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The significance of Iran’s presence in Syria – Giancarlo Elia Valori

At least since 2014 the presence of Iranian forces in the Syrian war has certainly ensured both political stability and military success on the ground for Assad’s regime.

 Some Syrian sources maintain that since December 2013 Iran’s engagement in the Syrian conflict has cost at least 6 billion US dollars a year, while other Western sources think the financial support provided has been twice as much.

  With at least 3,200 soldiers and officers from the Revolutionary Guards and other Shiite semi-official organizations, composed mainly of Afghan and Pakistani militants, Iran is second only to the Russian Federation in terms of engagement in the Syrian war to support Assad.

 Moreover, Hezbollah – the Lebanese militant Shiite faction – is present in Syria with at least 4,500 soldiers and officers, but there are other Shiite groups, such as the People’s Mobilization Units (PMU), the former “popular defence brigades”, operating in the Syrian region.

 In all likelihood, it was Iran to persuade Russia to intervene in support of  Assad, but the logic of Russia’s presence in the Syrian war is much more complex than it may appear at first glance.

 In fact, the Russian Federation has placed the war against Daesh-Isis at the centre of its presence in the Syrian region, thus creating a new network of relations with the whole Arab world, including the one previously connected to the United States. Continue reading “The significance of Iran’s presence in Syria – Giancarlo Elia Valori”

Il significato della presenza iraniana in Siria – Giancarlo Elia Valori

Certamente, la presenza delle forze di Teheran, almeno dal 2014, nella attuale guerra siriana ha garantito al regime di Assad sia la stabilità politica che il successo militare sul terreno.

 Dal dicembre del 2013, alcune fonti siriane affermano che l’impegno iraniano nel conflitto siriano è costato almeno sei miliardi di dollari Usa ogni anno, mentre altre fonti occidentali ipotizzano un sostegno finanziario  addirittura doppio.

  Con almeno 3200 soldati e ufficiali delle Guardie della Rivoluzione e attraverso altre organizzazioni semiufficiali sciite, composte soprattutto da militanti di origine  afghana e pakistana, l’Iran è secondo solo alla Federazione Russa per impegno nella guerra siriana al fianco di Bashar el Assad.

 Hezbollah, la frazione sciita militante del Libano, è inoltre presente in Siria con almeno 4500 tra soldati e ufficiali, ma vi sono altri gruppi sciiti, PMU, le “brigate popolari”, operanti nel quadrante siriano.

 E’ stato con ogni probabilità l’Iran a convincere la Russia a intervenire a fianco di Bashar el Assad, ma la logica della presenza di Mosca nella guerra siriana è più complessa di quanto non appaia a prima vista.

 La Federazione Russa, infatti, ha posto al centro della sua presenza nel quadrante di Damasco la guerra al Daesh-Isis e, con questo, ha creato una nuova rete di rapporti con tutto il mondo arabo, anche con quello precedentemente collegato agli Usa. Continue reading “Il significato della presenza iraniana in Siria – Giancarlo Elia Valori”

Qatar and Iran Rehearsals of a war between Shiites and Sunnis – Giancarlo Elia Valori

Saudi Arabia, Egypt, the United Arab Emirates, Bahrain – a small Shiite-majority State governed by the Sunnis – Eastern Libya of Haftar and the “Council” of Cyrenaica, the Maldives, Yemen and the Mauritius have all broken off any political, diplomatic and economic relations with the Qatar Emirate, governed by Sheikh Abdullah bin Nasser bin Khalifa al-Thani.

 It is not the first time that Saudi Arabia interferes heavily in the internal affairs of the Emirate. In fact, on June 26, 2013, the very strong Saudi pressures forced the then Prime Minister Hamad bin Yassim Al Thani to resign.

 The airlines of the aforementioned Sunni nations have also announced  they will no longer operate flights to Doha, Qatar’s capital. The ships of the aforementioned countries do no longer dock in the Emirate’s ports and, above all, the small State’s food supplies, 50% of which are shipped by land by Saudi Arabia, are no longer delivered to Doha.

 Seven-eight hundred articulated lorries that do not supply food to Qatar from its only land border and remain blocked in Saudi Arabia.

  Hence the Emirate cannot hold out for long, and not even Iran, which is very cautious and does not want to create a casus belli right now, has so far shown any interest in replacing Saudi Arabia in preserving Qatar’s food supplies and commercial communications. Continue reading “Qatar and Iran Rehearsals of a war between Shiites and Sunnis – Giancarlo Elia Valori”

Il Qatar e l’Iran Prove generali di guerra tra sciiti e sunniti – Giancarlo Elia Valori

L’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, piccolo stato a maggioranza sciita ma retto dai sunniti, la Libia orientale di Haftar e del “consiglio” della Cirenaica, le Maldive, lo Yemen e le Isole Mauritius hanno, tutti, rotto ogni rapporto politico, diplomatico e economico con l’Emirato del Qatar, retto dallo sceicco Abdullah bin Nasser bin Khalifa al Thani.

 Non è la prima volta che Riyadh si ingerisce pesantemente  negli affari interni dell’Emirato: furono infatti le fortissime pressioni saudite a far dimettere, il 26 giugno del 2013, l’allora primo ministro, Hamad bin Yassim Al Thani.

 Le linee aeree delle suddette nazioni sunnite hanno poi annunciato che non opereranno più voli di linea verso Doha, la capitale del Qatar, ai porti dell’Emirato non attraccano più navi dei paesi sopra citati ma, soprattutto, i rifornimenti alimentari del piccolo Stato, che vengono spediti via terra per il 50% dall’Arabia Saudita, non vengono più consegnati a Doha.

 Sette-ottocento TIR giornalieri che non riforniscono di cibo il Qatar dalla sua unica frontiera di terra e che rimangono  bloccati in Arabia Saudita.

  L’Emirato non può quindi reggere a lungo, e nemmeno l’Iran, che è prudentissimo e non vuole creare il casus belli, proprio ora, non ha finora manifestato alcun interesse a sostituire i sauditi nel mantenimento alimentare e nelle comunicazioni commerciali  qatarine. Continue reading “Il Qatar e l’Iran Prove generali di guerra tra sciiti e sunniti – Giancarlo Elia Valori”

The Iranian elections for the new President – Giancarlo Elia Valori

The outgoing President of the Islamic Republic of Iran, Hassan Rouhani, won re-election in the first round by garnering over 56% of the vote.

  Rouhani won with 14,619,848 votes on a total number of voters equal to  25,966,729 accounting for 53,6% of total votes.

 The difference between the two figures is related to the so-called panachage, namely voting for candidates from different parties instead of those from the set list of a party, and the votes cast for his regional lists.

 However, the main loser is Ebrahim Raisi, an eminent cleric of the Shiite clergy.

 In addition to Raisi, the other challengers – initially 1,636 candidates had decided to run for election, but they were soon reduced to six, after the vetting and approval of the Guardian Council – were Mohammad Bagher Ghalibaf, the mayor of Tehran who dropped out of the race before the opening of the polling stations; the former Minister of Culture, Mostafa Agha Mirsalim; the former vice-President of the Republic, Mostafa Hashemitaba, and the current vice-President, Eshaq Jahangiri. Continue reading “The Iranian elections for the new President – Giancarlo Elia Valori”

Le elezioni iraniane per il nuovo Presidente – Giancarlo Elia Valori

Il presidente uscente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani ha vinto al primo turno, con oltre il 56% dei voti finali, il suo nuovo mandato da Presidente.

  Ovvero, Rouhani ha vinto con 14.619.848 preferenze per il totale di  25.966.729 elettori, e quindi si tratta del 53,6% esatto  del totale dei voti.

 La differenza tra i due dati riguarda il voto disgiunto e quello dato alle sue liste regionali.

 Lo sconfitto principale è comunque Ebrahim Rajsi, una figura importante del clero sciita.

 Tra gli altri sfidanti, che all’inizio si sono presentati addirittura in 1636, subito duramente scremati dal Consiglio dei Guardiani e ridotti a sei solamente, vi erano, oltre appunto a Rajsi,  Mohammed Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, che si è ritirato dalla corsa prima dell’apertura dei seggi, l’ex ministro della Cultura Mustafa Aqa Mursalim, il già  vice presidente della Repubblica Mostafa Hashemi Taba, l’attuale vice Eshaq Jarangiri.

 Si tratta di figure  complesse e comunque di notevole rilievo: Qalibaf è stato, oltre che sindaco della capitale iraniana, capo della polizia dal 2000 al 2005 e, precedentemente, comandante dell’Aviazione delle Guardie Rivoluzionarie dal 1997 al 2000. Continue reading “Le elezioni iraniane per il nuovo Presidente – Giancarlo Elia Valori”

Teheran e Mosca, un’alleanza a dimensione variabile – Giancarlo Elia Valori

Il territorio di Damasco è il punto di rottura della “collana di perle” tesa a rinchiudere la Russia.

Al contrario, infatti, la Russia vuole usare il vecchio PKK curdo per costruire una zona-cuscinetto non integrata nel nuovo piano atlantico.

Il tutto al fine di evitare l’innesco di una long  war che interromperebbe la continuità tra Mosca, l’Iran, l’Iraq e la Siria, che la Federazione Russa vuole intera e sotto il comando del nuovo Baath di Bashar el Assad.

Niente vieta che, in seguito, l’area delle long wars si estenda anche ad alcune repubbliche caucasiche appartenenti oggi alla Comunità degli Stati Indipendenti e quindi sottoposte all’egemonia di Mosca.

Israele vuole  poi l’annessione ufficiale delle alture del Golan e la tutela, da parte di Mosca, del regime siriano, con la garanzia che esso non si muoverà mai contro Gerusalemme. Come accadrebbe se Damasco fosse sottoposta ad una leadership unicamente iraniana.

L’Iran vuole allora mantenere una Siria “amica” e un Iraq unitario,  che permettano a Teheran la gestione di un proprio corridoio verso il Mediterraneo, non condizionato dai russi e autonomo dalla Turchia. Continue reading “Teheran e Mosca, un’alleanza a dimensione variabile – Giancarlo Elia Valori”

USA e Iran nel quadrante siriano – Giancarlo Elia Valori

Anni fa, un dirigente delle Guardie della Rivoluzione iraniane affermò ironicamente alla TV di Teheran: “bisognerebbe ringraziare gli americani, ci hanno tolto di mezzo un grande nemico, Saddam Husseyn, e sono poi andati in Afghanistan, evitando che quel paese diventasse una zona controllata dai pakistani, e noi non siamo certo amici di Islamabad”.

Quindi, al netto dell’accordo JCPOA sul nucleare civile-militare raggiunto tra l’Iran e il P5+1, la relazione tra Washington e Teheran è oggi più complessa di quanto sembri.

Certamente, le due guerre in Iraq degli USA hanno creato una zona-cuscinetto che ha protetto soprattutto l’Arabia Saudita, mentre ha circondato l’area sciita iraniana.

Ma, d’altra parte, la gestione da parte degli americani dell’Iraq post-saddamita ha oggettivamente favorito la maggioranza sciita di quella popolazione,

E quindi la penetrazione di Teheran in quell’area, a maggioranza sciita.

Si è così creata una stabile zona di penetrazione dell’Iran in Iraq e al confine afghano; e quindi il primo nucleo del suo progetto di grande “internazionale sciita” da contrapporre all’universo sunnita-fondamentalista che è incentrato su Riyadh e gli Emirati peninsulari. Continue reading “USA e Iran nel quadrante siriano – Giancarlo Elia Valori”

Come si muove l’Iran in Siria – Giancarlo Elia Valori

Un recente articolo sulla russa Pravda, che non è certo solo frutto di grey propaganda, ovvero di quel tipo di operazioni di comunicazione “grigia” dove si mescola verità e menzogna, può essere utile per chiarire cosa è avvenuto davvero in Siria dal 2011, anno ferale e terribilis delle c.d. “primavere arabe”.

E anche della destabilizzazione, contro l’ Iran e la Federazione Russa, del Grande Medio Oriente.

Intanto, e per chiarire, le suddette “primavere” erano state evidentemente elaborate secondo le tecniche di Gene Sharp e della sua “rivoluzione non-violenta”, con l’aggiunta di “ribelli” paracadutati da altri.

Ciò lo si è visto certamente con i ragazzi di Piazza Tahrir in Egitto, con il responsabile di Google al Cairo che fa sorpassare alla protesta i blocchi a Internet organizzati dal regime di Mukarak, mentre già allora le milizie dei Fratelli Musulmani proteggevano la folla dalle cariche della polizia del Rais.

Peraltro, allora, i libri di Gene Sharp erano esplicitamente consigliati sul sito della Fratellanza, in Egitto. Continue reading “Come si muove l’Iran in Siria – Giancarlo Elia Valori”

The second Iranian elections – Giancarlo Elia Valori

After the elections held on February 26, 2015 – the thirty-fifth after the Khomeinist Revolution – with a view to determining the winners of some seats, considering that in February no candidates had reached the minimum share of 25% of valid votes, the second elections for Iran’s Consultative Assembly were held on April 29, 2016. The swinging constituencies were 69.

The elected candidates will be declared effective on May 28, 2016.

The elections were also designed to elect some members of the Assembly of Experts and this is the first time that both elections are held on the same days.

As is well-known, the Legislative Assembly consists of 290 members, minus the five reserved for the Zoroastrians, the Jews, the Assyrians, the Chaldean Christians and the Armenians, with one seat for the Armenians of the South and the other for the Armenians of the North. Continue reading “The second Iranian elections – Giancarlo Elia Valori”

Le seconde elezioni iraniane – Giancarlo Elia Valori

Dopo le elezioni tenutesi il 26 Febbraio u.s., le 35° dopo la Rivoluzione Khomeinista, per stabilire i vincitori di alcuni seggi, laddove a Febbraio i candidati non avevano, nessuno, raggiunto il minimo del 25% del voti validi, si sono tenute il 29 Aprile le seconde elezioni per l’Assemblea Consultiva dell’Iran. I collegi in bilico erano 69.

I candidati eletti saranno dichiarati effettivi il 28 Maggio p.v.

La tornata elettorale valeva anche come momento per l’elezione di alcuni membri della Assemblea degli Esperti, ed è questa la prima volta in cui le due elezioni sono state tenute negli stessi giorni.

Come è noto, l’Assemblea Legislativa è composta da 290 membri, meno i cinque riservati agli Zoroastriani, agli Ebrei, agli Assiri, ai Cristiani Caldei e agli Armeni, un seggio per gli Armeni del Sud e l’altro per quelli del Nord. Continue reading “Le seconde elezioni iraniane – Giancarlo Elia Valori”

Iran’s finance – Gincarlo Elia Valori

Iran’s leadership is not satisfied with the pace and the way in which international sanctions are about to be lifted definitively.

On the one hand, Iran still has many difficulties in having access to global financial markets by using standard procedures; on the other hand there are significant shortcomings and delays in the domestic banking system.

The current yearly inflation rate is 11.9%; the maximum interest rate has fallen from 24% to 22% while, as announced by President Rowhani, the trade surplus is now positive for the first time after 37 years.

At the end of March 2016, the oil and non-oil exports were 41 billion and 42 billion Us dollars, respectively, with an expected annual growth of 0.7% only.

The exports of the free economic zone of Anzali, in the Northern province of Gilan, are growing to an impressive level of 40 million US dollars as against the 20 million US dollars of last year. Continue reading “Iran’s finance – Gincarlo Elia Valori”

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