contro l’ikhwan musulmano, la Fratellanza, compiuto  in Egitto del Luglio 2013, la Turchia e il Qatar hanno iniziato a sostenere, sempre in Libia, l’”Alba Libica”.

  Pressione contro l’Egitto e scelta autonoma, da parte dei turchi, del jihadismo preferito sul campo libico.

 Il Congresso Generale Nazionale Libico è stato poi egemonizzato fin dall’inizio dalla Fratellanza Musulmana e dal “Blocco dei martiri”, capeggiato agli inizi dal deceduto Abu Idriss al Libi, capo allora delle Guardie di Frontiera del sud della Libia e membro, con ogni probabilità, di al Qaeda.

 In ogni caso, non certo dalle semplici  “Forze di Misurata”. Continue reading “Nota sulle operazioni turche in Libia – Giancarlo Elia Valori”

L’incontro tra Al Serraj e il generale Khalifa Haftar – Giancarlo Elia Valori

Alla metà del Febbraio scorso, sia il capo del governo di Accordo Nazionale Libico, Fayez al Serraj, che il leader dell’Esercito Nazionale Libico, ovvero della “Operazione Dignità”, Khalifa Haftar, si trovavano al Cairo, ma nessuno può ancor oggi verificare se si siano effettivamente incontrati.

Anzi, ci risulta di no, data la vera e propria allergia che Haftar ha per il leader del GNA di Tripoli.

Al Serraj ha poi  incontrato, nella capitale egiziana, sempre alla metà del febbraio scorso, il capo di Stato Maggiore delle FF.AA. del Cairo Mahmoud Egazi, che è il titolare del dossier libico presso l’ufficio del Presidente egiziano.

Il Cairo sostiene Haftar per molte ragioni: la presenza di oltre 750.000 lavoratori egiziani in Libia, e al tempo di Gheddafi erano almeno 1,5 milioni, soprattutto copti.

La tensione nel Sinai, ormai in fase di jihadizzazione, 1200 chilometri di confine con lo stato libico, di difficilissimo controllo, le rimesse dalla Libia per 33 milioni di Usd l’anno verso il Cairo, poi la caduta del commercio bilaterale, del 75%. Continue reading “L’incontro tra Al Serraj e il generale Khalifa Haftar – Giancarlo Elia Valori”

Fayez Al Serraj tenta di prendersi la NOC – Giancarlo Elia Valori

Il 24 Marzo scorso Al Serraj ha sciolto il suo ministero del petrolio e ha assunto, formalmente, il controllo diretto della NOC, National Oil Company, la compagnia petrolifera unica dello stato libico.

 Nelle more della ferocissima guerra civile seguita alla eliminazione di Gheddafi e del suo regime, la NOC era rimasta sostanzialmente sopra le parti ed era riuscita a garantire, pur nella netta diminuzione della estrazione di petrolio, una parte del guadagno a tutte la parti in causa.

  E questo accade anche dopo la presa, da parte delle truppe di Khalifa Haftar, dei terminal petroliferi di Es Sider e di Ras Lanuf.

 Secondo le previsioni del presidente della NOC, Mustafa Sanalla, l’azienda petrolifera libica potrebbe raggiungere gli 1,25 milioni di barili/giorno alla fine di quest’anno e 1,6 milioni di b/d entro il 2022.

 Sanalla, in una recente conferenza a Londra, ha dichiarato che tutti i contratti in essere saranno onorati all’interno delle strutture della Banca Centrale di Libia, che si è allineata con il governo del GNA di Al Serraj. Continue reading “Fayez Al Serraj tenta di prendersi la NOC – Giancarlo Elia Valori”

Rivedere tutta la questione libica – Giancarlo Elia Valori

Siamo proprio sicuri di aver letto bene, finora, lo scacchiere libico, i suoi equilibri strategici e la natura dei nostri reali interessi in quel complesso sistema?

 Siamo sicuri che l’obiettivo di una politica estera matura è quello di farsi illudere dal primo che capita, quando farfuglia parole che non conosce, quali “democrazia” e “libertà”?

 Siamo infine sicuri che, sul piano culturale, i nostri modelli di vita siano esportabili e del tutto traducibili, senza residui, in contesti sociali, religiosi, antropologici del tutto diversi da quelli europei o occidentali?

 Temo proprio di no.

  Nelle culture politiche, diversamente dalla linguistica contemporanea, vale la cosiddetta “ipotesi di Sapir-Whorf”, secondo la quale la struttura grammaticale di una lingua modifica la stessa struttura del pensiero.

  L’Occidente, ma soprattutto la Francia e la Gran Bretagna, che più di altri avevano agitato i principi di una “guerra umanitaria” contro il cosiddetto tiranno Muammar al Minyar el Gheddafi, si sono eclissate immediatamente dopo la fondazione del National Transitional Council dell’Agosto 2011 e l’uccisione, il 20 ottobre di quell’anno, del “tiranno”. Continue reading “Rivedere tutta la questione libica – Giancarlo Elia Valori”

La Russia in Libia – Giancarlo Elia Valori

“E’ di pochi giorni fa la notizia, di grande rilievo strategico, secondo la quale alcune dozzine di “contractors” militari russi, forniti dalla ditta RSB Group, sarebbe già operante nell’Est della Libia, per sminare le aree attorno a Bengazi, in una zona che è stata recentemente liberata dai jihadisti per mezzo delle armate di Khalifa Haftar, che appare sempre più come il perno della geopolitica russa in Libia.

 D’altra parte, Mosca non vuole affatto compiere l’errore primario che hanno fatto l’ONU e i Paesi occidentali, ovvero quello di scegliere fin dall’inizio il loro “cavallo” nella persona del debole Fajez al Serraj.

  Ed infatti il leader di Tripoli è stato invitato in Russia all’inizio del mese di Marzo 2017, e in quella occasione  Vladimir Putin gli ha detto chiaramente che Mosca è presente in Libia per porre rimedio alla “barbarica aggressione” dell’ONU e della NATO del 2011, e intende aiutare tutte le parti, il GNA di Serraj come il governo di Khalifa al Gwell e le altre fazioni non jihadiste, per “ricostruire lo stato libico”. Continue reading “La Russia in Libia – Giancarlo Elia Valori”

La Libia e l’essenza dell’accordo OPEC non OPEC – Giancarlo Elia Valori

La Libia sta programmando di raddoppiare la sua produzione di greggio, nell’anno prossimo.

Pur essendo un membro dell’OPEC dal 1962, nonché il Paese africano con le maggiori riserve petrolifere ( e di migliore qualità) è stato  posto fuori, per ovvie considerazioni geopolitiche, dal recente accordo OPEC-non OPEC, che favorisce la Federazione Russa, ricollega Mosca all’Arabia Saudita, evitando un legame troppo stretto tra Russia e Iran, pone la Russia in un ruolo di mediatore primario in tutto il Medio Oriente.

Anche Teheran non ha alcuna intenzione di sabotare questo accordo sui prezzi petroliferi, che certamente favorirà anche la repubblica sciita.

Ma la Nigeria e la stessa Libia, invece, hanno aumentato la loro produzione, mentre tutta l’area non-OPEC, Russia, Brasile, Canada, Norvegia, Kazakistan, ha aumentato le scorte dato che si suppone, soprattutto a partire dalla Cina, una diminuzione della domanda di petrolio e gas.

Oggi la Libia, secondo le dichiarazioni del   presidente della National Oil Corporation   Mustafa Sanalla, estrae 708.000 barili/giorno, ma la produzione dovrebbe arrivare molto presto a 900.000 per poi stabilizzarsi, alla fine del 2017, sul milione e poco oltre  di bb/dd. Continue reading “La Libia e l’essenza dell’accordo OPEC non OPEC – Giancarlo Elia Valori”

La strategia globale del generale Khalifa Haftar – Giancarlo Elia Valori

L’accordo tra le fazioni libiche del 17 Dicembre 2015, siglato in Marocco, non è stato ancora implementato.

 Esso presupponeva un illuministico “processo di pacificazione nazionale”, ovviamente dal basso, che nessuno ha voluto porre in essere, mentre fischiavano le pallottole e il sedicente “califfato” di Abu Baqr al Baghdadi si insediava nella Sirte.

 Ma, nella mentalità ingenua dei maggiori decisori internazionali, era solo l’Esercito Nazionale Libico di Khalifa Haftar il vero nemico della pacificazione nazionale, ed era all’ex-delfino di Gheddafi che si riferiva il già Segretario di Stato Usa John Kerry quando affermava che sono le “battaglie di singoli, dediti solo al loro interesse, che mettono in pericolo la sicurezza della Libia”.

 Sappiamo per certo che, per qualche strana alchimia, il già Secretary of State affermava con sicumera l’esatto contrario della verità, quindi deduciamo che le forze di Haftar sono state inevitabili per eliminare i militanti jihadisti nella Sirte, il che è però un fatto. Continue reading “La strategia globale del generale Khalifa Haftar – Giancarlo Elia Valori”

La matrice strategica dei bombardamenti USA in Libia – Giancarlo Elia Valori

 Anche se alcuni decisori militari statunitensi hanno recentemente  dichiarato che i raid aerei sulla Sirte sono da ritenersi “puramente tattici”, come infatti ha affermato anche il gen. Petraeus il 4 agosto scorso, nondimeno le operazioni di Washington in Libia, iniziate il 1 agosto, hanno un evidente rilievo strategico.

  Intanto i dati, per avere la percezione reale della situazione: le azioni aeree Usa sono dirette dall’Africa Command, AFRICOM, la struttura di Washington che collabora dal 2008 con tutti i Paesi africani, ad eccezione dell’Egitto, con il quale ha un accordo a parte; e che ha sede presso le Kelley Barracks di Stoccarda.

 La componente di terra dell’AFRICOM, USARAF, United States Army Africa, ha poi base e comando autonomo nella Caserma Ederle di Vicenza.

 Insomma, il comando africano dell’America del Nord ha, con questa operazione aerea-navale in Libia,  tre  motivazioni strategiche evidenti: 1) l’esclusione della NATO-Europe dal suo quadrante meridionale e il suo direzionamento forzato ad Est e a Sud-Est, verso Cina, Russia e, tra poco, India, 2) il contrasto geoeconomico e militare dell’espansione cinese e russa in Africa, 3) l’ipotesi di gestire, in futuro, il grande processo di unificazione panafricana, proprio sul modello  degli Stati Uniti. Continue reading “La matrice strategica dei bombardamenti USA in Libia – Giancarlo Elia Valori”

Alcune osservazioni sul caso libico – Giancarlo Elia Valori

Troppo poco, troppo tardi. L’eventuale impegno internazionale per “pacificare” la Libia è ormai un impegno che, con tutta probabilità, non porterà a nuovi dati positivi in quell’area.

Vediamo i dati: dovrebbero esserci attualmente circa 6500 militanti dell’Isis in Libia, il doppio di quanto si pensava appena pochi giorni fa. Il loro numero sta comunque crescendo rapidamente.

Il “califfo” Al Baghdadi sta trasferendo in Libia e in Tunisia, per via terra o addirittura per mare, tutti quei terroristi che, grazie alle vittorie russe e dell’Esercito Arabo Siriano di Bashar el Assad, non riescono più ad arrivare sul territorio dell’Isis dai confini siriano e turco.

Ormai i siriani di Bashar sono a poche decine di chilometri da Raqqa, la “capitale” del califfo. Continue reading “Alcune osservazioni sul caso libico – Giancarlo Elia Valori”

La Conferenza di Roma per la Libia

di Giancarlo Elia Valori. Sono ben ventiquattro i Paesi che si sono riuniti il 2 febbraio scorso per decidere, finalmente, come quanto e dove iniziare il contrasto all’espansione del Daesh/Isis in Siria-Iraq e, soprattutto, in Libia.

Tra di essi c’è la Turchia, accusata da varie fonti di essere una parte del problema e non della soluzione, o l’Arabia Saudita, che non ha mai nascosto il suo appoggio ad alcune delle fazioni islamiste in Siria e in Iraq collegate al Califfato.

Oppure ancora troviamo alla Conferenza il Qatar, emirato che sostiene direttamente, in contrasto con i sauditi, la Fratellanza Musulmana ed alcuni gruppi della rivolta contro Assad in Siria.

Ma anche gli USA hanno sostenuto e talvolta addestrato il gruppo siriano legato ad Al Qaeda, Jabat Al Nusra in funzione anti-Isis, come peraltro consigliava il gen. Petraeus, memore del suo surge in Iraq contro, appunto, Al Qaeda, organizzato con la mobilitazione delle tribù sunnite di Al Anbar.

Usare il nemico contro il nemico è una vecchia formula dell’alchimia quattrocentesca, ma temo che il pensiero strategico sia un’altra cosa. Continue reading “La Conferenza di Roma per la Libia”

Il nuovo governo libico

di Giancarlo Elia Valori. Il governo libico appena insediatosi è frutto di un processo politico estremamente complesso.

E nemmeno il nuovo esecutivo diretto da Al Serraj mostra i segni di una semplificazione del quadro politico, nella Libia successiva all’assassinio irragionevole di Muammar Al Minyar El Gheddafi.

Certo, i cables raccolti da Wikileaks ci hanno dimostrato quello che sapevamo già, ovvero che l’arrivo della “democrazia” in Libia era il prodromo per il più fruttuoso ingresso di Total al posto del monopolista di fatto ENI per lavorare l’abbondante e pregiato petrolio libico.

La richiesta di Sarkozy riguardava, peraltro, il 32% del greggio nazionale della Libia, molto meno del 43% che il nostro Ente energetico lavorava all’anno.

Ecco quindi l’implosione di un Paese dalle 140 reti tribali e delle 20 tribù maggiori, una delle più facili previsioni geopolitiche, senza contare i forti interessi dell’Egitto, che manda forza-lavoro nei pozzi libici Continue reading “Il nuovo governo libico”

I due governi libici che si riuniscono

di Giancarlo Elia Valori. “Vi son tre governi….” il vecchio incipit dell’illuminista Montesquieu, nel Maghreb, si riduce ad uno o al massimo due autorità politiche.

Se vogliamo che l’accordo siglato poco fa a Roma tra le due fazioni libiche funzioni, a parte la difficoltà di avere, tra quaranta giorni, l’assenso di tutti i partecipanti, dobbiamo pensare ai soldi, ovvero alla immensa quantità di denaro libico che le due frazioni governative dovrebbero spartirsi.

Hassan Bouhadi è il presidente della LIA, Libyan Investment Authority, nominato dal governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk.

Quello sostenuto, guarda caso, da Turchia e Qatar, gli stessi stati che operano a favore del Daesh/Isis tra Siria e Iraq. Continue reading “I due governi libici che si riuniscono”

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