XiJinping, nelle more del 19° Congresso Nazionale del Popolo Cinese, vuole costruire una vasta classe media;  e le classi intermedie sono l’ancora di tutti i sistemi politici, ed eliminare le “peggiori forme di povertà”, per usare la terminologia stessa di Xi.

 I dati economici sono comunque confortanti: entro il 2020, il prodotto interno lordo dovrebbe superare i 13 miliardi di Usd; ma quello che più ci interessa è la nuova direzione dell’economia  e della politica cinesi.

 Non più grande manifattura mondiale a basso costo, che utilizza i suoi vantaggi competitivi sul costo della manodopera e per le materie prime ma, oggi, la Cina come paese leader della nuova globalizzazione, che internazionalizza la sua economia puntando sulle tecnologie evolute e sui prodotti ad alto valore aggiunto.

 Grande classe media, in Cina, vuol dire il mercato più grande del mondo, ma soprattutto vuol dire che, finita la globalizzazione come americanizzazione, nel mondo attuale, avrà inizio la seconda internazionalizzazione che avrà al centro Pechino, il che produrrà  uno straordinario impatto geopolitico.

 Per arrivare a questo risultato, XiJinping non imita le procedure dell’Occidente.

 Se, per rinvigorire l’economia, la Cina si lanciasse in una supply-side economics, una economia incentrata sulla domanda, nella domanda stessa rimarrebbero impigliate tante aziende obsolete, che invece la “linea di XiJinping” vuole eliminare rapidamente.

 Se, oggi, la Cina vale il 30% della crescita mondiale, l’attuale dirigenza di Pechino vuole ristrutturare il proprio sistema produttivo per finanziare le imprese a tecnologia evoluta, ovvero quelle che non soffriranno a causa della prossima crisi globale.

E’ a questo fine che è stata abbandonata la politica del “figlio unico” e, soprattutto, procede spedita la lotta contro la corruzione.

La corruzione è il vero blocco allo sviluppo: in tutto l’Oriente, la corruzione, che è massima, si rivela per quello che è: un trasferimento netto di risorse, spesso essenziali per lo sviluppo economico,  dalla produzione alla rendita politica.

XiJinping vuole eliminare questa rendita, come le altre, per trasferire i capitali assorbiti dalla rendita improduttiva verso la  produzione.

 E vi è un collegamento tra nuova globalizzazione e lotta alla rendita: la Cina penetra nel mercato-mondo tanto meglio quanto non ha costi aggiuntivi per la rendita politica, mentre ogni chiusura commerciale al proprio interno favorisce, inevitabilmente, la corruzione, ovvero la protezione politica di un mercato unicamente nazionale.

 Per non parlare delle crisi di sovrapproduzione che colpirebbero la Cina se essa si chiudesse al proprio interno e non ricostruisse, ora che gli USA proteggono la loro vecchia  globalizzazione, una nuova mondializzazione economica incentrata solo su Pechino.

Per inciso, la Cina sostiene  oggi 2,6 milioni di posti di lavoro negli USA e non ha alcun interesse a sostituire gli USA nel Trans-Pacific Partnership, ora che gli Stati Uniti di Trump se ne sono andati da quel trattato.

 Il TTP era stato creato da Obama per chiudere commercialmente la Cina, e molte delle normative interne non favorisconocerto  l’economia di Pechino.

 La Cina, invece, continuerà a partecipare al RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) e alla FTAAP (Free Trade Area of the Asia Pacific).

 Peraltro, questa nuova internazionalizzazione avrà anche una nuova linea politico-strategica, che verrà elaborata dalla Commissione Centrale per lo Sviluppo Civile-Militare Integrato, presieduta dallo stesso XiJinping.

 Ovvero: una economia che protegge la propria proiezione di potenza nel Pacifico e che, poi, si distende ai due lati della futura Road and Belt Initiative.

Il progetto della “Iniziativa”, come è noto, intende collegare l’Asia con l’Europa e l’Africa.

 In tre anni, dal 2013 ad oggi, le imprese cinesi hanno costruito 56 zone di cooperazione economica e commerciale in 20 Paesi della “Iniziativa”, con un investimento complessivo di 19 miliardi di Usd.

 Ovvero, la Cina si integra oggi con il resto dell’Asia per evitare di essere, anche dal punto di vista strategico e militare, strozzata da un territorio desertico ad Est e da un’area di difficile tenuta a Nord.

 Ecco come la Cina attuale vuole quindi far uscire dalla povertà una parte della sua popolazione: integrandosi con il resto dell’Asia e, poi, diventare il riferimento globalizzatore anche per l’Europa e l’Africa.

 Se l’America non intende più essere il collante della integrazione dei mercati, questo ruolo sarà allora  quello della Cina futura.

 Ecco perché la parola-chiave delle due Sessioni del Congresso del Popolo è stata “apertura”.

Apertura come internazionalizzazione, dopo che, dal 1 ottobre 2016 il renmimbi è entrato nel “paniere” del FMI, dopo l’integrazione di fatto tra finanza cinese e britannica, che si rafforzerà dopo la Brexit,  dopo sviluppo delle aziende Usa e europee sul suolo cinese che, ormai, le rende dipendenti dal mercato interno di Pechino e non solo dal regime delle esportazioni.

 Si spiega così la difesa che XiJinping ha fatto, a Davos, della globalizzazione contro il protezionismo.

 E la trasformazione del mercato interno cinese, con la sua dimensione, può rappresentare il nuovo ciclo di sviluppo delle imprese ad alta tecnologia Usa e europee, alle quali la Cina farà rapidamente concorrenza.

 E, ricordiamoci, la difesa da parte di XiJinping della globalizzazione vale anche per la UE, non solo per gli USA di Trump.

 Anche l’Europa è una grande area di protezione commerciale, non dimentichiamolo.

 Se l’UE cadrà in pezzi, si riproporrà per ogni membro una politica ad hoc di entrata nel mercato-mondo, senza le sicurezze di Bruxelles, ma allora occorreranno classi politiche di ben altra fattura che non quelle attuali.

E’ qui il caso di ricordare come il governo polacco abbia bloccato la realizzazione di un interporto presso Lodz, punto di snodo della “Iniziativa” cinese, perché esso “minerebbe gli interessi nazionali polacchi”.

 Il sovranismo, come oggi lo si denomina, è certamente un pericolo anche per la Cina di XiJinping.

E, in ogni caso, la linea politica di Pechino fa corrispondere la nuova globalizzazione con la “multipolarità”, ovvero la fine del vecchio bipolarismo Usa-Russia e l’emergere di un sistema a tre, con la Cina, ma con molti altri attori, in futuro.

 E questo riguarda, più che Washington, l’Unione Europea, che sembra non capire sia la forma dei nuovi poteri mondiali, che non possono prescindere da una componente strategica e militare, ma che non possono  nemmeno presentarsi come semplici aree di protezione delle merci, come l’UE.

Sia Xi che Zhang Gaoli, vice-Premier e membro del Comitato Permanente del PCC, tendono ad una economia sul lato dell’offerta, come ai tempi della Thatcher e di Reagan, ma con una variante socialista essenziale: le risorse che si risparmiano dalla razionalizzazione dell’offerta devono essere direttamente investite nella modernizzazione rapida del resto dell’economia, che deve essere innovationdriven, guidata dall’innovazione.

D’altra parte, secondo alcune previsioni, nel 2050 il PIL degli attuali Paesi in Via di Sviluppo potrebbe rappresentare il 60% del PIL mondiale, mentre già oggi i Paesi asiatici, a parte il Giappone, sono la maggiore fonte di investimenti esteri del mondo.

 Per ora, i capitali asiatici vanno soprattutto in UE e in USA, per essere investiti razionalmente ma, in futuro, ed è questo il progetto di XiJinping, potrebbero essere investiti direttamente in Cina o nelle aree della “Iniziativa”, per poi diramarsi nell’Europa e nell’Africa in cui la Road and Belt permette di arrivare.

 Ed è questo il modello geopolitico con il quale comprendere la apertura alle imprese italiane nella Harbin Comprehensive Bonded Zone, nella regione governata da Lu Hao.

 E’ una questione che riguarda direttamente chi scrive, che è stato chiamato a coordinare tutti gli investimenti italiani nella HCBZ e nel resto della provincia dello Heilongjang.

 Le aziende nella Bonded Zone riguardano soprattutto alcuni  settori: il commercio internazionale e le fiere internazionali, le aziende di processamento del cibo e di import-export, la logistica e le tecnologie per il magazzino, Ricerca e Sviluppo per i nuovi servizi e il commercio.

 Per il Commercio Internazionale, la Zona si interessa soprattutto a mostre e mercati, E-Commerce, Mostra e Mercato delle opere d’arte, commercio parallelo delle auto.

 Per la logistica, la Bonded Zone è interessata soprattutto a divenire sede delle compagnie integrate di logistica e immagazzinamento;  oltre alle imprese che si occupano della catena del freddo.

 Per le aziende ad alto valore tecnologico, la Zona richiede soprattutto una manifattura specialistica di settore per i nuovi materiali  e le tecnologie per l’informazione elettronica.

 Per l’R&D, la Zona seleziona aziende di testing, di leasing finanziario, costruttori di reti per Big Data, outsourcing di servizi.

 La prima fase del lavoro che mi è stato commissionato riguarda il commercio internazionale e il food processing, il machine processing, i prodotti informatici per le aziende, la lavorazione di materiali forniti da clienti esteri, le aziende di import-export.

 La Cina è molto  interessata al food processing italiano, il più evoluto al mondo, sia per quel che riguarda le imprese già presenti in Cina che per le nuove.

Le politiche preferenziali della HCBZ per le imprese italiane, sia per quelle selezionate da me  che per le altre sono soprattutto fiscali.

 La tecnica di queste linee di riduzione è complessa, e ne parleremo in un prossimo articolo.

 Non vi sono quote per i beni che entrino o escano dalla Zona, i beni immagazzinati nella HCBZ non hanno limitazioni temporali di legge, i beni possono circolare liberamente entro la Zona.

 Inoltre, i beni in entrata o in uscita dalla HCBZ  non passano dalle procedure ufficiali  per gli Scambi Esteri, mentre i beni prodotti nella Zona possono essere prezzati sia in renmimbi che in valute estere.

 La quarantena è molto ristretta, e vale solo per alcune tipologie commerciali, mentre i controlli di qualità valgono solo per i beni con il marchio “made in China” o per quelli che hanno marchi registrati in Cina.

 Per gli affitti dei capannoni il governo della regione e della HCBZ gestisce una politica  specifica, fino ad un massimo di tre anni di affitto gratuito.

 Se poi le aziende italiane vogliono comprare i diritti all’uso dei terreni, che durano di solito 50 anni, o costruire le fabbriche in proprio, il governo può scontare fino a un massimo del 30% sul prezzo del terreno.

La Zona, decisa dal Consiglio dello Stato Cinese il 7 marzo del 2016, ha già le infrastrutture completate per 1035 chilometri quadrati.

 Tutti i servizi primari, strade, elettricità, acqua potabile, sistemi di comunicazione, fognature sono già terminati e pronti all’uso.

In Febbraio la Zona ha avuto la sua fiscalità autonoma e, nel Marzo di quest’anno, la HCBZ ha iniziato a funzionare.

 Le tipologie di rapporto tra la Zona di Harbin e le aziende italiane sono di tre tipi:

  1. Affittare costruzioni per la produzione standard, come l’immobile-tipo a quattro piani, già in fase di completamento oggi, che sarò dedicato alle imprese per l’elettronica e per il processamento, soprattutto nel settore food. Sarà finito e operativo alla fine di Giugno.
  2. Affittare officine di tipo standard. Si tratta di grandi strutture (16492 metri quadri per piano, e sono ben quattro piani) con autonome catene per il freddo. E’ poi in fase di costruzione la “Grande Fiera per gli Scambi e il Commercio” che avrà a disposizione tutti i servizi utili: agenzie per l’import-export, trasporti internazionali, verifica dogane; e si tratta di una struttura che diminuirà grandemente il rischio d’impresa nell’investire in Cina.

Poi, le imprese italiane potranno investireanche  per costruire le loro officine e costruzioni nella Zona.

 Le aziende italiane potranno comprare il terreno e avere il diritto di uso cinquantennale.

 E infine le nostre aziende nazionali potranno fare investimenti insieme alla HCBZ.

 A questo fine la Zona di Harbin invita chi scrive, Giancarlo Elia Valori e le imprese italiane che saranno interessate all’offerta a visitare la HCBZ. Sarà, sia per la Cina che per i nostri imprenditori, una operazione “win-win”.

 La Zona, sul piano commerciale, è interessante: la HCBZ è il punto di partenza della Via della Seta nell’Heilongjang, può connettere 25 porti commerciali nello stesso momento, e ha una zona di logistica diretta specificamente verso la Russia.

 La ferrovia commerciale di Harbin collega 17 stazioni similari in tutta la Cina, la ferrovia verso Amburgo arriva in 15 giorni in Germania e il “Cina-Russia Express” mette 8-10 giorni ad arrivare a Yekaterinenburg.

 Il canale terra-mare Harbin-Suifenhe-Russia-Asia è già stato aperto, da Suifenhe i beni possono essere stoccati vero la Russia o inviati al porto di Busan in Corea.

 Su terra, i cargo arrivano in 11 ore a Manzhouli, 7 giorni per Yekaterinenburg, 9 giorni per Mosca.

 Quindi, la HCBZ possiede, ancora in fase di completamento:

  1. La zona dei servizi, con tutte le funzioni di clearance commerciale,
  2. La Zona per le operazioni portuali, che mette insieme tutte le funzioni di immissione sui mercati,
  3. La Zona per le imprese di processamento,
  4. L’area per la Logistica,
  5. La Zona per il supporto alle imprese

Ecco, è un nuovo progetto che può dare fiato alle nostre migliori aziende e internazionalizzare i nostri prodotti, che è uno dei punti critici del nostro attuale sviluppo economico.

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France