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Agricoltura: In arrivo l’olio extravergine d’oliva 100% italiano dal campo alla tavola.

Agricoltori, cooperative e Gdo “assieme” per portare sulle tavole in autunno l’olio extravergine d’oliva tutto italiano, dal campo allo scaffale del supermercato. Un olio non solo di alta qualità, frutto di olive 100% italiane, ma un olio “etico” che garantisce una più equa ripartizione del valore aggiunto tra i diversi soggetti della filiera. L’annuncio dell’accordo è giunto nell’ambito della VI Conferenza economica della Confederazione italiana agricoltori, in corso a Lecce, dove i presidenti della Cia Giuseppe Politi, del Cno-Consorzio nazionale olivicoltori Gennaro Sicolo, di Legacoop agroalimentare Giovanni Luppi e di Coop Italia Vincenzo Tassinari hanno presentato l’intesa “storica” raggiunta, la prima di questo genere nel campo dell’olivicoltura.

Messa da parte l’annosa questione dei conflitti all’interno della filiera, la cosiddetta “catena del valore” spesso sbilanciata nella suddivisione del profitto finale, Cia, Cno, Legacoop agroalimentare e Coop hanno deciso di collaborare per arrivare a un olio “made in Italy”: tutta italiana la materia prima, tutti italiani i luoghi di produzione e trasformazione, tutta italiana la rete di vendita e distribuzione. In questo senso, anche la scelta del marchio non è affatto casuale: l’olio sarà immesso sul mercato con l’etichetta distintiva “Assieme”, proprio a sottolineare la scelta di un percorso diretto e condiviso, di una filiera che, invece di perdersi in mille intermediari che fanno aumentare i prezzi, si accorcia fino a comprendere soltanto olivicoltori, frantoi cooperativi, Grande distribuzione organizzata.

Una scelta -hanno spiegato in conferenza le parti coinvolte- che ha un doppio vantaggio, per i consumatori e per gli agricoltori italiani. Da una parte, infatti, le famiglie avranno la garanzia della completa tracciabilità dell’olio a partire dalla pianta, con una trasparenza totale che riguarda sia i parametri qualitativi del prodotto sia l’equità del prezzo pagato. Dall’altra, tutti i protagonisti avranno la certezza della condivisione del valore economico creato, senza squilibrio alcuno. L’accordo, infatti, ha un obiettivo assolutamente “etico”: il costo delle bottiglie che andranno nei canali di vendita Coop col marchio “Assieme” sarà il risultato di un processo fondato sul dialogo e sulla responsabilità reciproca, un prezzo congruo a sostenere le imprese coinvolte, in grado cioè di coprire le spese di produzione e quindi di generare un reddito tale da consentire di remunerare gli agricoltori in maniera adeguata. In un momento di crisi e di disoccupazione elevata come quello attuale, vuol dire salvaguardare i posti di lavoro, soprattutto al Sud, visto che circa l’80% dell’olio si produce proprio in Puglia, Calabria e Sicilia.

“Si tratta di un’intesa molto importante -ha detto il presidente della Cia, Giuseppe Politi- non solo perché ci permette di valorizzare al meglio uno dei prodotti di eccellenza della nostra agricoltura, ma soprattutto perché è un’ulteriore arma di difesa contro le truffe e le sofisticazioni, che al nostro olio extravergine d’oliva causano ogni anno danni per 1,5 miliardi di euro. La presenza di grandi quantità di oli lampanti e deodorati venduti a cifre irrisorie come ‘made in Italy’ è diventata un dramma per i nostri agricoltori -ha continuato Politi- perché determina il crollo dei prezzi delle olive, con conseguenze gravissime sui redditi degli olivicoltori. Ecco perché accordi come questo, che garantiscono la totale tracciabilità del prodotto a partire dalla materia prima, aiutano i cittadini a tutelarsi dagli inganni e proteggono i guadagni e la credibilità dell’agroalimentare italiano, conquistata nel corso degli anni proprio grazie alla qualità delle sue produzioni, come appunto l’olio”.

“D’altra parte -ha aggiunto il presidente del Cno, Gennaro Sicolo- il comparto olivicolo è di primaria importanza per l’economia del Paese. Il settore impegna più di un milione di aziende per una produzione media annua che si aggira intorno a 500 mila tonnellate, di cui il 30-40 per cento destinato all’export. Le piante di olivo in produzione sono circa 160 milioni per un valore sui mercati di oltre 3 miliardi di euro e un consumo pro capite che in Italia raggiunge i 12-14 chili l’anno”.

“Nel mercato dell’olio Coop è leader in Italia con una quota che si avvicina al 20% e 24 milioni di litri annui venduti. In una fase difficile come quella attuale pensiamo sia compito della distribuzione svolgere un ruolo di cerniera fra chi produce e chi consuma, accorciando la filiera e dando vita a progetti concreti in grado di generare significativi benefici per i soggetti interessati -ha sottolineato Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia-. Noi di Coop lavoriamo in questa direzione avvantaggiati dalla nostra identità di catena distributiva italiana e, come è già successo per i vini della linea ‘Assieme’ nati dalla collaborazione con cantine associate a Legacoop agroalimentare e con il progetto ‘100% Pasta Italiana’ avviato con Coldiretti, abbiamo individuato nell’olio un altro prodotto basico della dieta mediterranea su cui applicare la stessa esperienza di co-imprenditorialità. Alta qualità, valore condiviso, l’olio ‘Assieme’ arriverà sugli scaffali di Coop a partire dal prossimo autunno”.

“È la seconda iniziativa con il marchio Assieme che promuoviamo con i produttori e con Coop -ha concluso il presidente di Legacoop agroalimentare, Giovanni Luppi-. La prima, lanciata lo scorso anno, ha visto come protagonista il settore vitivinicolo e ha raggiunto un risultato importantissimo in termini di gradimento dei consumatori, di vendita e di remunerazione per tutti i protagonisti della filiera. Sono certo che anche per l’olio il risultato sarà più che positivo”.

Conferenza economica Cia: l’agricoltura “dimenticata” reclama fatti concreti. Per la nuova Pac ancora non ci siamo.

Più equilibrio nelle risorse, difesa dei redditi, centralità dell’impresa e spazio ai giovani

“L’agricoltura, nonostante i gravi problemi e le difficoltà degli imprenditori, è l’unico settore produttivo del nostro Paese a crescere. E’ questa una dimostrazione di vitalità e di dinamicità delle imprese. Ma è un trend che non potrà continuare a lungo se non ci saranno finalmente fatti concreti e se soprattutto non ci sarà verso gli agricoltori, oggi ‘dimenticati’, attenzione e rispetto da parte dei rappresentanti delle forze politiche, del Governo e del Parlamento. Non chiediamo privilegi, che l’attuale pesante situazione economica di certo non permette. Vogliamo solamente essere messi nelle condizioni di operare con efficacia e competitività. Un discorso che assume maggiore valenza in vista dell’ormai prossimo appuntamento della riforma della Politica agricola comune. La proposta della Commissione Ue di Bruxelles non ci soddisfa affatto. Anzi, per alcuni suoi aspetti è addirittura penalizzante. Per questo motivo chiediamo più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra gli stati membri, un’adeguata difesa dei redditi, la centralità dell’impresa e un effettivo ricambio generazionale”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella relazione di apertura della VI Conferenza economica di Lecce che si svolge sotto lo slogan “Far crescere l’agricoltura per far crescere l’Italia”.

Misure per la crescita. “Negli ultimi dieci anni oltre 500 mila imprese agricole sono state costrette a chiudere i battenti. Solo nel primo trimestre del 2012 più di 13 mila sono andate fuori mercato. I costi produttivi (con i continui rincari del gasolio), gli oneri contributivi e burocratici, gli aggravi fiscali (Imu in testa) hanno avuto riflessi pesantissimi -ha detto Politi- sull’attività degli agricoltori. Poche e insufficienti sono state le misure, ultime quelle relative al Decreto Sviluppo, prese dal Governo Monti a sostegno dell’agricoltura. E’ giunto il momento di cambiare marcia. C’è assoluto bisogno di concretezza. Chiediamo, quindi, che si riaccendano i riflettori della politica sul mondo agricolo e che si tenga realmente conto del ruolo fondamentale che svolgono gli imprenditori agricoli del nostro Paese. L’agricoltura e le sue potenzialità se valorizzate rappresentano una leva importante per lo sviluppo complessivo dell’Italia. E’ un settore economico che coinvolge direttamente ed indirettamente più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali collegate alla produzione agricola. Più di un milione di famiglie vive di agricoltura”.

Nuova politica agraria nazionale. “L’Italia agricola ha bisogno di una nuova strategia condivisa e di ampio respiro. Occorre costruire -ha rimarcato il presidente della Cia- un progetto di politica agraria nazionale per sviluppare ricerca e innovazione, favorire l’ingresso dei giovani e l’aggregazione fondiaria, rendere efficienti i mercati, sostenere la competitività, ridurre i costi di produzione e semplificare i rapporti tra imprese e Pubblica amministrazione. Da qui i il nostro vibrante appello alla ‘politica’ che deve tornare a parlare di agricoltura in termini veramente concreti”.

Riforma della Pac post 2013. “Abbiamo sempre sostenuto che la Pac 2014-2020 deve avere -ha detto Politi- precise priorità: efficienza del mercato, rafforzamento delle organizzazioni di produttori, diffusione dell’economia contrattuale, misure per favorire il ricambio generazionale, sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato. La proposta dell’Esecutivo di Bruxelles non va, però, nella giusta direzione. Ecco perché chiediamo sostanziali modifiche. E’, dunque, indispensabile che nel complesso negoziato comunitario ci sia una posizione autorevole dell’Italia, in grado di far valere le ragioni dei nostri agricoltori. Una posizione del ‘sistema Paese’”.

Risorse Pac e ripartizione tra gli Stati. “Nelle proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario 2014-2020 sono stanziati 371,7 miliardi di euro (in termini di impegni ed a prezzi costanti 2011) a favore della spesa classica relativa alla Pac. Essa -ha sottolineato il presidente della Cia- rappresenta circa il 36 per cento del bilancio comunitario totale, quota notevolmente inferiore rispetto al precedente periodo (42 per cento). Per la ripartizione degli stanziamenti della Pac tra gli Stati membri, l’Esecutivo di Bruxelles propone meccanismi di convergenza con l’obiettivo di una distribuzione più uniforme del sostegno a vantaggio degli Stati i cui pagamenti diretti sono inferiori al 90 per cento della media dell’Ue a 27. L’effetto della redistribuzione sarebbe molto differenziato tra i vari Paesi, con una penalizzazione molto forte per l’Italia, la Germania e la Francia; i maggiori vantaggi sarebbero per la Romania, la Polonia e la Spagna. Per effetto dei tagli alle risorse e della redistribuzione, il massimale dell’Italia, a valori correnti, per i pagamenti diretti passerebbe da 4,128 miliardi nel 2013 a 3,842 miliardi nel 2020, una riduzione del 6,9 per cento. La soluzione adottata dalla Commissione consolida uno dei vizi di fondo della Pac: lo squilibrio del livello di aiuti tra Paesi e tra colture, con un privilegio accordato ai Paesi ed alle produzioni continentali a scapito di quelle caratteristiche delle agricolture mediterranee. Noi chiediamo che la proposta di Bruxelles per la ripartizione delle risorse tenga conto della disparità del costo della vita nei diversi Paesi e, quindi, sia calcolata a parità di potere d’acquisto. Tale correzione favorirebbe condizioni di leale concorrenza attenuando gli effetti negativi connessi al sistema di calcolo adottato dall’Esecutivo Ue”.

Ricambio generazionale. “I giovani agricoltori in Europa sono il 6 per cento del totale degli addetti. In Italia sono il 2,9 per cento. Solo 52 mila aziende, il 6,6 per cento del totale, hanno un conduttore giovane. Nell’agricoltura italiana -ha detto Politi- non vi è ricambio generazionale: solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. La presenza di giovani agricoltori è sempre più importante in termini quantitativi e, quindi, di potenziale produttivo, in relazione alle prospettive di innovazione, sostenibilità, qualità dei processi e prodotti. Il che significa vitalità delle nostre aree rurali. Gli interventi di politica agricola, a partire dalla Pac, dovranno avere come priorità quella di garantire nuova imprenditoria giovanile agricola. Condividiamo la proposta di riforma della Pac che ha ampliato gli interventi specifici a favore dei giovani. Condividiamo gli intenti della Commissione. La proposta ha, però, ancora margini di miglioramento per essere più coerente con le enunciazioni. In questo senso condividiamo le proposte di emendamento presentate dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo”.

Imprese e definizione di “agricoltore attivo”. “Dobbiamo porre l’agricoltura e le imprese al centro delle politiche agricole. Gli aiuti diretti -ha sostenuto il presidente della Cia- dovranno essere destinati agli agricoltori professionali ed alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. La Pac dovrà sempre più sostenere i comportamenti orientati allo sviluppo ed all’innovazione e sempre meno lo status di agricoltore. La proposta della Commissione affronta la figura dell’agricoltore ‘attivo’ con l’obiettivo di escludere dal regime di aiuti le proprietà fondiarie dalle quali i percettori realizzano una quota marginale di reddito. È una novità perché, finora, gli interventi di mercato e i pagamenti diretti erano stati concessi a prescindere dalle caratteristiche soggettive dei beneficiari. Una volta stabilita (secondo la proposta del Parlamento europeo) la lista negativa dei soggetti e delle attività che non possono essere ammesse al regime dei pagamenti, per la definizione di agricoltori ‘attivi’ si dovrà tenere conto della diversità delle strutture aziendali e delle figure giuridiche consolidate nel tempo nella legislazione degli Stati membri (la lista negativa dei soggetti, secondo le condivisibili proposte del Parlamento europeo comprende, per esempio, gli aeroporti, le società immobiliari, le società di gestione di terreni sportivi, i campeggi e le società minerarie ecc.). In una materia come questa vale la pena di invocare i principi della flessibilità e sussidiarietà. Dunque, la definizione di agricoltore ‘attivo’ dovrà essere lasciata agli Stati membri. Per quanto riguarda l’Italia, la definizione dovrebbe partire dalla nozione, consolidata e condivisa, di imprenditore agricolo principale”.

Regolazione dell’offerta e stabilizzazione dei redditi. “Il dibattito sulla riforma si concentra molto sul pagamento unico aziendale, ma una politica agricola comune all’altezza delle sfide del mercato, della sicurezza alimentare ed ambientali, non può limitarsi -ha detto Politi- a riformare i criteri di calcolo e di assegnazione dei sussidi. È un limite che la riforma proposta non si ponga l’obiettivo di migliorare il potere contrattuale degli agricoltori, ad esempio mediante la costituzione di associazioni di produttori, di promuovere l’economia contrattuale e l’interprofessione. La possibilità di programmare l’offerta da parte delle organizzazioni di produttori e dei Consorzi di tutela rafforza il ruolo di questi organismi per la stabilità dei redditi degli agricoltori nelle fasi di instabilità dei prezzi.

“A questo proposito -ha aggiunto il presidente della Cia- noi sosteniamo che la discussione sul futuro della Pac e sugli strumenti per migliorare il funzionamento delle filiere alimentari siano intrecciati e seguano un percorso comune. Le Organizzazioni di produttori debbono assumere un ruolo sempre più importante nella gestione dei mercati agricoli. Apprezziamo che questa tesi sia ripresa nella proposta di parere del Parlamento europeo”.

“Le proposte della Commissione -ha concluso Politi- prevedono un insieme di misure per sostenere le iniziative per la gestione dei rischi e delle crisi di mercato. Il pacchetto si rivolge ad obiettivi diversi (gestione del rischio in senso stretto e stabilizzazione dei redditi) e prevede strumenti diversi (assicurazioni e fondi di mutualità). I diversi strumenti debbono essere tra loro complementari. Dobbiamo riferirci a tutti gli strumenti di gestione del rischio e di tutela dei redditi: diversificazione produttiva e delle fonti di reddito, gestione dei mercati e pagamenti diretti, accesso al credito, gestione e regolazione dell’offerta da parte delle organizzazioni di produttori, sistema interprofessionale, assicurazioni e fondi di mutualità. Le assicurazioni e i fondi di mutualità non possono, da soli, garantire la redditività delle aziende agricole. Nella proposta di Bruxelles manca questa visione di insieme”.

Agricoltura: sui terreni confiscati alla mafia crescono i frutti della legalità

“Dalle mani delle criminalità a quelle della legalità. Così i terreni agricoli confiscati tornano a produrre frutti, sapori e qualità per la collettività e offrono occasioni di lavoro soprattutto ai giovani. Un patrimonio importante sottratto dai ‘tentacoli’della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta che torna ad essere una ricchezza per l’intera società”. Lo ha sostenuto ilo presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo a Naro (Agrigento) all’avvio delle attività della cooperativa sociale “Rosario Livatino – Libera Terra”, che opererà presso i terreni confiscati alla mafia in contrada Robadao. Iniziativa conclusa da don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

“La nostra azione contro la criminalità organizzata è stata sempre ferma e decisa. In ogni frangente -ha detto Politi- abbiamo sviluppato un’iniziativa forte in difesa della legalità e per il rispetto della legge. E in questo contesto s’inserisce anche la firma del protocollo di collaborazione con l’associazione ‘Libera’. Un’intesa che conferma l’ impegno sociale e solidaristico della Cia nei confronti di chi è mobilitato per la sicurezza e cerca di contrastare qualsiasi tipo di attività criminale”.

“Insomma, un’azione finalizzata a un’adeguata gestione dell’attività agricola in tutti quei terreni che -ha rimarcato il presidente della Cia- sono stati sottratti dalle mani della criminalità e assegnati soprattutto a giovani che hanno inteso, con il loro lavoro, restituire legalità a beni che sono della collettività”.

“Dare il nostro contributo di carattere tecnico e i nostri servizi alle cooperative e ai soci di ‘Libera’ nella gestione dei terreni confiscati alla criminalità rappresenta -ha aggiunto Politi- un’ulteriore conferma di una strategia che ci vede in prima linea nella lotta ad ogni forma di criminalità”.

“La cooperativa sociale ‘Rosario Livatino – Libera Terra’, alla quale la Cia, insieme ad altre organizzazioni, enti e fondazioni, ha dato il suo concreto supporto, dimostra -ha rilevato il presidente della Cia- il tentativo, vincente, di costruire una comunità sociale che sia alternativa al sistema mafioso. E su questa strada, come hanno dimostrato altre significative iniziative condotte da Libera, bisogna continuare, con l’obiettivo di far trionfare la legalità”.

“Con Libera in questi anni abbiamo sviluppato un’azione congiunta che si è concretizzata -ha affermato Politi- in tante iniziative di solidarietà che hanno permesso di valorizzare il lavoro di moltissimi giovani che, con il loro impegno, hanno rivitalizzato l’agricoltura, la sua qualità, la sua tipicità in quei terreni che erano finiti nelle mani della criminalità organizzata”.

“Attraverso l’intesa di collaborazione con l’associazione guidata da don Ciotti -ha concluso il presidente della Cia- intendiamo riaffermare l’esigenza di un’iniziativa propulsiva nei confronti del fenomeno della criminalità che da tempo si è accanita anche nei confronti degli agricoltori in numerose regioni. I reati, infatti, si estendono dal furto di attrezzature e mezzi agricoli, alla sottrazione di prodotto, dai danneggiamenti al caporalato, dall’usura alle macellazioni clandestine, dalle aggressioni alle truffe nei confronti dell’Unione europea”.

La nuova agricoltura passa da Lecce. Il 28 e 29 giugno la VI Conferenza economica della Cia

“Far crescere l’agricoltura per far crescere l’Italia”. Questo lo slogan scelto per la VI Conferenza economica della Cia, il tradizionale appuntamento annuale organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori a Lecce per discutere con i rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e locali e del mondo produttivo la situazione dell’agricoltura, i problemi contingenti e le prospettive future del settore.

La sesta Conferenza economica si terrà nel capoluogo salentino il 28 e 29 giugno prossimi, nella splendida cornice del Chiostro dei Domenicani, e verrà aperta dalla relazione del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi. Interverranno, tra gli altri, il commissario Ue all’Agricoltura Dacian Cioloş, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania, il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, il coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Dario Stefàno.

Durante i lavori si parlerà, in particolare, di Pac post 2013, delle nuove strategie per olio d’oliva, dello sviluppo delle agroenergie e della “spesa in campagna”.

La Conferenza economica ha l’obiettivo di approfondire i forti legami tra la crescita del settore primario e dell’economica complessiva. Non solo perché le imprese agricole generano un indotto rilevante in termini di Prodotto interno lordo, ma anche perché l’agricoltura di qualità e multifunzionale richiede occupazione, favorisce lo sviluppo diffuso e armonioso dei territori, contribuisce in modo determinante a sostenere le grandi sfide ambientali che ci incalzano in questo inizio di millennio.

Per crescere l’agricoltura ha, dunque, necessità di un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni. Quest’anno si celebrano i cinquant’anni della Pac, alla vigilia di una nuova grande riforma, quella post 2013, che pone non pochi problemi agli agricoltori.

D’altra parte, in tutti questi anni la Pac ha garantito la sicurezza negli approvvigionamenti, l’ammodernamento delle strutture, il sostegno allo sviluppo economico complessivo. La riforma, oggi in discussione, deve andare oltre questi obiettivi e assicurare competitività, innovazione e valorizzazione delle risorse naturali. Insomma, occorre favorire il riequilibrio nei redditi e nelle condizioni di vita degli agricoltori con le altre categorie imprenditoriali e tra i vari territori dell’Unione europea.

In contemporanea alla VI Conferenza economica, nella centralissima piazza Sant’Oronzo di Lecce, organizzati dalla Cia, sotto lo slogan “La Spesa in Campagna”, laboratori, stand, folklore, degustazioni e incontri con i cittadini sulla sicurezza a tavola e sulla qualità dei prodotti alimentari.

Ma in piazza ci sarà anche spazio per la solidarietà. La Cia, in collaborazione con la Coop, ha organizzato uno stand dove si potrà acquistare Parmigiano Reggiano. Un contributo per le aziende agricole e per i cittadini duramente colpiti dal terremoto.

Cia, Lavoro: nel ddl poche luci e tante ombre per l’agricoltura

Poche luci e molte ombre per l’agricoltura. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori si è espressa in merito al disegno di legge sul lavoro durante l’audizione alla Commissione Lavoro della Camera. Occasione durante la quale è stata ribadita, ancora una volta, l’incomprensibile esclusione dell’intero settore agricolo dal confronto con il governo sulla riforma del mercato del lavoro.

Il mantenimento dell’attuale legislazione in materia di lavoro a termine in agricoltura e di ammortizzatori sociali, è secondo la Cia, una decisione di buon senso che mostra di aver correttamente interpretato le esigenze del lavoro agricolo a tempo determinato, non assoggettabile alla generalità dei rapporti di lavoro dipendente.

Proprio all’impianto normativo e contrattuale che sovrintende il lavoro e gli ammortizzatori sociali in agricoltura è dovuta -ha rilevato la Cia- la sostanziale salvaguardia dei livelli occupazionali del settore in questi difficili anni di crisi. D’altra parte, la scelta di apportare modifiche avrebbe avuto ricadute drammatiche sul comparto.

Sulle altre tipologie di rapporti di lavoro, pur presenti nel settore ed, in particolare, sulle forme di lavoro atipico (partite Iva, associazioni in partecipazione, lavoro a progetto), la Cia ritiene che il disegno di legge configuri una somma di presunzioni relative ed assolute che rischia di delineare un quadro troppo rigido e penalizzante per i genuini rapporti di lavoro atipici.

Infine, la Cia sottolinea come nota dolente la vicenda relativa ai voucher, con riferimento ai quali si è intervenuti in modo eccessivamente restrittivo, snaturandone in parte la logica e soprattutto senza il preventivo e necessario confronto con il settore agricolo che più di ogni altro utilizza queste prestazioni.

Rio+20: anche l’agricoltura in prima linea per lo sviluppo sostenibile

“Più agricoltura non solo per sfamare il mondo, ma anche per uno sviluppo realmente sostenibile. Il settore può fare davvero molto per l’ambiente. Interagendo in prima persona con la natura e il territorio, può giocare un ruolo da protagonista nella lotta alle emergenze ambientali. Oggi gli agricoltori si mettono sempre più in gioco nelle sfide urgenti che il nostro Pianeta deve affrontare, modificando la propria condotta in chiave eco-compatibile”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi intervenendo all’iniziativa promossa oggi a Roma da Legambiente in vista della Conferenza Onu Rio+20 sullo Sviluppo sostenibile che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno prossimi.

“L’incontro di Rio -ha aggiunto Politi- è un’occasione per porre all’attenzione dei governi l’esigenza non più rinviabile per individuare uno sviluppo possibile del nostro Pianeta. Ed è per questa ragione che non ci si può accontentare di semplici proclami ‘green’. Come mondo agricolo, quindi, non vogliamo essere spettatori, ma reali protagonisti. Non a caso, la nostra Confederazione si è impegnata alla realizzazione di un programma preciso che prevede il raggiungimento di obiettivi importanti: la riduzione del 15 per cento del consumo di acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25 per cento della produzione di biomasse, del 10 per cento del biologico, del 3 per cento dei rimboschimenti. L’impegno della Cia è, dunque, concreto a favore dei temi ambientali e lo portiamo avanti da tempo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di agricoltori”.

“In questi ultimi anni -ha rimarcato il presidente della Cia- abbiamo messo a punto, condiviso e sostenuto progetti tesi alla riduzione delle emissioni in azienda o alla loro compensazione. L’agricoltura, e soprattutto la zootecnia, vengono spesso chiamate in causa come produttrici di gas serra (azotati e metano). Anche per questo sollecitiamo un valido programma di rimboschimento e un diverso approccio nell’allevamento del bestiame. Ma anche modifiche in alcune pratiche agricole attuali: ottimizzazione dell’uso del suolo, lavorazioni ridotte, l’uso di colture a radice profonda, differenti tipi di set-aside, la copertura invernale dei terreni, la manutenzione dei terrazzamenti, le rotazioni migliorative. Senza dimenticare l’agricoltura integrata e biologica, che sono neutrali rispetto ai gas serra o, più spesso, hanno un bilancio positivo perché fissano più carbonio di quanto ne emettono”.

“Anche in direzione del raggiungimento dell’autosufficienza energetica in azienda molto è stato fatto, promuovendo, in particolare, il riutilizzo degli scarti agroforestali in chiave di energia verde. La Cia -ha rilevato Politi- crede molto nella produzione di biomasse. Dagli scarti di agricoltura e d’allevamento, infatti, si ricavano ogni anno 20 milioni di tonnellate di biomasse legnose destinate alla produzione di energia termica o elettrica a impatto zero. Questa scelta ha già fatto risparmiare all’ambiente 24 milioni di tonnellate di CO2, una quantità pari all’anidride carbonica emessa da 4 milioni di automobili a benzina che fanno il giro della Terra”.

“Non solo. La correzione in chiave ambientale dei consumi delle imprese agricole -ha concluso il presidente della Cia- prevede l’utilizzo di soluzioni per l’irrigazione che favoriscano il risparmio idrico, come gli impianti a goccia o la produzione di specie idro-resistenti”.

Agricoltura, Cia: cresce il Pil, imprese vitali ma oppresse dai costi

Il presidente della Cia Giuseppe Politi: l’aumento del 4,9 per cento è senza dubbio un fattore positivo, ma non deve trarre in inganno. La situazione degli agricoltori resta difficile, soprattutto a causa del caro-gasolio, e si aggraverà ulteriormente con l’Imu. Occorre una nuova politica agraria nazionale in vista dell’appuntamento della riforma della Pac.

“L’agricoltura ha dimostrato ancora una volta dinamicità e vitalità, nonostante le tante difficoltà. E’ l’unico settore produttivo che cresce. Il valore aggiunto agricolo è salito nel primo trimestre 2012 del 4,9 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,4 per cento nei confronti dell’analogo periodo del 2011. Un incremento che, tuttavia, non deve trarre in inganno. Le imprese, infatti, continuano a essere in grande affanno, sempre più oppresse da pesanti costi produttivi e da gravosi oneri contributivi e burocratici, che con le misure del governo Monti aumenteranno ulteriormente. Non solo. I prezzi praticati sui campi, dopo una fase di ripresa, segnano un nuovo calo”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento dei dati Istat sul Prodotto interno lordo (Pil).

“Il trend positivo del settore primario -aggiunge Politi- non sgombra affatto il campo dai molti problemi che oggi pesano sull’agricoltura italiana. La situazione delle aziende agricole rimane ancora critica. Per questa ragione rinnoviamo le nostre sollecitazioni al governo affinché si guardi con maggiore attenzione verso i produttori italiani, costretti a operare in un contesto carico di ostacoli. Per comprendere la delicatezza del momento, basta vedere gli effetti che ha avuto il ‘caro-gasolio’ per le imprese, su cui ora si abbatte l’ulteriore e gravoso onere dell’Imu sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli”.

“Negli ultimi dieci anni -avverte il presidente della Cia- più di 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagne e svantaggiate, sono state costrette a chiudere. Soltanto nei primi tre mesi del 2012 oltre 13 mila sono andate fuori mercato”.

“E’, quindi, indispensabile l’adozione di politiche nuove tese a valorizzare e sviluppare l’attività imprenditoriale del settore. Oltre alle misure urgenti per alleggerire il carico dei costi sostenuti dalle aziende, rinnoviamo al governo -conclude Politi- l’appello per una nuova politica agraria nazionale, soprattutto in vista della riforma Pac post 2013”.

Quote latte: Cia, a pagare sono sempre gli allevatori che hanno rispettato le leggi

La Cia denuncia: l’Agea sta inviando alle imprese che hanno aderito alla rateizzazione l’informativa della Commissione Ue secondo la quale la proroga di sei mesi per la settima rata è considerata un aiuto di Stato e, quindi, è un’infrazione. Ora i produttori, molti anche delle zone terremotate, saranno costretti a pagare gli interessi. Un vero atto di ingiustizia. Il Governo deve intervenire.

L’annosa vicenda delle quote latte non riesce proprio a chiudersi e ancora una volta si vanno a penalizzare gli allevatori onesti che sono stati alle regole. Alle aziende agricole, molte delle quali anche colpite dal terremoto, sta, infatti, arrivando una comunicazione di Agea nella quale vengono informate che la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione perché la proroga di sei mesi della settima rata (dal 31 dicembre 2010 al 30 giugno 2011), decisa nel 2010, è stata considerata un aiuto di Stato e di conseguenza non era autorizzata. Il risultato è uno solo: gli allevatori che hanno aderito alla rateizzazione saranno costretti a pagare gli interessi per ritardati pagamenti. E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

La proroga -ricorda la Cia- venne concessa durante una crisi di mercato drammatica per il settore zootecnico da latte. Alla rateizzazione aderirono tutti quegli allevatori che avevano deciso di mettersi in regola con le quote latte e di pagare il proprio debito. Adesso questi allevatori vengono ulteriormente penalizzati. La loro unica colpa è di aver rispettato le leggi dello Stato. Un vero atto di ingiustizia sul quale c’è l’assoluto silenzio delle istituzioni preposte.

La Cia chiede, quindi, che il Governo intervenga per evitare che gli allevatori, che hanno rispettato una legge dello Stato, siano costretti a pagare. E nello stesso tempo fa presente che rimangono nel libro dei sogni i 40 milioni promessi sulla legge 33 per chi ha investito, acquistando le quote, per mettersi in regola.

La Cia continua da tempo a chiedere atti concreti al Parlamento e al Governo per chiudere definitivamente la vicenda “quote latte”, difendendo gli interessi degli allevatori che hanno rispettato, con enormi sacrifici finanziari, il regime imposto nel settore.

Terremoto: Cia, ora si specula sul lavoro degli agricoltori. Sotto tiro il prezzo del latte.

La Cia denuncia “tentativi speculativi” verso gli allevatori, che si sommano a quelli operati nei confronti del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano.

Ora al danno provocato dal sisma si aggiunge anche la beffa. Non bastavano i tentativi di speculare sul Parmigiano Reggiano e sul Grana Padano, adesso siamo a veri atti di sciacallaggio nei confronti delle imprese agricole, soprattutto quelle che operano nel settore lattiero-caseario. Sotto tiro il prezzo del latte. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che denuncia una situazione che sta assumendo proporzioni rilevanti e rischia di accrescere le già grandi difficoltà che l’agricoltura delle zone terremotate è costretta ad affrontare.

Diversi produttori di latte destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano venduto a caseifici privati stanno ricevendo in questi giorni -come denunciato ieri dalla Cia di Reggio Emilia e di altre zone dei territori colpiti dal sisma- lettere da parte dei loro primi acquirenti che, oltre a disdire i contratti stipulati tra le parti, richiedono anche la corresponsione delle spese sostenute per i maggiori oneri nel trasporto del latte, a causa dei problemi creati dal terremoto. In alcuni casi rimandano addirittura il pagamento del latte consegnato loro dagli allevatori di bovini.

Siamo, quindi, in presenza di tentativi speculativi che possono provocare pesantissimi danni ad un settore, appunto quello lattiero-caseario, che vive un momento di pura emergenza. Non è assolutamente pensabile -afferma la Cia- che si possono scaricare sugli allevatori costi che definire impropri è poco. Oltretutto, è gravissimo che si giunga anche alla disdetta di contratti regolarmente stipulati.

In una fase del genere -sottolinea la Cia- è assurdo che alcune componenti di una filiera così importante come quella del latte assumono certi atteggiamenti. Le difficoltà dovrebbero, invece, unire e far sviluppare il massimo impegno affinché si riesca a salvaguardare produzioni di eccellenza che per le zone colpite dal sisma sono di primissima rilevanza economica e sociale.

La Cia, comunque, porterà avanti tutte le azioni possibili per tutelare gli allevatori e nello stesso tempo invita le istituzioni preposte a vigilare in modo da evitare che gravi fenomeni speculativi si possano ripetere a danno di chi ha già subito pesantissime conseguenze, vedendo, in pochi attimi, stravolta la propria vita e devastata l’attività imprenditoriale.

Terremoto Emilia: i camper “verdi” della solidarietà. La Cia in soccorso degli agricoltori colpiti dal terremoto

Camper attrezzati si stanno organizzando in soccorso degli agricoltori emiliani colpiti dal devastante sisma. L’iniziativa è stata promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, attraverso le proprie strutture sul territorio, metterà a disposizione delle zone colpite dal terremoto tutti gli aiuti possibili, generi di conforto, tecnici e solidaristici, per dare le prime concrete risposte alle tante aziende agricole che vivono una drammatica emergenza.

I camper “verdi” della Cia si trasformeranno così in veri centri di accoglienza e di supporto per gli agricoltori, i quali potranno rivolgersi al personale della Confederazione per tutte le varie necessità.

Si stanno allestendo -afferma la Cia- strutture realmente efficaci in grado di sostenere, in questi momenti difficili, i molti agricoltori che in pochi secondi hanno visto devastare la loro vita e distruggere l’attività imprenditoriale.

Agricoltura e futuro: i giovani imprenditori incontrano il ministro Passera

L’Italia per ripartire deve aprire le porte ai giovani, i più naturalmente capaci di fare impresa “dribblando” la crisi con soluzioni brillanti ed efficaci. E in agricoltura i numeri parlano chiaro: se gli “under 35” sono al timone di un’azienda solo in 3 casi su 100, sono proprio queste realtà a ospitare la migliore imprenditoria, in grado di creare il 35 per cento in più del valore aggiunto rispetto alla media. Sono pochi, ma “producono” meglio degli altri: i giovani, sempre più vittime dell’attuale fase recessiva, sono in realtà le migliori leve di sviluppo e competitività. È per questo che è diventato sempre più urgente ricucire la frattura generazionale che investe il settore, lavorando per abbattere gli ostacoli all’apertura di una nuova azienda e per scongiurare definitivamente la marginalità del settore. Questo è il messaggio che i giovani della Cia-Confederazione italiana agricoltori hanno riferito al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, nell’incontro con la giovane imprenditoria italiana.

È indispensabile infatti che il comparto intercetti queste forze fresche e determinate e che non si lasci sfuggire quel “capitale umano” eccezionale, che troppo spesso la crisi ha relegato in quel 35,9 per cento dei giovani italiani disoccupati. È una fotografia scattata da Agia-Cia a dimostrare che non sono più motivi culturali a tenere lontani i giovani dalla campagna, ma ragioni estremamente pratiche, legate agli ostacoli propri della fase di “start-up” e alla bassa redditività del comparto. Se, infatti, solo il 2,4 per cento degli giovani ritiene il mestiere dell’agricoltore troppo faticoso e disagevole, a scoraggiare il 22 per cento del campione sono le difficoltà connesse all’accesso al credito, necessario nella fase di start-up per fronteggiare i costi iniziali. Il 23,2 per cento è frenato dal costo eccessivo della terra, mentre il fardello della burocrazia è l’ostacolo maggiore per quasi il 16 per cento del campione. L’elemento che allontana di più, comunque, rimane sempre la poca appetibilità di un mercato poco remunerativo, che ha sommato il 36,6 per cento delle preferenze.

Oltre ad agevolare l’ingresso nel settore di forze fresche e competenti, altro aspetto prioritario è l’estensione della banda larga a tutte le campagne, comprese l’alta quota e le aree più distanti dai centri abitati. “Se si vuole favorire l’ingresso delle nuove generazioni nel settore -ha detto il presidente dell’Agia-Cia Luca Brunelli- è necessario ‘connettere’ le aziende alla rete, per consentire una giusta informazione e gli strumenti tecnici e promozionali necessari a un’attività professionale competitiva. Dando così la possibilità a questi giovani di esprimersi in un linguaggio che, per propensione anagrafica, gli appartiene naturalmente”.

“I nostri giovani agricoltori -continua Luca Brunelli- sono sempre più preparati e competenti: tra gli ‘under 40’ il numero dei laureati è cresciuto del 35 per cento e tanti ‘neo-dottori’ nelle discipline più disparate guardano con interesse al settore. A queste ‘nuove leve’ bisogna dare gli strumenti giusti per fare impresa in modo davvero innovativo, valorizzando al meglio le loro grandi potenzialità e la loro naturale propensione alla diversificazione produttiva e alla sostenibilità ambientale. Già oggi, infatti, nel centro Italia quattro aziende su dieci praticano agricoltura multifunzionale, mentre nel caso di una conduzione giovane si passa a 5 casi su 10, quindi al 50 per cento dei casi. Allo stesso modo, i giovani che praticano un’agricoltura più innovativa sono il 4,7 per cento rispetto al 2,7 per cento dei colleghi senior. Nonostante si tratti ancora di una minoranza i nuovi agricoltori riescono a incidere sulla qualità delle nostre aziende, oltre a essere tra i primi artefici di una tendenza al cambiamento socio-culturale delle nostre zone rurali”.

Terremoto: Cia, cordoglio per le vittime, tragedia anche per agricoltura

“Con la nuova violenta scossa di terremoto questa mattina, torna forte la paura in Emilia e in tutto il Nord. Mentre si inseguono le notizie, voglio esprimere il nostro profondo cordoglio per le vittime e la nostra vicinanza e solidarietà a tutta la popolazione coinvolta”. Lo afferma Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che aggiunge: “Ora niente è più importante delle operazioni di soccorso, perché la priorità è l’incolumità dei cittadini. Ma chiediamo anche di non abbandonare a se stesso il nostro settore, già colpito al cuore dal sisma del 20 maggio”.

“Dal territorio -spiega Politi- cominciano a giungerci notizie di crolli di edifici rurali già danneggiati dal primo terremoto e nuove lesioni a cascine, stalle, fienili, magazzini e serre. Tutto questo in una situazione già critica, con danni acquisiti per 250 milioni di euro tra strutture crollate, macchinari rotti, animali finiti sotto le macerie. A cui vanno aggiunte le perdite economiche per produzioni pregiate come Parmigiano Reggiano e Grana Padano (almeno 135 milioni di euro) e Aceto balsamico tradizionale (tra 10 e 15 milioni di euro)”.

“Il sistema produttivo è in ginocchio -sottolinea il presidente della Cia- nei comuni colpiti operano più di 10 mila imprese agricole per circa 200-250 mila ettari coltivati o con allevamenti. Aziende che, nonostante la paura e i danni subiti, hanno voglia di reagire e ricominciare. Per questo oggi la sospensione dell’Imu e delle altre scadenze fiscali e previdenziali è un atto dovuto. Per tutti”.

“Il governo, cioè, deve intervenire immediatamente e predisporre misure che consentano ai cittadini e agli imprenditori delle zone devastate dal sisma di usufruire della sospensione dell’Imu e delle altre imposte, al di là dei sopralluoghi e delle certificazioni da parte dei tecnici predisposti. Bisogna accelerare al massimo i tempi di azione -osserva Politi- e procedere agli interventi necessari. Senza sostegni concreti e immediati, molte aziende potrebbero essere costrette a chiudere. Con il rischio serio di mettere in crisi un settore che è fondamentale non solo per l’economia del territorio emiliano-romagnolo, ma per tutto il ‘made in Italy’ agroalimentare”.

Intanto “come Confederazione ci adopereremo fin da subito per mettere in sicurezza e rendere agibili tutte le nostre sedi locali e porle al servizio dei cittadini e degli associati. Allo stesso tempo stiamo valutando quali interventi intraprendere a favore dei produttori agricoli -conclude il presidente della Cia- sviluppando azioni, anche di carattere solidaristico, per cercare di fronteggiare una situazione che oggi appare drammatica”.

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