La Filologia! Sì, la “Scienza dell’antichità”, proprio Lei in carne e ossa, spesso, molto più spesso di quanto non si immagini, ci propina, goccia a goccia, sconvolgenti parentesi di teatrale spettacolarità da fare invidia ai più titolati commediografi di ieri e di oggi. Vediamo l’ultima. In ordine di tempo, ovviamente.

E’ noto ormai il chiasso che, recentemente, è esploso per la scelta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente Gerusalemme capitale di Israele, anche nel rispetto di una proclamata promessa elettorale.

Ieri il rabbino capo di Roma, pur prevedendo il bailamme che avrebbe suscitato e infrangendo ogni prudenza, ha disapprovato la decisione dell’Italia che, all’Onu, aveva bocciato la scelta di Trump. Lo ha fatto attraverso Twitter, il cui post sta diventando virale: «Dal Risorgimento ai concerti di Capodanno – scrive il rabbino capo Riccardo Di Segni – l’inno “nazionale” più amato dagli italiani è il Va’ pensiero, basato sul Salmo 137, in cui gli ebrei esuli rimpiangono Sion. Quando poi gli ebrei tornano a Gerusalemme e ne fanno di nuovo la loro capitale, l’Italia vota contro all’Onu». Il medesimo messaggio è stato poi condiviso e rilanciato in rete anche dalla presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello.

Parallelamente, quasi in risposta all’accanimento con cui si è dibattuto il capitolo Gerusalemme, oggi è stata rilanciata dai media una notizia relativa al ritrovamento di un prezioso sigillo del 700 a.C., che ha del sensazionale. Il Dipartimento israeliano per le antichità ha scoperto, durante gli scavi nella spianata antistante il Muro del Pianto, un reperto delle dimensioni di una piccola moneta in creta, risalente a 2700 anni fa, che conferma la veridicità storica dell’identità di Gerusalemme, quale vera Capitale di Israele. Sul reperto sono riprodotte le figure stilizzare di due uomini situati uno di fronte all’altro, mentre sul sigillo è impressa una scritta in lettere ebraiche antiche con le parole: “Leshar-Ir”, ossia “del governatore della città”. Gli studiosi israeliani, attraverso il procedimento filologico, rilevano che nella Bibbia sono menzionati due ‘Governatori’ di Gerusalemme vissuti in epoche diverse: Yehoshua e Maaseiah.

Entusiasta il commento del sindaco Nir Barkat: “Gerusalemme – ha rilevato – è una delle capitali più antiche al mondo, abitata in continuazione del popolo ebraico per 3000 anni. “E’ un privilegio – ha concluso – imbattersi così in una delle personalità e dei leader che l’hanno costruita e sviluppata”.

Un prezioso sigillo del 700 a.C., dunque, ha reso finalmente giustizia all’amico popolo ebraico e restituito una verità storica alle coscienze.

Gerusalemme sarà, a pieno titolo, non solo Capitale di Israele, ma anche Capitale della religiosità, dove confluiscono e si incontrano i simboli più espressivi delle tre fedi e confessioni trascendenti cui partecipa la grande maggioranza della società umana. La nuova Capitale sarà un luogo di incontro e non di scontro, di pace e non di guerra, di fratellanza e non di odio, di comprensione e solidarietà e non di intolleranza. Ed è proprio questa immensa peculiarità, questa singolarità, di una Città dove regna un’atmosfera unica che caratterizza questo speciale avvenimento di vasta portata storica, perché riteniamo che adesso sia giunto il momento che il mondo riconosca la sovranità nazionale dello Stato di Israele sulle “Alture del Golan”.

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France