Da Prima Pagina News. Roma,  Con nota del 19 maggio scorso (ma con ben 20 giorni di ritardo rispetto al regolamento di giustizia) il Tribunale Federale della Federazione Italiana Danza Sportiva ha finalmente fissato l’udienza del maxi processo “Danzopoli 2.0” che prenderà il via domani 16 giugno, presso la Curva Sud dello Stadio Olimpico.

L’avviso di convocazione muove dal deferimento della Procura Generale dello Sport del CONI e coinvolge il Presidente Federale in carica, Dott. Michele BARBONE, e altri 11 tra consiglieri, dirigenti, ex-dirigenti e 1 dipendente federale con l’accusa di aver “consentito ad un soggetto radiato di svolgere attività federale, condividendo iniziative e strategie con lo stesso”, oltre ad una grave accusa di “falsa testimonianza” (art. 472 cp) a carico del Presidente Barbone le cui dichiarazioni rese alla Procura sono risultate non corrispondenti alla verità dei fatti, documentati dalla Super Procura.

Un grande “bailame” che investe nuovamente il mondo della Danza Sportiva, complice l’ennesima attività del radiato ex Presidente Federale Ferruccio GALVAGNO, colpito nel 2012 da radiazione a vita con decisione confermata dal TNAS ma con evidente volontà di rimanere e fare business “della danza”.

L’intervento della Giustizia  Federale non calma tuttavia gli animi delle parti incolpate, o almeno non di tutte; risultano infatti presentate al CONI (al Presidente Malagò, al Segretario Fabbricini e alla nuova Giunta Nazionale) espresse richieste di intervento immediato nell’ambito dei loro “doveri di vigilanza e controllo verso le FSN” per verificare l’effettiva imparzialità del Tribunale Federale i cui componenti sono stati appunto nominati solo nel febbraio scorso proprio da buona parte dei Consiglieri a processo, in primis dal Presidente Barbone.

Le preoccupazioni sono per il leso principio di Giustizia Sportiva del “giusto processo”, quale garanzia di assoluta terzietà del giudice, ovvero un’effettiva “equidistanza dello stesso con le parti in causa”. Distanza che pare davvero ravvicinata invece tra il Presidente del Tribunale Federale e il consulente legale della Federazione che difende gran parte dei Consiglieri in carica nel processo in questione e ancora più “stretta” la si può leggere se si riflette sul fatto che gli stessi Consiglieri hanno scelto i propri giudici (con la nomina del 19 febbraio appunto).

Questa è la procedura per la nomina degli organi di giustizia sportiva di ciascuna Federazione, nulla quaestio. Ma se alla sbarra troviamo gli stessi soggetti che hanno selezionato e scelto i componenti del Tribunale Federale, assistiti dall’avvocato che ha espresso pareri al Consiglio Federale in ordine ai profili da scegliere, è facilmente intuibile come la “Giustizia Sportiva” rischi di non essere equa.

Dal canto il “Palazzo di vetro CONI” decide di non rispondere e di attendere l’esito della Giustizia Sportiva, comunque vada. La questione è spinosa ma intervenire (ricusando il Tribunale Federale ad opera della Procura Generale dello Sport ad esempio?) potrebbe rappresentare un precedente imbarazzante per tutte le controversie con incolpati i componenti dei Consigli Federali delle FSN.

La questione è bollente e resta in mano al Dott. CATALDI quindi, che laddove ritenga fondati i motivi di doglianza degli incolpati “deboli”, dovrà farsi garante scrupoloso di un’attenta analisi della sentenza del Tribunale e portarla ai successivi gradi laddove risulti di evidente iniquità per le parti in causa.