Il 14 settembre 2017 avrà inizio l’esercitazione Zapad 2017, che vedrà riunite le Forze Armate della Federazione Russa e della Bielorussia, oltre ad altri più piccoli alleati.

 Sarà una verifica tecnica per la piena interoperabilità tra Forze Russe, Bielorusse e armate della CSTO, ovvero del Kazakistan, dell’Armenia, della già citata Bielorussia, del Kirghizistan e del Tagikistan.

 E inoltre, come osservatori, ci saranno dirigenti militari dell’Afghanistan e della Serbia.

 Tra i possibili candidati al CSTO e alla visione delle operazioni di Zapad 2017 vi è anche l’Iran, che sarà presente con alcuni osservatori non ufficiali.

 A parte la Cina, nella CSTO manca solo l’Uzbekistan per chiudere il cerchio dei fondatori, nel 2001, della Shangai Cooperation Organization.

 E ricordiamo, altro dato geopolitico essenziale, che nel 2013, lo stesso giorno, sono entrati nella Shangai Cooperation Organization l’Afghanistan, l’India, l’Iran, la Mongolia, il Pakistan.

 Il CSTO, quindi, è sostanzialmente la parte legata alla Federazione Russa del blocco strategico che si è fuso, nelle more della lotta antiterroristica e antijihadista, nell’area di interesse, attuale e futuro, della Cina.

 Le manovre di “Zapad” (ovvero Ovest) si svolgono, ma sono già in fase di preparazione avanzata, soprattutto in Bielorussia, con almeno 100.000 militari tra russi e alleati, con 13.000 militari russi, 280 pezzi di artiglieria pesante e 25 aerei militari, sempre russi.

 Nessuna notizia utile sulle presenze degli alleati di Mosca.

 Zapad 2013 era peraltro  stato più imponente, con almeno 75.000 militari russi ufficialmente dichiarati e molti altri da parte degli alleati della Federazione.

 Se poi calcoliamo un 24% in più rispetto alle cifre ufficiali, mettendo nel conto gli uomini del GRU, il Servizio Segreto militare, le ampie strutture della “guerra coperta” russa, quella detta impropriamente ibrida, le forze degli altri Servizi alleati, quelle della infowar e anche della guerra elettronica, siamo appunto a circa 125.000 tra soldati e ufficiali.

 In Bielorussia gli operativi di Mosca non dovrebbero comunque superare i 3000 elementi, tra i quali quelli della divisione aviotrasportata di stanza a Pskov e un’altra divisione, operante solitamente nel quadrante occidentale delle forze russe.

 Le aree di manovra dell’esercitazione attuale sono appunto la Bielorussia, il Baltico, la Russia occidentale, infine l’exclave di Kaliningrad, la vecchia Koenigsberg di Immanuel Kant,  e il comando sarà unico e a piena maggioranza russa.

 La città di Kant è ritornata ad essere centrale nel sistema militare russo dopo la guerra del 2008 in Georgia, ed è in questa area che il sistema militare di Mosca può pianificare operazioni interforze ad alta capacità di penetrazione nelle linee nemiche.

 L’Oblast di Kaliningrad può oggi colpire, sempre e comunque, anche a distanze di oltre 300 chilometri.

 Dall’agosto 2016 sono presenti in area i missili antinave Oniks, (ovvero, in codice NATO, SS-N-26 Strobile) velocità Mach 2, che vengono lanciati anche dagli Hezbollah, dall’Indonesia, dalla Siria, naturalmente, e anche dal Vietnam.

 Poi, a Kaliningrad sono anche presenti gli Iskander, (codice NATO SS-26 Stone) missili tattici balistici da 415 km. di gittata,  nella versione per le Forze russe, vettore che elude bene i Patriot e le reti THAAD nordamericane già dislocate in Cechia e  Polonia.

 Il THAAD, lo ricordiamo qui, è il Terminal High Attitude Area Defense, e si tratta di un sistema Usa di protezione da attacchi missilistici a corto e medio raggio.

 Sia Oniks che Iskander che Kalibr, (codice NATO SS-N-27 Sizzler) un missile antinave e per attacco a terra, sono tutti adattabili all’armamento con testate nucleari, come peraltro è già definito nella catena di comando dell’11° Corpo d’Armata Russo, formatosi proprio a Kaliningrad nel 2009.

 Kaliningrad è, nella percezione della minaccia NATO e occidentale tipica dei Decisori russi, il centro di un arco, centro ormai tra i più evoluti del sistema di difesa di Mosca, che va dall’Artico al Mare di Barents, poi  al  Baltico e alla Transnistria fino alla Crimea e al Mar Nero.

 Sull’Artico il problema è chiaro: tutti i missili di attacco e di risposta verso gli Usa, per la Russia, passano soprattutto da lì.

 Dalla Penisola di Kola, la Flotta del Nord, la più potente delle cinque flotte russe, avrà comunque facile accesso agli oceani mondiali attraverso le acque artiche.

 La programmazione di Putin da qui al 2030 è, non a caso,  tutta incentrata sia sulla potenza navale che, in particolare, sulla Flotta del Nord.

 Per Mosca, la presenza di idrocarburi nell’area e la pressione degli occidentali nella Rotta tradizionale del commercio russo, quella settentrionale e artica, sono vere e proprie minacce dirette e esplicite  alla sovranità nazionale.

 La Northern Sea Route, secondo la normativa legale russa, va dal mare di Kara, intorno alla Siberia, fino allo Stretto di Bering, e circonda dalla parte russa tutto l’Artico.

 L’area fa parte della “Zona Economica Esclusiva” della Federazione Russa.

 In Transnistria, poi, Mosca vede soprattutto minacce alla sua piena libertà di manovra militare.

 Ci sono 2000 soldati russi ancora operanti su quel piccolo territorio, che alcuni dirigenti della NATO vedono come il prossimo punto di tensione tra l’Alleanza e la Federazione Russa.

 E’ stato infatti proprio Philip Breedlove, SACEUR della NATO fino al Maggio 2016, che ha fatto notare come la Russia tenda a raccogliere vaste forze al confine tra la Moldova e la Transnistria, per annettersi la piccola ma importante regione.

 E’, infatti,  questo territorio mezzo rumeno e mezzo russo il punto principale di passaggio dei rifornimenti e della logistica per le forze russe che siano eventualmente operanti sul fronte occidentale, verso l’Europa.

 Nella logica dei diplomatici e dei governanti occidentali, la presa russa della Crimea implica quindi direttamente l’attacco all’Ucraina intera.

 Un errore grave. Putin non ha alcun interesse a creare ulteriore tensione con l’UE e gli Usa, ma vuole semplicemente affermare un controllo efficace sulla sua area di influenza, che deve essere ben separata da quella degli alleati degli Usa, della NATO e della Ue.

 Putin non vuole affatto espandersi, inglobando aree pericolose e che è inutile “tenere” militarmente, ma vuole eliminare la minaccia occidentale, soprattutto quella “coperta”, dai Paesi che confinano con la Federazione Russa.

 In ogni caso, in un eventuale scontro con la NATO, per la Russia Kaliningrad è il punto inevitabile di raccolta di dati per l’intelligence del Fianco Nord, soprattutto se Mosca non potrà appoggiarsi alle sue vecchie basi in Bielorussia.

 Qualora ci fosse una guerra, le strutture dell’Oblast di Kaliningrad sarebbero quindi autorizzate a destabilizzare politicamente ed economicamente  e poi ad attaccare i siti antimissilistici in Polonia.

 Nella dottrina russa, non c’è  quindi molta differenza tra coercizione militare e tradizionale containment.

 Una quota della minaccia viene sempre messa in opera.

 D’altra parte, sono proprio le forze di Kaliningrad a impedire l’uso senza limiti, da parte della NATO, del Mar Baltico, oltre a bloccare la penetrazione, attraverso eventuali attacchi missilistici, alle forze NATO di terra che volessero passare attraverso gli stretti baltici.

 Peraltro, alcuni decisori militari occidentali hanno teorizzato esplicitamente la “presa di Kaliningrad” come compensazione per la acquisizione russa della Crimea.

 Ecco un altro elemento da mettere nel conto nel quadrante della operazione Zapad 2017, una manovra congiunta che, lo ricordiamo, si ripete, con differenti tipologie, ogni quattro anni, dal 1999.

 I quattro principali comandi operativi delle forze russe (Est, Centrale, Caucaso, Occidentale) sono stati tutti allertati, come è ovvio, ma la finalità di Zapad 2017 è soprattutto una, a parte quella dichiarata dal comando russo, ovvero di “fare pianificazione comune con gli alleati, sviluppare una tattica di comando comune e di formazione avanzata delle truppe”.

 Ovvero, il fine strategico di Mosca è quello di limitare la presenza di truppe NATO nell’Europa dell’Est, rendere meno facile il legame tra l’Alleanza e le classi dirigenti locali e periferiche a Mosca, evitare, e questo è un tema essenziale, i tentativi di regime change tramite azioni come le rivoluzioni colorate o, peggio, le varie primavere, destabilizzare infine le reti, che Mosca ha già in gran parte individuato, di sovversione filo-NATO nei Paesi ancora legati alla Russia dalla CSTO e, più largamente, dalla Shangai Cooperation Organization.

 Zapad 2017 è soprattutto una operazione anti-destabilizzazione politica e militare, che potrebbe, e la osserveremo attentamente, portare all’uso di nuove tecniche per la destrutturazione delle reti coperte occidentali nell’Est.

 Inoltre, e la cosa non può certo meravigliarci, Zapad 2017 sarà una ottima palestra per le forze speciali sia russe che bielorusse.

 Peraltro, l’esercitazione è anche finalizzata a dire all’alleanza Atlantica che non ci deve nemmeno provare a minacciare la Bielorussia.

 Ma, sul piano legale, storico e strategico, il punto centrale del ragionamento russo è, anche per Zapad 2017, l’assoluta illegalità del bombardamento NATO della Serbia del 1999, non a caso l’anno dell’inizio delle esercitazioni congiunte dette  “Ovest”.

 E’ stato il bombardamento di Belgrado e la legittimazione degli islamici bosgniacchi di Alja Izetbegovic, oltre che la palese illegalità delle operazioni in Kosovo, a far “aprire gli occhi” ai russi.

 Mosca non si fida più, da quel momento, dell’Occidente, e non lo manda certo a dire.

 Le operazioni di “Ovest 2017” sono state comunque già programmate nelle esercitazioni fin dallo scorso Aprile, quando le forze speciali di Russia e Bielorussia si sono mosse insieme nella regione di Vitebsk, in un’area di azione grande 12.000 chilometri quadrati.

 Forze Speciali, operativi con ruoli politici e informativi, la guerra russa sta dunque cambiando, non è più lo schieramento delle ottocentesche divisioni del peraltro brillante generale sovietico Shaposhnikov.

 Tra l’11 e il 16 Maggio ultimo scorso, la 106° Divisione Aviotrasportata russa, di stanza a Tula, è arrivata a Brest e, in rapporto con i reparti bielorussi, ha svolto esercitazioni finalizzate a bloccare  delle “formazioni armate illegali”.

 Sempre in ambito Zapad 2017, sono stati compiuti esercitazioni di guerra elettronica, chiaramente contro un avversario statuale, anche se non è impossibile che “Ovest” abbia dedicato operazioni minori contro le azioni elettroniche e di Signal Intelligence che, oggi, si ritrovano spesso anche nelle operazioni dei gruppi non-statuali.

 Quindi, protezione delle periferie della Russia, che sono peraltro quelle demograficamente e economicamente significative, protezione delle vie di uscita russe sia per quanto riguarda la sicurezza strategica che per quella commerciale, quindi protezione degli hotspot, come appunto la Crimea, che permettono una linea diretta con l’Europa.

  E se ritrattassimo la sicurezza dei confini tra NATO e Federazione Russa con nuovi criteri?

 

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France