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Iran and the nuclear deal after the US withdrawal from the JCPOA – Giancarlo Elia Valori

 The first operational implementation of the Agreement between P5 + 1 and Iran, namely the Joint Comprehensive Plan of Action, signed on July 15, 2015, dates back to January 16, 2016.

 The data from the latest quarterly IAEA written report on Iran’s nuclear facilities provides information about some interesting new topics: the construction of the heavy-water Arak reactor, for example, has been stopped by the Iranian government.

 Moreover, the Shi’ite Republic has decided voluntarily not to continue the testing of the equipment needed to operate with the IR-40 centrifuges which had initially been designed for the Arak reactor.

 Furthermore, the technological materials and the nuclear fuel that had to be used for the Arak reactor were kept in safe and sure places under the ongoing monitoring of the Vienna-based International Atomic Energy Agency.

 Moreover, Iran has always and continuously informed the Agency of the presence and production of heavy water at the Heavy Water Production Plant in Khondab, near Arak, which is expected to produce approximately 16 tons of heavy water per year.

 These are IAEA data and information, which are also confirmed by official sources and not by the Iranian Republic. Continue reading “Iran and the nuclear deal after the US withdrawal from the JCPOA – Giancarlo Elia Valori”

L’Iran e il nucleare dopo l’uscita degli USA dal JCPOA – Giancarlo Elia Valori

 La prima implementazione operativa dell’Accordo tra il P5+1 e l’Iran, ovvero il Joint Comprehensive Plan of Action, firmato il 15 luglio 2015, risale al 16 gennaio 2016.

 I dati dell’ultima relazione scritta dalla IAEA sulle strutture nucleari di Teheran, testi che arrivano con periodicità trimestrale, afferma alcuni temi interessanti e nuovi: la costruzione del reattore di Arak ad acqua pesante, per esempio, è stata bloccata dal governo iraniano.

 Inoltre, la repubblica sciita non ha proseguito, volontariamente, la sperimentazione dei macchinari utili ad operare con le centrifughe di tipo IR-40 che erano state inizialmente progettate per Arak.

 I materiali tecnologici e il combustibile nucleare che dovevano essere usati per Arak sono stati, peraltro, conservati in luoghi sicuri e certi, sotto il continuo controllo della International Atomic Energy Agency viennese.

 Peraltro, la repubblica di Teheran ha sempre e continuativamente informato l’Agenzia della presenza e produzione di acqua pesante presso lo Heavy Water Production Plant di Khondab, vicino ad Arak, che dovrebbe produrre circa 16 tonnellate di acqua pesante all’anno. Continue reading “L’Iran e il nucleare dopo l’uscita degli USA dal JCPOA – Giancarlo Elia Valori”

Arabia Saudita, Iran e la probabile fine del JCPOA – Giancarlo Elia Valori

John Bolton, attuale national security adviser della Presidenza Trump al posto del già giubilato gen. McMaster, ritiene che l’accordo del 2015 con l’Iran, quello riguardo proprio al nucleare di Teheran, sia una “sconfitta strategica” per gli Usa.

 Bolton ritiene, inoltre, che sarebbe sempre meglio seguire l’esempio dell’abbattimento di Osirak il 7 giugno del 1981, con l’operazione israeliana “Opera” (o Babylon) o l’attacco del 2007, sempre israeliano, al probabile reattore nucleare di Damasco nell’area di Deir-ez-Zor.

 Fabbricato dai coreani del Nord, comunque.

 Era quella l’operazione, secondo la denominazione di Israele, detta “Outside the Box”.

 Quindi, sempre per ripetere le parole di Bolton, “per bloccare l’Iran, bombardalo”.

 L’idea del national security adviser nordamericano era anche quella, non molto tempo fa, di bombardare la Corea del Nord solo per bloccarne la sua attività nucleare.

 E le attività di immediata rivalsa sul territorio sudcoreano come le calcoliamo, nella equazione strategica di Washington?

 “Danni collaterali” ovvero la distruzione dell’unico alleato credibile, a parte il Giappone, in tutto il sud-est asiatico. Continue reading “Arabia Saudita, Iran e la probabile fine del JCPOA – Giancarlo Elia Valori”

Iran in the new talks on the Nuclear Treaty – Giancarlo Elia Valori

In the current Iranian economic and political system there are many old and new geopolitical and economic tensions.

 At a time when many countries, including China, but not the United States, are adopting the criteria of the Paris Climate Agreement – signed, however, by 196 countries – it is obvious that oil will see its economic and technological importance decrease, while the role of alternative energy resources and, above all, natural gas will increase.

 This is the first aspect to be studied: Saudi Arabia does not possess significant reserves of natural gas which, however, is much more “environmental-friendly” than oil, while Iran and Qatar have plenty of it.

 Incidentally, the two countries which were accused of “sponsoring terrorism” during the meeting gathering 13 countries in Riyadh in May 2017 to establish the “Sunni Arab NATO” – a meeting where President Trump-led America which, however, is supposed to have some intelligence, had to say only yes. Continue reading “Iran in the new talks on the Nuclear Treaty – Giancarlo Elia Valori”

L’Iran alla nuova discussione del Trattato sul Nucleare – Giancarlo Elia Valori

Alla intersezione del sistema economico e politico iraniano attuale si trovano, quasi simultaneamente, molte nuove e vecchie tensioni geopolitiche e economiche.

 Nel momento in cui molti Paesi, Cina compresa, ma non gli Usa, adottano i criteri dell’accordo di Parigi sul clima, siglato comunque da 196 Nazioni, è ovvio che il petrolio diminuirà comunque di importanza economica e tecnologica, mentre crescerà il ruolo delle risorse energetiche alternative e, soprattutto, del gas naturale.

 Ecco il primo punto da studiare: l’Arabia Saudita non possiede riserve significative di gas naturale, che è peraltro molto più “ecologico” del petrolio, mentre l’Iran e il Qatar ne hanno in abbondanza.

 Guarda caso, i due Paesi che sono stati accusati di “aiutare il terrorismo”, durante la riunione per fondare la “NATO sunnita” da parte dei 13 paesi riuniti a Riyadh nel Maggio 2017, con l’America di Trump, che pure dovrebbe possedere una qualche intelligence, a dire solo di sì. Continue reading “L’Iran alla nuova discussione del Trattato sul Nucleare – Giancarlo Elia Valori”

The significance of Iran’s presence in Syria – Giancarlo Elia Valori

At least since 2014 the presence of Iranian forces in the Syrian war has certainly ensured both political stability and military success on the ground for Assad’s regime.

 Some Syrian sources maintain that since December 2013 Iran’s engagement in the Syrian conflict has cost at least 6 billion US dollars a year, while other Western sources think the financial support provided has been twice as much.

  With at least 3,200 soldiers and officers from the Revolutionary Guards and other Shiite semi-official organizations, composed mainly of Afghan and Pakistani militants, Iran is second only to the Russian Federation in terms of engagement in the Syrian war to support Assad.

 Moreover, Hezbollah – the Lebanese militant Shiite faction – is present in Syria with at least 4,500 soldiers and officers, but there are other Shiite groups, such as the People’s Mobilization Units (PMU), the former “popular defence brigades”, operating in the Syrian region.

 In all likelihood, it was Iran to persuade Russia to intervene in support of  Assad, but the logic of Russia’s presence in the Syrian war is much more complex than it may appear at first glance.

 In fact, the Russian Federation has placed the war against Daesh-Isis at the centre of its presence in the Syrian region, thus creating a new network of relations with the whole Arab world, including the one previously connected to the United States. Continue reading “The significance of Iran’s presence in Syria – Giancarlo Elia Valori”

Il significato della presenza iraniana in Siria – Giancarlo Elia Valori

Certamente, la presenza delle forze di Teheran, almeno dal 2014, nella attuale guerra siriana ha garantito al regime di Assad sia la stabilità politica che il successo militare sul terreno.

 Dal dicembre del 2013, alcune fonti siriane affermano che l’impegno iraniano nel conflitto siriano è costato almeno sei miliardi di dollari Usa ogni anno, mentre altre fonti occidentali ipotizzano un sostegno finanziario  addirittura doppio.

  Con almeno 3200 soldati e ufficiali delle Guardie della Rivoluzione e attraverso altre organizzazioni semiufficiali sciite, composte soprattutto da militanti di origine  afghana e pakistana, l’Iran è secondo solo alla Federazione Russa per impegno nella guerra siriana al fianco di Bashar el Assad.

 Hezbollah, la frazione sciita militante del Libano, è inoltre presente in Siria con almeno 4500 tra soldati e ufficiali, ma vi sono altri gruppi sciiti, PMU, le “brigate popolari”, operanti nel quadrante siriano.

 E’ stato con ogni probabilità l’Iran a convincere la Russia a intervenire a fianco di Bashar el Assad, ma la logica della presenza di Mosca nella guerra siriana è più complessa di quanto non appaia a prima vista.

 La Federazione Russa, infatti, ha posto al centro della sua presenza nel quadrante di Damasco la guerra al Daesh-Isis e, con questo, ha creato una nuova rete di rapporti con tutto il mondo arabo, anche con quello precedentemente collegato agli Usa. Continue reading “Il significato della presenza iraniana in Siria – Giancarlo Elia Valori”

Qatar and Iran Rehearsals of a war between Shiites and Sunnis – Giancarlo Elia Valori

Saudi Arabia, Egypt, the United Arab Emirates, Bahrain – a small Shiite-majority State governed by the Sunnis – Eastern Libya of Haftar and the “Council” of Cyrenaica, the Maldives, Yemen and the Mauritius have all broken off any political, diplomatic and economic relations with the Qatar Emirate, governed by Sheikh Abdullah bin Nasser bin Khalifa al-Thani.

 It is not the first time that Saudi Arabia interferes heavily in the internal affairs of the Emirate. In fact, on June 26, 2013, the very strong Saudi pressures forced the then Prime Minister Hamad bin Yassim Al Thani to resign.

 The airlines of the aforementioned Sunni nations have also announced  they will no longer operate flights to Doha, Qatar’s capital. The ships of the aforementioned countries do no longer dock in the Emirate’s ports and, above all, the small State’s food supplies, 50% of which are shipped by land by Saudi Arabia, are no longer delivered to Doha.

 Seven-eight hundred articulated lorries that do not supply food to Qatar from its only land border and remain blocked in Saudi Arabia.

  Hence the Emirate cannot hold out for long, and not even Iran, which is very cautious and does not want to create a casus belli right now, has so far shown any interest in replacing Saudi Arabia in preserving Qatar’s food supplies and commercial communications. Continue reading “Qatar and Iran Rehearsals of a war between Shiites and Sunnis – Giancarlo Elia Valori”

Il Qatar e l’Iran Prove generali di guerra tra sciiti e sunniti – Giancarlo Elia Valori

L’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, piccolo stato a maggioranza sciita ma retto dai sunniti, la Libia orientale di Haftar e del “consiglio” della Cirenaica, le Maldive, lo Yemen e le Isole Mauritius hanno, tutti, rotto ogni rapporto politico, diplomatico e economico con l’Emirato del Qatar, retto dallo sceicco Abdullah bin Nasser bin Khalifa al Thani.

 Non è la prima volta che Riyadh si ingerisce pesantemente  negli affari interni dell’Emirato: furono infatti le fortissime pressioni saudite a far dimettere, il 26 giugno del 2013, l’allora primo ministro, Hamad bin Yassim Al Thani.

 Le linee aeree delle suddette nazioni sunnite hanno poi annunciato che non opereranno più voli di linea verso Doha, la capitale del Qatar, ai porti dell’Emirato non attraccano più navi dei paesi sopra citati ma, soprattutto, i rifornimenti alimentari del piccolo Stato, che vengono spediti via terra per il 50% dall’Arabia Saudita, non vengono più consegnati a Doha.

 Sette-ottocento TIR giornalieri che non riforniscono di cibo il Qatar dalla sua unica frontiera di terra e che rimangono  bloccati in Arabia Saudita.

  L’Emirato non può quindi reggere a lungo, e nemmeno l’Iran, che è prudentissimo e non vuole creare il casus belli, proprio ora, non ha finora manifestato alcun interesse a sostituire i sauditi nel mantenimento alimentare e nelle comunicazioni commerciali  qatarine. Continue reading “Il Qatar e l’Iran Prove generali di guerra tra sciiti e sunniti – Giancarlo Elia Valori”

The Iranian elections for the new President – Giancarlo Elia Valori

The outgoing President of the Islamic Republic of Iran, Hassan Rouhani, won re-election in the first round by garnering over 56% of the vote.

  Rouhani won with 14,619,848 votes on a total number of voters equal to  25,966,729 accounting for 53,6% of total votes.

 The difference between the two figures is related to the so-called panachage, namely voting for candidates from different parties instead of those from the set list of a party, and the votes cast for his regional lists.

 However, the main loser is Ebrahim Raisi, an eminent cleric of the Shiite clergy.

 In addition to Raisi, the other challengers – initially 1,636 candidates had decided to run for election, but they were soon reduced to six, after the vetting and approval of the Guardian Council – were Mohammad Bagher Ghalibaf, the mayor of Tehran who dropped out of the race before the opening of the polling stations; the former Minister of Culture, Mostafa Agha Mirsalim; the former vice-President of the Republic, Mostafa Hashemitaba, and the current vice-President, Eshaq Jahangiri. Continue reading “The Iranian elections for the new President – Giancarlo Elia Valori”

Le elezioni iraniane per il nuovo Presidente – Giancarlo Elia Valori

Il presidente uscente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani ha vinto al primo turno, con oltre il 56% dei voti finali, il suo nuovo mandato da Presidente.

  Ovvero, Rouhani ha vinto con 14.619.848 preferenze per il totale di  25.966.729 elettori, e quindi si tratta del 53,6% esatto  del totale dei voti.

 La differenza tra i due dati riguarda il voto disgiunto e quello dato alle sue liste regionali.

 Lo sconfitto principale è comunque Ebrahim Rajsi, una figura importante del clero sciita.

 Tra gli altri sfidanti, che all’inizio si sono presentati addirittura in 1636, subito duramente scremati dal Consiglio dei Guardiani e ridotti a sei solamente, vi erano, oltre appunto a Rajsi,  Mohammed Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, che si è ritirato dalla corsa prima dell’apertura dei seggi, l’ex ministro della Cultura Mustafa Aqa Mursalim, il già  vice presidente della Repubblica Mostafa Hashemi Taba, l’attuale vice Eshaq Jarangiri.

 Si tratta di figure  complesse e comunque di notevole rilievo: Qalibaf è stato, oltre che sindaco della capitale iraniana, capo della polizia dal 2000 al 2005 e, precedentemente, comandante dell’Aviazione delle Guardie Rivoluzionarie dal 1997 al 2000. Continue reading “Le elezioni iraniane per il nuovo Presidente – Giancarlo Elia Valori”

Teheran e Mosca, un’alleanza a dimensione variabile – Giancarlo Elia Valori

Il territorio di Damasco è il punto di rottura della “collana di perle” tesa a rinchiudere la Russia.

Al contrario, infatti, la Russia vuole usare il vecchio PKK curdo per costruire una zona-cuscinetto non integrata nel nuovo piano atlantico.

Il tutto al fine di evitare l’innesco di una long  war che interromperebbe la continuità tra Mosca, l’Iran, l’Iraq e la Siria, che la Federazione Russa vuole intera e sotto il comando del nuovo Baath di Bashar el Assad.

Niente vieta che, in seguito, l’area delle long wars si estenda anche ad alcune repubbliche caucasiche appartenenti oggi alla Comunità degli Stati Indipendenti e quindi sottoposte all’egemonia di Mosca.

Israele vuole  poi l’annessione ufficiale delle alture del Golan e la tutela, da parte di Mosca, del regime siriano, con la garanzia che esso non si muoverà mai contro Gerusalemme. Come accadrebbe se Damasco fosse sottoposta ad una leadership unicamente iraniana.

L’Iran vuole allora mantenere una Siria “amica” e un Iraq unitario,  che permettano a Teheran la gestione di un proprio corridoio verso il Mediterraneo, non condizionato dai russi e autonomo dalla Turchia. Continue reading “Teheran e Mosca, un’alleanza a dimensione variabile – Giancarlo Elia Valori”

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