Il declino del nostro Paese è ampiamente verificabile. Esso è nato dalla deindustrializzazione rapidissima e dalla mancata sostituzione delle vecchie imprese con nuove attività.

 Occorre qui ricordare anche la politica di sostituzione della perdita di produzione e reddito con le imposte, che ha drogato lo Stato e distrutto l’economia.

 Dal 2009 al 2015 hanno cessato di operare oltre 60.000 imprese manifatturiere.

 Il calo delle attività di manifattura è stato, nello stesso periodo, del 24,5%, il grado di utilizzo degli impianti calato dell’8% dal 2008 al 2013.

 Le aziende agricole sono calate del 32,4% nel lasso di tempo dal 2000 al 2010, in edilizia sono fallite 11.000 imprese e il costo della burocrazia sulle imprese ancora attive è di 31 miliardi di euro l’anno, almeno secondo i dati della CGIA di Mestre.

 Secondo l’ISTAT, poi, il 55% delle famiglie italiane vive in uno stato di deprivazione relativa.

 Tutto questo è nato in quattro momenti: la mancata risposta italiana alla trasformazione degli anni ’70, l’eccesso di tassazione per coprire i “buchi” del bilancio pubblico da presentare a Bruxelles per l’entrata nell’Euro, le pessime privatizzazioni, l’attuale situazione di spartizione delle spoglie di un sistema economico che quasi non esiste più. Dobbiamo evitare che l’Italia divenga una grande “Costa Brava”, dove i pensionati tedeschi vanno a svernare e a mangiare meglio che a casa loro.

 Quindi:

a) Riforma immediata della tassazione sulle imprese, con abbattimenti dell’aliquota applicabile sugli utili d’impresa, modifica delle imposte anticipate sui profitti, la certezza, finalmente, sui crediti di imposta. Le tasse devono essere visibilmente più basse, certe e a lungo, riscosse in due-massimo tre appuntamenti annuali.

b) Far rientrare gran parte delle imprese che sono state delocalizzate all’estero, anche con tassazioni punitive per le loro reimportazioni. Oggi, in Italia, è stata delocalizzata la metà del parco di imprese che c’era nel 1990. La grande impresa è completamente sparita. In cambio del rientro, per cinque anni, sconti fiscali, sostegno ai salari, collaborazione per le infrastrutture. Italy First, per riprendere lo slogan di Trump.

c) Per quel che riguarda le banche, occorre evitare che la liquidità proveniente dalla BCE serva a comprare titoli di Stato ancora protetti dal QE di Mario Draghi, che durerà poco, ma che il sistema bancario sia obbligato a ripartire una quota dei trasferimenti alle imprese e alle famiglie. Le percentuali saranno stabilite dal Governo, anno per anno. Evitare poi che le banche investano troppo nei mercati finanziari esteri che, per alcuni nostri istituti di credito, sono stati esiziali, come è noto.

d) Lo Stato dovrà allora riacquisire una quota di controllo nella Banca d’Italia, dove le banche di deposito italiane saranno progressivamente rese meno determinanti.

e) Una quota di emissione di titoli del debito pubblico verrà riservata alla Banca d’Italia.

f) Per quanto riguarda la struttura dello Stato, sarà necessario rafforzare istituzionalmente l’Esecutivo. De-assemblearizzare la politica. Possibilità quindi, da parte della Presidenza del Consiglio, di modificare l’ordine dei lavori parlamentari, di imporre, se ne è il caso, norme e leggi senza passare dal Parlamento per almeno sei mesi.

g) Poi, Repubblica Presidenziale con il Presidente eletto dal popolo e “confermato” dal voto di un “Comitato Nazionale” di 11 membri i cui nomi, diversamente da quanto accade in Usa, sono noti a tutti. Il Presidente nomina il Governo, può presiederlo se lo desidera, ha poteri di comando sui Servizi, in coordinamento con il Capo del Governo, può proporre progetti di legge e può bloccarli.

h) Abolire quasi tutte le Regioni e accorparle in tre macroregioni: Nord, Sud, Centro. Il personale in esubero verrà progressivamente o trasferito ad altre amministrazioni o rapidamente pensionato. “Verticale del Potere” tra Governo, Presidenza e Regioni.

i) Riforma e immediato potenziamento dei Servizi di Informazione e Sicurezza. Raddoppio delle loro strutture, maggiore autonomia dalla Politica, esplicita finalizzazione di essi nella protezione del sistema economico e, soprattutto, nella ricostruzione di una dimensione strategica italiana nel Mediterraneo e ovunque siano presenti nostri interessi economici e politici.

j) Aumento degli organici e della logistica delle Forze Armate, che devono smettere di fare i crocerossini e i distributori di Nutella e caramelle ai bambini mediorientali e, invece, ricominciare a fare la guerra, esplicita o coperta che sia.

k) Maggiore autonomia del Governo dalle scelte strategiche sia UE che USA. I nostri militari possono e debbono operare autonomamente dalla NATO e dal sistema europeo, quando ciò occorra. Senza far rumore, ma con decisione. Con corpi ad hoc o con alleanze extraeuropee.

l) La politica estera indica sempre quella interna. E la politica estera deve avere il massimo grado di autonomia possibile dai quadri di riferimento tradizionali.

m) L’Italia deve sviluppare dottrine e prassi autonome per quanto riguarda la “guerra ibrida” e la psywar.

n) L’Italia deve costituire, da sola, una sua “Alleanza Mediterranea” con tutti i Paesi del Maghreb e con Israele.

o) Viene messa in atto la recente proposta di Emanuele Emanuele, ovvero la doppia circolazione della Nuova Lira e dell’Euro, che è consentita dai Trattati Europei.

p) Il Nuovo Governo italiano dovrebbe procedere ad una vasta riforma dei Trattati dell’Unione, insieme ai Paesi meno interessati o meno connessi all’economia tedesca, che non è peraltro così dinamica come si crede fuori dalla Germania.

q) Privatizzazione della RAI, salvo una piccola TV di Stato senza pubblicità, sostenuta dal solo canone annuale.

r) Numero chiuso per merito ed esami in tutte le facoltà universitarie, numero chiuso calcolato ogni anno a partire dalle reali necessità di ricambio dei professionisti e dei tecnici in fase di pensione o comunque mancanti. Riduzione delle “sedi staccate” e delle ruspanti università di campagna e clientelari, da chiudere o da accorpare, in rari casi, agli atenei maggiori.

s) Fine dell’autonomia assoluta dei “corpi separati”. I magistrati verranno controllati simultaneamente sia dal CSM che dal Ministero competente, i professori universitari verranno selezionati dai concorsi, ma sempre vidimati dal Ministero della Pubblica Istruzione, le stesse Forze Armate, più di altri settori dell’Amministrazione vessati e immiseriti dalla attuale classe politica, erede delle “molotov” sessantottine, potranno scegliere i loro Comandanti in Capo, che saranno poi “vidimati” dal Ministero competente.

Ecco le prime idee, poi discuteremo anche di altre.

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France</p