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The Russian strategy in the Middle East – Giancarlo Elia Valori

The Russian Federation has already won the war in Syria and is therefore the hegemonic power throughout the Middle East.

 Despite tensions at the beginning of the Syrian conflicts, Russia has maintained excellent relations with Turkey, the Second Armed Force of NATO and the strategic key to the link between the Middle East and the Mediterranean.

 Last September Turkey agreed to buy the Russian S-400 missile systems, an important break in the Western military and technological monopoly. Russia has also created a climate of cooperation between Turkey and Iran, another geopolitical novelty which means only one thing: NATO has been fragmented and defused throughout the current Middle East.

 It should also be recalled that Russia’s Rosatom, a State-owned nuclear infrastructure company, is starting to build a nuclear power plant at Akkuyu, Southern Turkey, for an estimated cost of  20 billion US dollars.

 The nuclear power station should be operational by the end of 2023. Continue reading “The Russian strategy in the Middle East – Giancarlo Elia Valori”

La strategia russa nel Medio Oriente – Giancarlo Elia Valori

La Federazione Russa ha già vinto la guerra in Siria ed è, quindi, la potenza egemone in tutto il Medio Oriente.

 Naturalmente, Mosca ha mantenuto un ottimo rapporto, malgrado le tensioni avvenute all’inizio degli scontri siriani, con la Turchia, seconda Forza Armata della NATO e chiave strategica del nesso tra Medio Oriente e Mediterraneo.

 Nel settembre scorso, Ankara ha accettato di comprare i sistemi missilistici S-400 russi, rottura importante nel monopolio tecnologico militare occidentale, poi Mosca ha inoltre creato un clima di collaborazione tra Turchia e Iran, altra novità geopolitica che significa una cosa sola: la NATO è stata frazionata e resa inoffensiva in tutto il Medio Oriente attuale.

 Non dimentichiamo nemmeno che la Rosatom russa, la società di stato che si occupa di infrastrutture nucleari, sta iniziando a costruire una centrale atomica, dal costo previsto di 20 miliardi usd, nel sud della Turchia, ad Akkuyu.

 La centrale dovrebbe diventare operativa entro il 2023. Continue reading “La strategia russa nel Medio Oriente – Giancarlo Elia Valori”

China, USA and North Korea – Giancarlo Elia Valori

On October 21 last, the Russian Federation and the People’s Republic of China began their joint exercises in the Sea of Okhotsk, the most suitable maritime area to hit the US bases in the Pacific.

 It may seem strange – but it is not so for those who look to the issue carefully- that in the same days there was a Sino-Russian joint naval-air-land action in the North Sea.

 It is by no mere coincidence.

 The Sino-Soviet joint operation in Asia took place after checking President Trump’s statements at the United Nations on September 19 last, when he had claimed he could “completely destroy” North Korea and its nuclear stations.

 The more Trump is in military contrast with North Korea, as well as with China and Russia, two  of the major military fleets after the United States – although this assessment is no longer fully true – the more Putin and Xi Jinping take joint action to indirectly defend North Korea, the terrestrial axis of their security against the possible US penetration from the Korean peninsula and the nearby areas. Continue reading “China, USA and North Korea – Giancarlo Elia Valori”

Cina, USA e Corea del Nord – Giancarlo Elia Valori

La Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese hanno iniziato, il 21 ottobre scorso, le loro esercitazioni congiunte nel Mare di Okhotsk, l’area marittima più adatta a colpire le basi nel Pacifico degli Usa.

 Strano a dirsi, ma non certo strano a chi guardi con occhi attenti la questione, vi è stata negli stessi giorni una azione navale-aerea-terrestre congiunta sino-russa nel Mare del Nord.

 Chi ha occhi per vedere, osservi.

 L’operazione congiunta tra Pechino e Mosca in Asia è scattata dopo la verifica delle dichiarazioni del Presidente Trump all’ONU, il 19 settembre scorso, in cui egli sosteneva di poter “distruggere totalmente” la Corea del Nord e le sue postazioni nucleari.

 Più Trump si pone in un contrasto velatamente militare con Pyongyang, più Cina e Russia, due delle maggiori flotte militari dopo quella Usa, ma questa valutazione non è più del tutto sicura; più insomma Putin e Xi Jinping si muovono alla difesa indiretta di Pyongyang, asse terrestre della loro sicurezza rispetto alla possibile penetrazione Usa dalla penisola coreana e dalle aree vicine. Continue reading “Cina, USA e Corea del Nord – Giancarlo Elia Valori”

The Lebanese crisis – Giancarlo Elia Valori

On November 4 last, during the great “purge” within the Saudi elite, the Lebanese Prime Minister, Saad Hariri,  resigned claiming that his life was in danger.

 He was paying a visit to Riyadh and the interview released made us implicitly understand that some change was possible.

 Saad Hariri, son of Rafik, the politician and businessman linked to Saudi Arabia – who had been assassinated with a high-potential bomb on February 14, 2005, along with 21 other people – rose to power last year in the framework of an agreement envisaging Michel Aoun, a Christian liked by Hezbollah and Syria, as President of the Republic.

 Just on November 4, in his abovementioned interview with the Saudi television, Hariri had harshly criticized Iran and President Aoun had called him by phone to “ask for his resignation”.

 However, Michel Aoun, a Maronite Christian, had been elected with the consent of Saudi Arabia.

 It should be noted that on the same day, the Houthi – namely the  Yemen’s Shiite rebels – launched a long-range missile targeted to Riyadh. Continue reading “The Lebanese crisis – Giancarlo Elia Valori”

La crisi libanese – Giancarlo Elia Valori

Il 4 Novembre scorso, nelle more della grande “purga” all’interno dell’élite saudita, il primo ministro libanese Saad Hariri si è dimesso, affermando che la sua vita era in pericolo.

 Era in visita a Riyadh e l’intervista che ha rilasciato faceva intuire un qualche rimaneggiamento.

 Saad Hariri, figlio di Rafik, il politico e uomo d’affari legati ai sauditi assassinato con una bomba ad alto potenziale il 14 febbraio 2005 insieme ad altre 21 persone, era andato al potere l’anno scorso, nell’ambito di un accordo che vedeva Michel Aoun, cristiano gradito a Hezbollah e ai siriani, salire alla presidenza della repubblica.

 Proprio il 4 novembre scorso, nella sua succitata intervista alla televisione saudita, Hariri aveva polemizzato duramente contro l’Iran e il presidente Aoun aveva chiamato al telefono Hariri per “aspettare le modalità delle sue dimissioni”.

 Michel Aoun, cristiano maronita, era stato comunque eletto con il consenso dell’Arabia Saudita.

 Lo stesso giorno 4, altro dato da non dimenticare, gli Houthy, i ribelli sciiti dello Yemen, hanno lanciato un missile a lunga gittata diretto a Riyadh. Continue reading “La crisi libanese – Giancarlo Elia Valori”

The power struggle within Saudi Arabia – Giancarlo Elia Valori

In the current vision of the Crown Prince Muhammad bin Salman, the Saudi national anti-corruption Commission “Nazaha” has worked very well.

The anti-corruption Nazaha is a complex organization, with a large set of international and local rules, always explicitly referring to the UN – and anyway international – best practice.

It will not be so easy to define Mohammed bin Salman’s fight against corruption as an “ideological operation” or, even worse, “primitive”.

The issue of corruption has been at the core of the Saudi political debate for years.

As early as 2013, the Riyadh Economic Forum had placed the issue of public and private corruption at the centre of Saudi government actions, while the Commission was established officially with King Abdullah’s Executive Order No. A/65 of March 2011.

A wide mandate having strong political impact, designed since its inception – even before the current Crown  Prince – to be the main tool for the King’s control over his vast and chaotic ruling class, regardless of their being blue-blooded or not. Continue reading “The power struggle within Saudi Arabia – Giancarlo Elia Valori”

La lotta di potere all’interno dell’Arabia Saudita – Giancarlo Elia Valori

Il comitato anti-corruzione saudita, nella visione attuale del Principe della Corona Muhammad bin Salman, ha lavorato molto bene.

La nazaha anticorruzione è una organizzazione complessa, con un corpus di norme internazionali e locali molto ampio, e si riferisce esplicitamente sempre alla best practice ONU e, comunque, internazionale.

Non sarà tanto facile designare la lotta contro la corruzione di Mohammed bin Salman come una “operazione ideologica” o, peggio, “primitiva”.

La questione della corruzione è ormai al centro, da anni, del dibattito politico saudita.

Fin dal 2013, il  Riyadh Economic  Forum aveva posto al centro dell’azione governativa saudita la questione della corruzione pubblica e privata, mentre la  Commissione, nel Regno, nasce ufficialmente con l’Ordine Esecutivo del Re Abdullah del  Marzo 2011  n. A/65.

Un mandato amplissimo, di forte impatto politico, destinato fin dall’inizio ad essere, prima dell’attuale Principe, lo strumento principale del comando del Re sulla sua vasta e caotica classe dirigente, del sangue reale o meno. Continue reading “La lotta di potere all’interno dell’Arabia Saudita – Giancarlo Elia Valori”

The Saudi Arabian issue – Giancarlo Elia Valori

The 32-year old Prince Muhammad bin Salman, who  is the heir to Saudi Arabia’s throne, wants at first “to eradicate the roots of Islamic extremism” as soon as possible. This means that from now on the confrontation between Shiite Iran and Sunni Saudi Arabia will be downplayed from infra-Islamic clash of civilization to a normal and natural standard of regional warfare.

 The openings made by Muhammad bin Salman – designated as Crown Prince by his father after many years – such as allowing women to drive are very clear signs that the al-Saud Kingdom does no longer want to be a fundamentalist island in the Middle East nor a silent partner of the United States or of other countries.

 This implies the end of Sunni-Shiite clash of civilizations and the fact that Saudi Arabia agrees to set aside its traditional role as leader of an all-out struggle with the “Ali Sect” led by Iran.

 Let us not be misled by the first reactions to the Saudi official statements. Continue reading “The Saudi Arabian issue – Giancarlo Elia Valori”

La Questione del’Arabia Saudita – Giancarlo Elia Valori

L’attuale principe Muhammad bin Salman, di trentadue anni, erede al trono della Corona Saudita, vuole in primo luogo “sradicare le radici dell’”estremismo islamico” il prima possibile; e questo significa che, da oggi in poi, lo scontro tra Iran sciita e Arabia Saudita sunnita sarà derubricato da scontro di civiltà infraislamico al suo normale e naturale standard di guerra regionale.

 Le aperture pubblicitarie di Muhammad, il Principe designato, dopo tanti anni, da suo padre, come la guida concessa alle donne, sono segnali chiarissimi che il Regno degli Al Saud non vuole più essere una isola fondamentalista nel Medio Oriente, e quindi non vuole più essere un partner silenzioso degli Usa o di altri.

 Il che implica, la fine dello scontro di civiltà sunniti-sciiti, che Riyadh accetti di mettere da parte il suo ruolo tradizionale da quello di leader di una lotta senza quartiere con la “setta di Alì” capitanata da Teheran.

 Non facciamoci prendere dalle prime reazioni alle dichiarazioni ufficiali saudite. Continue reading “La Questione del’Arabia Saudita – Giancarlo Elia Valori”

The 19th Congress of the Communist Party of China – Giancarlo Elia Valori

When, in 1972, Nixon pointed out to Mao Zedong that “the Chinese President changed the world”, Mao just answered “no, only something on the outskirts of Beijing.”

 In the mind of the Chinese President, a Taoist poet, that was the sense of the natural centrality of the “Middle Empire” compared to the First World (the United States and the USSR, namely “the barbarians of the North”), to the Second World (namely the  servants of either power) and to the Third World, the region that was bound to be represented and dominated by China.

 Currently, after the Long March of the “Four Modernizations” launched by Deng Xiaoping, China is the world’s first economy and is becoming one of the first powers – and, in the future, it  will be the hegemonic military power at least in the Asian world.

 In the 1950s, however, an old map of the CPC’s Central Committee considered Japan, the Philippines, all the South Pacific islands, South and North Koreas and Vietnam as areas of Chinese hegemony.

  This project will not be implemented – if ever – with weapons, but with the economy and with strategic and cultural dominance, which will be protected by weapons. Continue reading “The 19th Congress of the Communist Party of China – Giancarlo Elia Valori”

Il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese – Giancarlo Elia Valori

Quando, nel 1972, Nixon fece notare a Mao Zedong che “il presidente cinese ha cambiato il mondo” Mao si limitò a rispondere “no, solo qualcosa alla periferia di Pechino”.

 Tanto era, nella mente del presidente cinese, poeta taoista, il senso della centralità naturale dell’”Impero di Mezzo” rispetto al Primo Mondo (Usa e URSS, questi ultimi i “barbari del Nord”) Secondo Mondo (i servi dell’una o dell’altra potenza) e il Terzo Mondo, l’area che sarebbe stata rappresentata e dominata dalla Cina.

 Oggi la Cina, dopo la Lunga Marcia delle “Quattro Modernizzazioni” lanciate da Deng Xiaoping, è ormai la prima economia del Mondo e sta diventando una delle prime e, in futuro, sarà la potenza militare egemone almeno in tutto il mondo asiatico.

 Ma una vecchia mappa segreta del CC del PCC, negli anni ’50, riteneva area di egemonia cinese il Giappone, le Filippine, tutte le isole del Pacifico meridionale, la Corea (sud e nord) e il Vietnam.

  Questo progetto non sarà realizzato, se mai lo sarà, con le armi, ma con l’economia e la dominance strategica e culturale. Che saranno protette dalle armi. Continue reading “Il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese – Giancarlo Elia Valori”

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