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Caccia, FederFauna: necessaria revisione normativa per la pesca subacquea

Pierlio Baratta e’ un commercialista di successo, famoso per la sua perizia nel caso Chisci, il pensionato carrarese che chiese un maxi risarcimento all’asl Versilia per la prescrizione di un farmaco che l’avrebbe reso dipendente dal gioco d’azzardo, ma anche un appassionato pescatore subacqueo.

Baratta, rivolgendosi a FederFauna, fa presente che “la pesca subacquea ha bisogno di una revisione normativa che definisca una volta per tutte regole chiare a tutela dell’incolumita’ fisica del pescatore e soprattutto volte a garantire una parita’ di trattamento con le altre tipologie di pesca sportiva e non, praticate in mare.

Ogni anno il pescatore subacqueo si deve cimentare in un vero e proprio esercizio di interpretazione giuridica per capire la complessita’ delle differenti ordinanze emesse dalle varie capitanerie locali e questo sforzo interpretativo, non lo assicura comunque dalla possibilita’ di incorrete in pesanti sanzioni amministrative e penali.”

“Come pescatore subacqueo – prosegue Baratta – mi sono piu’ volte chiesto perche’ laddove e’ espressamente interdetto l’esercizio della pesca sportiva, nessuna sanzione venga comminata ai pescatori che gettano le reti a poche decine di metri da riva, frangiflutti o scogliere artificiali, mentre immancabilmente la capitaneria pizzichi il subacqueo, seppur munito di pallone, infliggendogli pesanti sanzioni amministrative e facendolo per giunta sentire un fuorilegge.

Personalmente ritengo che tutti questi comportameni siano figli dell’ignoranza da parte di chi dovrebbe legiferare in materia e che si debba intervenire con la partecipazione attiva alla formazione di una legiferazione appositamente dedicata ad uno sport dai numeri in forte crescita, attorno al quale gravitano aziende italiane di eccellenza. Mi riferisco alla possibilita’ di pescare in sicurezza, imponendo maggiori obblighi ed inasprendo le pene per i diportisti che transitano a pochi metri dai palloni o dai mezzi dei subacquei, alla possibilita’ di introdurre regole ben chiare in materia di quantita’ e speci prelevabili, di pesca subacquea nella aree protette, alla possibilita’ di introdurre accorgimenti gia’ in essere in altri paesi come ad esempio la Francia.”

Poi un appello diretto, che FederFauna raccoglie al volo: “Tutto cio’ potra’ essere realizzato solo se i pescatori sportivi faranno sentire le proprie voci, unite a quelle di tutte le altre persone impegnate in attivita’ lavorative o ludiche con gli animali, per sensibilizzare sui loro specifici bisogni i nostri rappresentanti in Parlamento”.

Agricoltura: Inflazione, sui campi i prezzi crollano, ma sugli scaffali gli alimentari s’impennano

Nelle campagne i prezzi dei prodotti vanno in picchiata, ma sugli scaffali i listini dei prodotti alimentari tornano ad impennarsi e la crisi “taglia” i consumi a tavola di frutta, vino, carne, pesce, verdure, olio extravergine. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati provvisori dell’Istat sull’inflazione che a giugno segna una crescita dello 0,2 per cento rispetto al precedente mese di maggio e del 3,3 per cento nei confronti dell’anno passato. Il carrello della spesa registra un rincaro del 4,4 per cento.

Il calo delle quotazioni sui campi non ha, quindi, frenato la corsa al dettaglio, dove i prezzi degli alimentari sono tornati a crescere (più 2,8 per cento in termini tendenziali e più 0,9 per cento in termini congiunturali). La forbice produzione-distribuzione si allarga ulteriormente, con punte di aumento anche di dieci volte.

La Cia ricorda che a maggio scorso, infatti, i listini agricoli all’origine sono scesi dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente, mentre nei confronti di un anno fa il calo è stato ancora più consistente: meno 3,2 per cento. E questo ha influito sui redditi degli agricoltori, sempre più schiacciati dai costi produttivi, dagli oneri contributivi, fiscali e burocratici.

In particolare, la Cia segnala una diminuzione, sempre rispetto al 2011, del 5,5 per cento per il latte e i suoi derivati e del 3,2 per cento per i suini. Più accentuate le flessioni nelle produzioni vegetali: meno 32,5 per cento l’olio d’oliva, meno 13,2 per cento i cereali, meno 8 per cento la frutta, meno 4,5 per cento gli ortaggi e le verdure.

Così anche quest’anno, visto il riaccendersi dell’inflazione, la spesa per i consumi alimentari si prevede ancora in calo: tra il 2 e il 3 per cento. D’altronde -osserva la Cia- già nel primo semestre del 2012 i comportamenti d’acquisto messi in atto dalle famiglie rispecchiano la prudenza già registrata nel 2011. Il che si traduce in un carrello alimentare orientato al massimo risparmio.

Secondo una recente indagine dalla Cia, ben il 71 per cento delle famiglie ha riorganizzato le spese per la tavola: più attenzione per i prezzi (il 65 per cento); sconti, promozioni commerciali e offerte speciali (il 53 per cento); scelta delle grandi confezioni, il cosiddetto “formato convenienza” (il 42 per cento); acquisti esclusivamente nei discount (il 39 per cento). Ma anche in quest’ultimo settore commerciale si cominciano, però, a registrare i primi cali. Segno che la crisi è grave e gli italiani sono costretti a tirare la cinghia.

Ambiente: gli Stati Generali della Green Economy a Rimini il 7-8 novembre, “Un’economia verde per far uscire l’Italia dalla crisi”

Trecento esperti impegnati in 8 gruppi di lavoro su temi strategici, circa 2.000 tecnici e rappresentanti della società civile coinvolti in Assemblee nazionali tematiche, 39 organizzazioni di imprese, decine di incontri preparatori. Questo il vasto processo partecipativo che si concluderà a Rimini nell’ ambito di Ecomondo, il 7 e 8 novembre prossimi, con gli Stati Generali della Green Economy, dove sarà presentato un Programma per lo sviluppo di una green economy, quale contributo per far uscire l’Italia dalla crisi.

L’avvio di questo percorso, promosso dal Ministero dell’Ambiente e dal Comitato Organizzatore degli Stati Generali della Green Economy, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa, cui ha partecipato il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – rientrato dal Summit delle Nazioni Unite di Rio+20, dedicato proprio alla green economy – alla presenza dei rappresentanti delle associazioni di imprese promotrici dell’iniziativa.

“Anche la Conferenza Onu Rio+20 sulla sostenibilità, che si è chiusa la settimana scorsa a Rio de Janeiro – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – ha confermato che la green economy è lo strumento per consentire la crescita, soprattutto in questi anni di crisi, e per aiutare a uscire dalla povertà i Paesi in via di sviluppo senza gravare in modo irreparabile sul pianeta”.

Secondo la Coldiretti “un particolare contributo potrà essere assicurato dallo sviluppo dell’agricoltura di prossimità capace di realizzare occasioni di vendita diretta di prodotti territoriali a Km 0 attraverso solide reti e mercati e botteghe, così da rafforzare anche l’impegno degli agricoltori di salvaguardia della biodiversità e dei tratti identitari del paesaggio.”

 

Un Programma di sviluppo di 8 settori strategici

Il Programma per lo sviluppo di una Green Economy, in fase di elaborazione nei gruppi di lavoro, affronterà 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde in Italia. Si tratta, in particolare, dell’eco-innovazione, del risparmio energetico e dello sviluppo delle fonti rinnovabili; dello sviluppo del riciclo e dei materiali rinnovabili; della mobilità sostenibile; dell’agricoltura di qualità ecologica; dei servizi ambientali e del potenziamento degli strumenti economici per sostenere tale svolta. Su questi temi si confronteranno anche 8 Assemblee nazionali che sono state programmate tra luglio e settembre.

“La Conferenza di Rio+20 – ha osservato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Comitato organizzatore – ha alimentato la spinta internazionale per lo sviluppo di una green economy. La crescente consapevolezza ambientale apre spazi di mercato, nazionale e globale, per consumi e produzioni ad elevata qualità ecologica.

L’Italia grazie al dinamismo delle sue Pmi e alla tradizionale associazione del made in Italy alla bellezza e alla qualità, può utilizzare le chiavi della green economy per aprire le porte ad una nuova prospettiva di sviluppo”.

A Rimini, il 7 e l’8 novembre, il Programma per lo sviluppo della Green Economy sarà presentato e discusso con rappresentanti dell’Unione Europea e dell’OCSE, delle principali organizzazioni delle imprese e dei sindacati, del mondo politico e parlamentare, delle associazioni ambientaliste e dei consumatori, di Enti locali e Regioni. Nell’occasione verrà anche presentato un Rapporto sulla Green Economy, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con l’Enea.

Agricoltura: In arrivo l’olio extravergine d’oliva 100% italiano dal campo alla tavola.

Agricoltori, cooperative e Gdo “assieme” per portare sulle tavole in autunno l’olio extravergine d’oliva tutto italiano, dal campo allo scaffale del supermercato. Un olio non solo di alta qualità, frutto di olive 100% italiane, ma un olio “etico” che garantisce una più equa ripartizione del valore aggiunto tra i diversi soggetti della filiera. L’annuncio dell’accordo è giunto nell’ambito della VI Conferenza economica della Confederazione italiana agricoltori, in corso a Lecce, dove i presidenti della Cia Giuseppe Politi, del Cno-Consorzio nazionale olivicoltori Gennaro Sicolo, di Legacoop agroalimentare Giovanni Luppi e di Coop Italia Vincenzo Tassinari hanno presentato l’intesa “storica” raggiunta, la prima di questo genere nel campo dell’olivicoltura.

Messa da parte l’annosa questione dei conflitti all’interno della filiera, la cosiddetta “catena del valore” spesso sbilanciata nella suddivisione del profitto finale, Cia, Cno, Legacoop agroalimentare e Coop hanno deciso di collaborare per arrivare a un olio “made in Italy”: tutta italiana la materia prima, tutti italiani i luoghi di produzione e trasformazione, tutta italiana la rete di vendita e distribuzione. In questo senso, anche la scelta del marchio non è affatto casuale: l’olio sarà immesso sul mercato con l’etichetta distintiva “Assieme”, proprio a sottolineare la scelta di un percorso diretto e condiviso, di una filiera che, invece di perdersi in mille intermediari che fanno aumentare i prezzi, si accorcia fino a comprendere soltanto olivicoltori, frantoi cooperativi, Grande distribuzione organizzata.

Una scelta -hanno spiegato in conferenza le parti coinvolte- che ha un doppio vantaggio, per i consumatori e per gli agricoltori italiani. Da una parte, infatti, le famiglie avranno la garanzia della completa tracciabilità dell’olio a partire dalla pianta, con una trasparenza totale che riguarda sia i parametri qualitativi del prodotto sia l’equità del prezzo pagato. Dall’altra, tutti i protagonisti avranno la certezza della condivisione del valore economico creato, senza squilibrio alcuno. L’accordo, infatti, ha un obiettivo assolutamente “etico”: il costo delle bottiglie che andranno nei canali di vendita Coop col marchio “Assieme” sarà il risultato di un processo fondato sul dialogo e sulla responsabilità reciproca, un prezzo congruo a sostenere le imprese coinvolte, in grado cioè di coprire le spese di produzione e quindi di generare un reddito tale da consentire di remunerare gli agricoltori in maniera adeguata. In un momento di crisi e di disoccupazione elevata come quello attuale, vuol dire salvaguardare i posti di lavoro, soprattutto al Sud, visto che circa l’80% dell’olio si produce proprio in Puglia, Calabria e Sicilia.

“Si tratta di un’intesa molto importante -ha detto il presidente della Cia, Giuseppe Politi- non solo perché ci permette di valorizzare al meglio uno dei prodotti di eccellenza della nostra agricoltura, ma soprattutto perché è un’ulteriore arma di difesa contro le truffe e le sofisticazioni, che al nostro olio extravergine d’oliva causano ogni anno danni per 1,5 miliardi di euro. La presenza di grandi quantità di oli lampanti e deodorati venduti a cifre irrisorie come ‘made in Italy’ è diventata un dramma per i nostri agricoltori -ha continuato Politi- perché determina il crollo dei prezzi delle olive, con conseguenze gravissime sui redditi degli olivicoltori. Ecco perché accordi come questo, che garantiscono la totale tracciabilità del prodotto a partire dalla materia prima, aiutano i cittadini a tutelarsi dagli inganni e proteggono i guadagni e la credibilità dell’agroalimentare italiano, conquistata nel corso degli anni proprio grazie alla qualità delle sue produzioni, come appunto l’olio”.

“D’altra parte -ha aggiunto il presidente del Cno, Gennaro Sicolo- il comparto olivicolo è di primaria importanza per l’economia del Paese. Il settore impegna più di un milione di aziende per una produzione media annua che si aggira intorno a 500 mila tonnellate, di cui il 30-40 per cento destinato all’export. Le piante di olivo in produzione sono circa 160 milioni per un valore sui mercati di oltre 3 miliardi di euro e un consumo pro capite che in Italia raggiunge i 12-14 chili l’anno”.

“Nel mercato dell’olio Coop è leader in Italia con una quota che si avvicina al 20% e 24 milioni di litri annui venduti. In una fase difficile come quella attuale pensiamo sia compito della distribuzione svolgere un ruolo di cerniera fra chi produce e chi consuma, accorciando la filiera e dando vita a progetti concreti in grado di generare significativi benefici per i soggetti interessati -ha sottolineato Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia-. Noi di Coop lavoriamo in questa direzione avvantaggiati dalla nostra identità di catena distributiva italiana e, come è già successo per i vini della linea ‘Assieme’ nati dalla collaborazione con cantine associate a Legacoop agroalimentare e con il progetto ‘100% Pasta Italiana’ avviato con Coldiretti, abbiamo individuato nell’olio un altro prodotto basico della dieta mediterranea su cui applicare la stessa esperienza di co-imprenditorialità. Alta qualità, valore condiviso, l’olio ‘Assieme’ arriverà sugli scaffali di Coop a partire dal prossimo autunno”.

“È la seconda iniziativa con il marchio Assieme che promuoviamo con i produttori e con Coop -ha concluso il presidente di Legacoop agroalimentare, Giovanni Luppi-. La prima, lanciata lo scorso anno, ha visto come protagonista il settore vitivinicolo e ha raggiunto un risultato importantissimo in termini di gradimento dei consumatori, di vendita e di remunerazione per tutti i protagonisti della filiera. Sono certo che anche per l’olio il risultato sarà più che positivo”.

Agricoltura: Coldiretti, in 20 mln si difendono dal caldo con frutta a pranzo e a cena

Oltre 20 milioni gli italiani si difendono dal caldo mangiando sempre sia a pranzo che a cena la frutta fresca i cui consumi s ono aumentati del 25 per cento nella seconda metà di giugno su base tendenziale. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base delle indicazioni congiunturali che arrivano dai mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

Consumare frutta e verdura – sottolinea la Coldiretti – è la miglior difesa nei confronti dell’afa, l’eccessiva sudorazione e il rischio di colpi di calore perché sono prodotti rinfrescanti e ricchi di vitamine e sali minerali, indispensabili per non affaticare troppo l’organismo. Peraltro – continua la Coldiretti – è proprio in questo periodo che maggiore è la varietà dell’offerta nazionale e piu’ conveniente è il rapporto prezzo e qualità, sia per tutte le verdure che per la frutta, dalle pesche alle albicocche, dai meloni alle ciliegie fino ai cocomeri e alle fragole. E il grande caldo ha anche favorito – precisa la Coldiretti – la maturazione con un aumento della concertazione zuccherina della frutta che è di conseguenza piu’ gustosa, in un Paese come l’Italia che ha la leadership europea nella produzione di frutta e verdura, in varietà, qualità e quantità.

Per aiutare a fare acquisti di qualita’ al giusto prezzo la Coldiretti ha messo a punto un vademecum nel quale si consiglia sempre di verificare la presenza dell’etichetta di provenienza e l’origine nazionale, di prediligere le varietà di stagione che presentano le migliori caratteristiche qualitative e il prezzo più conveniente, di preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza, di privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori, nei mercati, nelle botteghe e nei punti vendita di Campagna amica dove non ci sono intermediazioni e il prodotto arriva piu’ fresco e dura di piu’. Scegliere inoltre gli ortaggi e la frutta con il giusto grado di maturazione, quando sono esaltate le caratteristiche organolettiche e nutrizionali; optare per acquisti ridotti e ripetuti per garantirsi sempre l’elevato grado di freschezza ed evitare di essere costretti a buttare i prodotti eccessivamente maturati con il calo; privilegiare il consumo di verdure crude perché con la cottura – conclude la Coldiretti – si perde parte di acqua, sali minerali e vitamine.

Ambiente: “Salviamo le Montagne” lettera degli ambientalisti a Napolitano, il 1° luglio sotto 8 vette italiane

“Facciamo la pace con le montagne” è lo slogan della manifestazione organizzata domenica 1° Luglio da Mountain Wilderness Italia in collaborazione con LIPU-BirdLife Italia e con il coinvolgimento di varie altre associazioni, tra cui Federtrek e numerose sezioni del Club Alpino Italiano, per dare un segnale sull’importanza di questo straordinario tesoro italiano e sui gravi rischi che sta correndo. Una situazione di preoccupazione ma anche di speranza, che ha spinto le associazioni a scrivere un’accorata lettera al Presidente della Repubblica.

“La nostra Costituzione – si legge nella missiva indirizzata a Giorgio Napolitano dai Presidenti Carlo Alberto Pinelli (Mountain Wilderness) e Fulvio Mamone Capria (LIPU) – recita all’articolo 9 che la Repubblica tutela il paesaggio. Un obbligo prioritario, di carattere culturale, estetico, etico ed ecologico, che ha un valore cogente per tutto il territorio della nostra Nazione e che assume uno speciale rilievo nei confronti del mondo della montagna.

“Le montagne italiane – proseguono i presidenti di Mountain Wilderness e LIPU – non rappresentano soltanto una riserva, unica al mondo, di paesaggi identitari, tradizioni, cultura, eventi che hanno segnato la storia del Paese. Esse sono anche un ecosistema fragile, ricco di natura, fauna, diversità biologica, troppo spesso e per troppo tempo aggredito da interessi che poco hanno a che fare con quelli, autentici, della comunità nazionale”.

Le montagne sono oggi luoghi ad alto rischio di distruzione e perdita di significato, perché si ignora o si interpreta male il loro ruolo formativo e la loro vocazione, abbandonandole all’invasione indiscriminata di un turismo esclusivamente ludico, privo di rispetto e di connotazioni culturali, che trasforma l’ambiente montano in un banale parco tematico; o, al contrario, emarginandone sempre più gli abitanti e il loro prezioso patrimonio di tradizioni e di saperi.

“Fare la pace con le montagne – proseguono i presidenti nella lettera a Napolitano – significa proteggerne efficacemente la biodiversità e il grande patrimonio ambientale e paesaggistico che esse custodiscono. Significa difendere la missione dei Parchi italiani, in massima parte coincidenti con gruppi montani. Ancora, significa riconoscere, anche a livello dei simboli e della toponomastica, il ruolo unificatore delle montagne, non più intese come confini che dividono, ma come ponti e canali di fertili scambi culturali prima ancora che economici”.

“Per questo Le chiediamo – si conclude la lettera al Presidente Napolitano – un Suo autorevole intervento, che metta in luce le preziose peculiarità dello straordinario patrimonio, naturale e culturale rappresentato dalle montagne, e possa stimolare attenzione e virtuose iniziative da parte delle amministrazioni e della politica”.

Per dare visibilità al tema, i soci di Mountain Wilderness, con la partecipazione di LIPU, Federtrek, Altura, WWF e numerose sezioni del Club Alpino Italiano, il 1° luglio raggiungeranno otto importanti vette italiane (programma completo su http://www.lipu.ithttp://www.mountaiwilderness.it): il Monviso, montagna simbolo del Piemonte e di tutti gli alpinisti italiani; la Vetta d’Italia (Alto Adige), che con l’occasione sarà ribattezzata Vetta d’Europa in ricordo di un progetto di Alex Langer; il Monte Cavallo (Friuli-Venezia Giulia) minacciato da nuovi invasivi impianti di risalita, le Alpi Apuane (Toscana), martoriate dalle cave, il Gran Sasso d’Italia e il Sirente (Abruzzo) posti al vertice di due parchi naturali in crisi, il Terminillo (Lazio), su cui incombono inaccettabili progetti di ulteriore antropizzazione.

Su due di queste vette (Terminillo e Monviso), i volontari della LIPU libereranno alcuni uccelli selvatici curati dai centri recupero gestiti dall’Associazione: un esempio di un corretto e rispettoso rapporto tra uomo e natura.

Conferenza economica Cia: l’agricoltura “dimenticata” reclama fatti concreti. Per la nuova Pac ancora non ci siamo.

Più equilibrio nelle risorse, difesa dei redditi, centralità dell’impresa e spazio ai giovani

“L’agricoltura, nonostante i gravi problemi e le difficoltà degli imprenditori, è l’unico settore produttivo del nostro Paese a crescere. E’ questa una dimostrazione di vitalità e di dinamicità delle imprese. Ma è un trend che non potrà continuare a lungo se non ci saranno finalmente fatti concreti e se soprattutto non ci sarà verso gli agricoltori, oggi ‘dimenticati’, attenzione e rispetto da parte dei rappresentanti delle forze politiche, del Governo e del Parlamento. Non chiediamo privilegi, che l’attuale pesante situazione economica di certo non permette. Vogliamo solamente essere messi nelle condizioni di operare con efficacia e competitività. Un discorso che assume maggiore valenza in vista dell’ormai prossimo appuntamento della riforma della Politica agricola comune. La proposta della Commissione Ue di Bruxelles non ci soddisfa affatto. Anzi, per alcuni suoi aspetti è addirittura penalizzante. Per questo motivo chiediamo più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra gli stati membri, un’adeguata difesa dei redditi, la centralità dell’impresa e un effettivo ricambio generazionale”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella relazione di apertura della VI Conferenza economica di Lecce che si svolge sotto lo slogan “Far crescere l’agricoltura per far crescere l’Italia”.

Misure per la crescita. “Negli ultimi dieci anni oltre 500 mila imprese agricole sono state costrette a chiudere i battenti. Solo nel primo trimestre del 2012 più di 13 mila sono andate fuori mercato. I costi produttivi (con i continui rincari del gasolio), gli oneri contributivi e burocratici, gli aggravi fiscali (Imu in testa) hanno avuto riflessi pesantissimi -ha detto Politi- sull’attività degli agricoltori. Poche e insufficienti sono state le misure, ultime quelle relative al Decreto Sviluppo, prese dal Governo Monti a sostegno dell’agricoltura. E’ giunto il momento di cambiare marcia. C’è assoluto bisogno di concretezza. Chiediamo, quindi, che si riaccendano i riflettori della politica sul mondo agricolo e che si tenga realmente conto del ruolo fondamentale che svolgono gli imprenditori agricoli del nostro Paese. L’agricoltura e le sue potenzialità se valorizzate rappresentano una leva importante per lo sviluppo complessivo dell’Italia. E’ un settore economico che coinvolge direttamente ed indirettamente più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali collegate alla produzione agricola. Più di un milione di famiglie vive di agricoltura”.

Nuova politica agraria nazionale. “L’Italia agricola ha bisogno di una nuova strategia condivisa e di ampio respiro. Occorre costruire -ha rimarcato il presidente della Cia- un progetto di politica agraria nazionale per sviluppare ricerca e innovazione, favorire l’ingresso dei giovani e l’aggregazione fondiaria, rendere efficienti i mercati, sostenere la competitività, ridurre i costi di produzione e semplificare i rapporti tra imprese e Pubblica amministrazione. Da qui i il nostro vibrante appello alla ‘politica’ che deve tornare a parlare di agricoltura in termini veramente concreti”.

Riforma della Pac post 2013. “Abbiamo sempre sostenuto che la Pac 2014-2020 deve avere -ha detto Politi- precise priorità: efficienza del mercato, rafforzamento delle organizzazioni di produttori, diffusione dell’economia contrattuale, misure per favorire il ricambio generazionale, sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato. La proposta dell’Esecutivo di Bruxelles non va, però, nella giusta direzione. Ecco perché chiediamo sostanziali modifiche. E’, dunque, indispensabile che nel complesso negoziato comunitario ci sia una posizione autorevole dell’Italia, in grado di far valere le ragioni dei nostri agricoltori. Una posizione del ‘sistema Paese’”.

Risorse Pac e ripartizione tra gli Stati. “Nelle proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario 2014-2020 sono stanziati 371,7 miliardi di euro (in termini di impegni ed a prezzi costanti 2011) a favore della spesa classica relativa alla Pac. Essa -ha sottolineato il presidente della Cia- rappresenta circa il 36 per cento del bilancio comunitario totale, quota notevolmente inferiore rispetto al precedente periodo (42 per cento). Per la ripartizione degli stanziamenti della Pac tra gli Stati membri, l’Esecutivo di Bruxelles propone meccanismi di convergenza con l’obiettivo di una distribuzione più uniforme del sostegno a vantaggio degli Stati i cui pagamenti diretti sono inferiori al 90 per cento della media dell’Ue a 27. L’effetto della redistribuzione sarebbe molto differenziato tra i vari Paesi, con una penalizzazione molto forte per l’Italia, la Germania e la Francia; i maggiori vantaggi sarebbero per la Romania, la Polonia e la Spagna. Per effetto dei tagli alle risorse e della redistribuzione, il massimale dell’Italia, a valori correnti, per i pagamenti diretti passerebbe da 4,128 miliardi nel 2013 a 3,842 miliardi nel 2020, una riduzione del 6,9 per cento. La soluzione adottata dalla Commissione consolida uno dei vizi di fondo della Pac: lo squilibrio del livello di aiuti tra Paesi e tra colture, con un privilegio accordato ai Paesi ed alle produzioni continentali a scapito di quelle caratteristiche delle agricolture mediterranee. Noi chiediamo che la proposta di Bruxelles per la ripartizione delle risorse tenga conto della disparità del costo della vita nei diversi Paesi e, quindi, sia calcolata a parità di potere d’acquisto. Tale correzione favorirebbe condizioni di leale concorrenza attenuando gli effetti negativi connessi al sistema di calcolo adottato dall’Esecutivo Ue”.

Ricambio generazionale. “I giovani agricoltori in Europa sono il 6 per cento del totale degli addetti. In Italia sono il 2,9 per cento. Solo 52 mila aziende, il 6,6 per cento del totale, hanno un conduttore giovane. Nell’agricoltura italiana -ha detto Politi- non vi è ricambio generazionale: solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. La presenza di giovani agricoltori è sempre più importante in termini quantitativi e, quindi, di potenziale produttivo, in relazione alle prospettive di innovazione, sostenibilità, qualità dei processi e prodotti. Il che significa vitalità delle nostre aree rurali. Gli interventi di politica agricola, a partire dalla Pac, dovranno avere come priorità quella di garantire nuova imprenditoria giovanile agricola. Condividiamo la proposta di riforma della Pac che ha ampliato gli interventi specifici a favore dei giovani. Condividiamo gli intenti della Commissione. La proposta ha, però, ancora margini di miglioramento per essere più coerente con le enunciazioni. In questo senso condividiamo le proposte di emendamento presentate dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo”.

Imprese e definizione di “agricoltore attivo”. “Dobbiamo porre l’agricoltura e le imprese al centro delle politiche agricole. Gli aiuti diretti -ha sostenuto il presidente della Cia- dovranno essere destinati agli agricoltori professionali ed alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. La Pac dovrà sempre più sostenere i comportamenti orientati allo sviluppo ed all’innovazione e sempre meno lo status di agricoltore. La proposta della Commissione affronta la figura dell’agricoltore ‘attivo’ con l’obiettivo di escludere dal regime di aiuti le proprietà fondiarie dalle quali i percettori realizzano una quota marginale di reddito. È una novità perché, finora, gli interventi di mercato e i pagamenti diretti erano stati concessi a prescindere dalle caratteristiche soggettive dei beneficiari. Una volta stabilita (secondo la proposta del Parlamento europeo) la lista negativa dei soggetti e delle attività che non possono essere ammesse al regime dei pagamenti, per la definizione di agricoltori ‘attivi’ si dovrà tenere conto della diversità delle strutture aziendali e delle figure giuridiche consolidate nel tempo nella legislazione degli Stati membri (la lista negativa dei soggetti, secondo le condivisibili proposte del Parlamento europeo comprende, per esempio, gli aeroporti, le società immobiliari, le società di gestione di terreni sportivi, i campeggi e le società minerarie ecc.). In una materia come questa vale la pena di invocare i principi della flessibilità e sussidiarietà. Dunque, la definizione di agricoltore ‘attivo’ dovrà essere lasciata agli Stati membri. Per quanto riguarda l’Italia, la definizione dovrebbe partire dalla nozione, consolidata e condivisa, di imprenditore agricolo principale”.

Regolazione dell’offerta e stabilizzazione dei redditi. “Il dibattito sulla riforma si concentra molto sul pagamento unico aziendale, ma una politica agricola comune all’altezza delle sfide del mercato, della sicurezza alimentare ed ambientali, non può limitarsi -ha detto Politi- a riformare i criteri di calcolo e di assegnazione dei sussidi. È un limite che la riforma proposta non si ponga l’obiettivo di migliorare il potere contrattuale degli agricoltori, ad esempio mediante la costituzione di associazioni di produttori, di promuovere l’economia contrattuale e l’interprofessione. La possibilità di programmare l’offerta da parte delle organizzazioni di produttori e dei Consorzi di tutela rafforza il ruolo di questi organismi per la stabilità dei redditi degli agricoltori nelle fasi di instabilità dei prezzi.

“A questo proposito -ha aggiunto il presidente della Cia- noi sosteniamo che la discussione sul futuro della Pac e sugli strumenti per migliorare il funzionamento delle filiere alimentari siano intrecciati e seguano un percorso comune. Le Organizzazioni di produttori debbono assumere un ruolo sempre più importante nella gestione dei mercati agricoli. Apprezziamo che questa tesi sia ripresa nella proposta di parere del Parlamento europeo”.

“Le proposte della Commissione -ha concluso Politi- prevedono un insieme di misure per sostenere le iniziative per la gestione dei rischi e delle crisi di mercato. Il pacchetto si rivolge ad obiettivi diversi (gestione del rischio in senso stretto e stabilizzazione dei redditi) e prevede strumenti diversi (assicurazioni e fondi di mutualità). I diversi strumenti debbono essere tra loro complementari. Dobbiamo riferirci a tutti gli strumenti di gestione del rischio e di tutela dei redditi: diversificazione produttiva e delle fonti di reddito, gestione dei mercati e pagamenti diretti, accesso al credito, gestione e regolazione dell’offerta da parte delle organizzazioni di produttori, sistema interprofessionale, assicurazioni e fondi di mutualità. Le assicurazioni e i fondi di mutualità non possono, da soli, garantire la redditività delle aziende agricole. Nella proposta di Bruxelles manca questa visione di insieme”.

Agricoltura: Sisma, 1.600 forme di Parmigiano Reggiano in distribuzione alle 6.000 Pro Loco d’Italia

Saranno oltre 1.600 le forme di Parmigiano Reggiano DOP, per un totale di oltre 65 mila chili, che verranno acquistate e distribuite entro la fine dell’estate su tutto il territorio nazionale dalle 6.000 Pro Loco d’Italia. Questo il contenuto dell’intesa siglata da FedagriConfcooperative, UNPLI – Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia con il Coordinamento del Comitato Regionale Unpli dell’Emilia-Romagna e il Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano che, come spiega Claudio Nardocci, Presidente della UNPLI, “ci rende particolarmente orgogliosi perché contribuiremo alla valorizzazione di un prodotto tipico per eccellenza quale è il Parmigiano Reggiano DOP e daremo un aiuto concreto per la ricostruzione dei caseifici danneggiati dal terremoto”.

“Gli eventi sismici del 20 e 29 maggio – sottolinea Maurizio Gardini, Presidente di Fedagri Confcooperative – hanno duramente colpito il comparto agroalimentare e in particolare la filiera lattiero-casearia, con danni pesanti alle strutture e soprattutto al prodotto. Con l’acquisto di Parmigiano da destinare alle Pro Loco d’Italia, una delle numerose iniziative di solidarietà che si stanno succedendo in queste settimane, intendiamo dare un contributo di solidarietà ai caseifici cooperativi, alle migliaia di soci produttori ed alle loro famiglie che sono state colpite dal terremoto”.

“Il bilancio complessivo dei danni alla filiera, ad oggi – spiega il Presidente del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai – è di 635.000 forme di Parmigiano Reggiano cadute e 34 caseifici cooperativi colpiti. Le perdite sono stimabili intorno a 80 milioni di euro per il formaggio, 20 milioni per le scalere e 15 milioni per le strutture danneggiate. Secondo le prime rilevazioni ci vorranno almeno 2 anni di duro lavoro per ripristinare quanto è andato distrutto”.

L’iniziativa aderisce al progetto di solidarietà “Un euro per rinascere”  promosso dal Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano che prevede, oltre alla vendita di un formaggio la cui qualità è garantita dal Consorzio, anche lo stanziamento di 1 euro/kg di prodotto acquistato in un fondo di solidarietà dedicato alla ricostruzione dei caseifici dell’Emilia colpiti dal sisma.

Animali: Città e spiagge animal friendly, firmato accordo fra Anci e associazioni animaliste

Promuovere in ogni modo l’adozione delle ordinanze-tipo per migliorare la convivenza con gli animali d’affezione, in continuità con l’Accordo Quadro del 2010 tra ANCI e Ministro del Turismo per la creazione di un’Italia Animal Friendly; favorire l’apertura di un ufficio per i diritti degli animali nei Comuni e nelle Unioni di Comuni; rendere ancor più proficuo e serrato il confronto sul problema del randagismo, sugli strumenti amministrativi e legislativi necessari per intervenire più efficacemente; realizzare la migliore sinergia con le associazioni di tutela degli animali, presenti a livello comunale, per la gestione delle tematiche di comune ambito d’intervento. Questi gli impegni assunti dall?Associazione nazionale dei Comuni italiani e dalla Federazione italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente nel protocollo d?intesa firmato mercoledì 27 giugno dal vicepresidente vicario dell’Anci Alessandro Cattaneo e dall?ex ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Federazione.

Le ordinanze-tipo, predisposte dall’ANCI in collaborazione con la Federazione, hanno lo scopo di favorire l’accesso libero degli animali d’affezione in tutti i luoghi pubblici, aperti al pubblico, nei pubblici esercizi e sui servizi di trasporto pubblico; di individuare aree verdi in città e spazi pedonali “animal friendly”; di delimitare tratti di spiaggia nei comuni costieri destinati a turisti con animali al seguito. “Grazie a questi strumenti – spiega l’on. Brambilla – che hanno trovato larga applicazione e che mi auguro di veder diffondersi sempre più, abbiamo consolidato nel nostro Paese una nuova e più inclusiva cultura della convivenza e dell’accoglienza. Con la collaborazione dell’Anci, che metterà le ordinanze a disposizione di tutti i Comuni, una quota sempre maggiore dei milioni di italiani proprietari di cani o gatti e dei milioni di turisti che arrivano in Italia con il “pet” al seguito troverà servizi migliori ed avrà vita più facile. Il fatto è – prosegue l’ex ministro – che i proprietari di animali d’affezione – oltre il 40 per cento degli italiani – considerano il loro amico a quattro zampe un vero e proprio membro di famiglia ed hanno diritto di portarlo con sé in ogni momento della vita quotidiana, a maggior ragione in vacanza, momento in cui ci si può dedicare a lui. E sul sito www.vacanzea4zampe.info é possibile trovare migliaia di indirizzi di hotel, ristoranti, bar, villaggi, campeggi e naturalmente spiagge in cui gli animali sono i benvenuti”.

Gli altri impegni assunti nel protocollo d’intesa sono in linea con gli obiettivi statutari della Federazione: migliorare la convivenza con gli animali domestici e contribuire concretamente alla lotta contro l’abbandono, anche attraverso una più efficace sinergia con le associazioni di tutela degli animali, presenti a livello comunale, per la gestione delle tematiche di comune ambito d’intervento. “Si tratta di un modello di fattiva collaborazione – spiega ancora l’on. Brambilla – che abbiamo già collaudato con successo a livello di governo centrale e che ha portato anche alla creazione di un ‘tavolo permanente’ tra le associazioni protezionistiche e il ministero della Salute. Sarebbe importante, quindi, che una analoga sinergia si concretizzasse, al più presto , anche in tutti i Comuni italiani. Gli amministratori più attenti, del resto, hanno già provveduto a coinvolgere le associazioni prima di prendere decisioni che possono incidere sui diritti dei proprietari e degli animali stessi”.

Agricoltura: Galline ovaiole, sì all’adeguamento. Ma occorre rispettare gli standard produttivi sulle uova importate

«Il rispetto delle norme europee non e’ in discussione. Gli imprenditori italiani stanno proseguendo nel programma di adeguamento in base alle istanze relative al DM del MIPAAF 3 agosto 2011, in linea con la direttiva comunitaria sul benessere e con le tempistiche di cui al regolamento del consiglio dell’UE n. 1698/2005 art. 26, anche se e’ mancato il necessario orientamento strategico per accompagnare gli allevamenti verso le modifiche imposte dal legislatore comunitario e si riscontrano difficoltà burocratiche per le varie autorizzazioni». Lo ribadisce Confagricoltura alla notizia del nuovo avvertimento e della minaccia di deferimento alla Corte di Giustizia della Commissione Ue, inviato all’Italia e ad altri 9 Paesi membri dalla Commissione Ue. «E’ indispensabile, però, che le uova importate rispettino gli stessi standard produttivi».

Confagricoltura invita le autorità comunitarie ad un maggiore pragmatismo perché la questione non si esaurisce nello svantaggio competitivo delle aziende produttrici di uova, che hanno investito per conformarsi alle nuove misure. Infatti, a fronte di un aumento significativo dei costi di produzione delle uova, serve la reciprocità delle regole di produzione intra ed extracomunitaria. «Altrimenti – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – c’è il rischio di trovare in vendita uova provenienti da allevamenti che non rispettano le densità previste dalla normativa, a tutto svantaggio dei produttori italiani e dei consumatori che hanno il diritto di essere informati sulla qualità del prodotto che acquistano».

Ambiente: parte la Goletta dei Laghi, la campagna itinerante di Legambiente per il monitoraggio scientifico e naturalistico delle acque lacustri

Analisi delle acque, monitoraggio del territorio e tanta informazione ai cittadini. Oggi parte la Goletta dei laghi di Legambiente per il suo consueto tour annuale a tutela del prezioso e delicato ecosistema lacustre nazionale. Una campagna itinerante, realizzata con il contributo del Consorzio Obbligatorio Oli Usati, che dal 2006 interessa i maggiori laghi della penisola e vede la collaborazione di cittadini e amministrazioni per la tutela di un patrimonio troppo spesso minacciato da inquinamento, illegalità, speculazioni edilizie, scarichi abusivi e tentativi di privatizzazione.

Cresce anno dopo anno il numero degli specchi d’acqua esaminati. Questa edizione ne prevede 17, distribuiti in 11 Regioni. Si comincia dalla Lombardia con i laghi d’Iseo e di Como, per proseguire in Piemonte, Veneto e Trentino Alto Adige con il lago Maggiore e il Garda, il lago dell’Accesa in Toscana, il Trasimeno e il lago di Piediluco in Umbria, il lago di Fiastra nelle Marche, lo Scanno in Abruzzo, i laghi di Cecita e di Ariamacina, l’Arvo e l’Ampollino in Calabria. In Sicilia si terrà un focus sui laghi regionali. In chiusura, i laghi laziali di Albano, Bolsena e Bracciano. I comuni coinvolti saranno circa 300.

“Ad oggi scarichiamo in mare, nei laghi e nei fiumi il 30% delle acque di fogna senza depurarle – spiega Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – un dato che interessa circa 18 milioni di italiani. La Goletta dei laghi viaggia con l’obiettivo di difendere la ricchezza ambientale e sociale dei nostri laghi, per tutelarne le specie vegetali e animali, per informare, sensibilizzare e incentivare le buone pratiche di gestione delle coste e della biodiversità. Lo scorso anno, i nostri tecnici hanno rilevato in sei laghi analizzati 41 punti critici, di cui 32 fortemente inquinati, cioè con una concentrazione di batteri fecali pari almeno al doppio del limite concesso dalla legge. Vogliamo evidenziare i pericoli per gli ecosistemi e per il territorio degli scarichi abusivi e dei deficit di depurazione. Mancanze di cui, purtroppo, si è reso complice il recepimento della direttiva europea 2006/7 che ha reso più permissivi i criteri che determinano la balneabilità”.

Ecco perché per analizzare lo stato delle acque lacustri i tecnici di Legambiente effettueranno oltre 100 campionamenti. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità). Le analisi chimiche sono eseguite direttamente in sito con l’ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nei laboratori mobili il giorno stesso o comunque entro le 24 ore dal prelievo.

Al suo passaggio, la Goletta dei laghi consegnerà, inoltre, come di consueto le bandiere nere, per denunciare forme di abusivismo edilizio e ambientale. Amministratori pubblici, affaristi e manager del mattone che, non tenendo conto della normativa urbanistica, concorrono alla deturpazione dell’ambiente e del paesaggio, si vedranno recapitare questi riconoscimenti, tutti al negativo.

Per promuovere iniziative ed eventi mirati a diffondere e valorizzare sempre di più la tutela del nostro patrimonio lacustre Goletta dei laghi viaggia insieme a Living Lakes Italia, la rete per la salvaguardia e la valorizzazione dei laghi italiani che fa parte del network internazionale Living Lakes coordinato da Gobal Nature Fund. Attualmente aderiscono al progetto 10 tra i maggiori laghi italiani e varie associazioni tra cui Legambiente.

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione” spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – continua Tomasi – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. “Con la nostra attività di comunicazione – conclude il presidente del COOU – cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”.

 

Le tappe della Goletta dei Laghi:

27 giugno- 2 luglio: lago d’Iseo

3-6 luglio: lago di Como

7-13 luglio: lago Maggiore

14-18 luglio: lago di Garda

19 luglio: lago dell’Accesa

20-21 luglio: lago Trasimeno, lago di Piediluco

22 luglio: lago di Fiastra

23 luglio: lago di Scanno

24-25 luglio: Palermo, laghi regionali. Serradifalco/Caltanissetta, Riserva naturale orientale lago Soprano

26-27 luglio: lago di Cecita, lago di Ariamacina, lago Arvo, lago Ampollino

28-31 luglio: lago di Albano, lago di Bolsena, lago di Bracciano

 

I progetti a bordo di Goletta dei Laghi

Sos Goletta

È il servizio messo a disposizione dei cittadini per segnalare tubature che scaricano in mare, o nei laghi, liquidi o sostanze sospette in acqua, tratti di mare o di lago dal colore e dall’odore sgradevoli. Per fare una segnalazione basta inviare una breve descrizione della situazione, l’indirizzo e le indicazioni utili per individuare il punto, le foto dello scarico o dell’area inquinata e un recapito telefonico. Gli SOS si possono inviare via mail, all’indirizzo sosgoletta@legambiente.it o tramite sms e mms al numero 346.007.4114

Guarda il video di SOS Goletta

 

Living Lakes

Promuovere la protezione e lo sviluppo degli habitat naturali, salvaguardare la loro varia flora e fauna, aumentare la conoscenza e il livello di sensibilità nei confronti degli ecosistemi delle aree lacustri e sviluppare in modo sostenibile il turismo e le economie locali. Questi gli obiettivi della rete italiana di Living Lakes, presieduta da Legambiente, che comprende ad oggi 3 associazioni e 10 tra i maggiori laghi italiani. Living Lakes e Goletta dei Laghi viaggeranno insieme per promuovere iniziative ed eventi mirati a diffondere e valorizzare sempre di più la tutela del nostro patrimonio lacustre. http://www.livinglakesitala.it

Animali, Emilia: raccolta fondi Enpa per animali in zone terremotate

La terribile catastrofe in Emilia Romagna richiede il sostegno da parte di tutti. Aiutare gli animali presenti nelle zone terremotate significa anche aiutare i loro proprietari, che privati degli affetti e delle case, trovano nel proprio animale domestico un amore e un calore incondizionato capace di donare loro un po’ di sollievo.

Isotta, il nostro mezzo di soccorso per le gravi emergenze, è partita alla volta delle zone terremotate portando con sè cibo, cure mediche e ripari, ma per sostenere gli animali c’è bisogno anche del tuo aiuto:

per mandare un contributo, che verrà utilizzato per l’acquisto di cibo e cure mediche, puoi effetturare un bonifico bancario IT 39 S 08530 46040 000430 101775 BANCA D’ALBA indicando nella causale: SOS EMILIA.

per inviare cibo, medicinali, cucce e materiali di prima necessità scrivi una mail a comsviluppo@enpa.org. Ti faremo sapere a quale punto di raccolta inviarli.

http://www.enpa.it

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