Se l’albero si vede, come dice il Vangelo, dai suoi frutti, il leader politico si vede dai suoi collaboratori.

Nel governo finora studiato e nominato da Trump pochi i provenienti  del Partito Repubblicano, ennesima verifica della caduta della forma-partito in Occidente, struttura che rinascerà comunque in altre forme, molti i militari, tra i più tacitamente irritati dalle politiche di Obama, molti ancora i super-ricchi.

Ma strana è la presenza nel cabinet trumpiano solo del presidente dello stesso Partito Repubblicano Reince Priebus, nel ruolo di capo dello staff.

Se il governo è delle élites, valgono quindi ancora le élites politiche.

Ma, per capire meglio la struttura e il futuro decision making della Presidenza di Donald Trump bisogna approfondire lo studio delle personalità di chi è stato eletto prima del 20 Gennaio, data dell’insediamento ufficiale.

  Michael Flynn, primo tra i nominati, e non a caso, sarà il capo della sicurezza nazionale.

Flynn ha una personalità complessa: nato nel 1958, è stato, alla fine della sua carriera nelle armi, direttore della Defense Intelligence Agency fino all’agosto 2014.

E’ l’Agenzia di informazioni militari primaria per l’estero, che pare abbia 17.000 circa operativi all’estero, di cui oltre il 65% sono civili.

Flynn pubblicò, nel 2010, un rapporto polemico sull’intelligence operativa in Afghanistan, “A Blueprint for making intelligence relevant in Afghanistan” evidente segno che i Servizi USA operanti in quel paese non erano efficienti.

Flynn è stato anche assistente direttore della National Intelligence, nonché  senior officer del Joint Special Operations Command.

Dovette però ritirarsi quando affermò, anche all’interno delle amministrazioni, che l’America era meno sicura oggi di quanto non lo fosse prima del 9/11; e che la narrazione da parte di Obama di una Al Qaeda ormai ridotta al nulla era falsa e pericolosa.

Ma la vera rottura con la presidenza di Barack Obama avvenne quando Flynn  polemizzò sulla lentezza con cui Obama voleva sostenere l’opposizione antijihadista in Siria, favorendo di fatto la crescita di Al Nusra e di tanti altri gruppetti del jihad, bastava infatti solo  che combattessero il “tiranno” Bashar el Assad.

Esattamente la linea, folle, di Hillary Clinton.

Flynn, dopo il ritiro, ha costituito una piccola società, la Flynn Intel Group.

Sempre riguardo all’intelligence, che è giustamente al primo posto nei pensieri di Trump, diversamente dai nostri ameni governanti che la usano per le loro lotte interne, Il President-elect Trump ha nominato come direttore della CIA il deputato repubblicano Mike Pompeo.

Di evidenti origini italiane, è tuttora un membro del Tea Party Movement dentro il Partito Repubblicano, è anche rappresentante dello stato del  Kansas.

E’ il solito avvocato, tanto per confermare la vecchia battuta di Alexis  De Toqueville, che appunto l’America è un Paese dominato dagli avvocati.

E’ stato editor della Harvard Law Review e si è laureato appunto ad Harvard, ma prima ha frequentato West Point, primo della sua classe; e in seguito ha controllato, come ufficiale di cavalleria, la Cortina di Ferro prima del crollo del Muro di Berlino.

Il suo ultimo incarico militare è stato nella Guerra del Golfo.

Ha anche fondato la Thayer Aerospace and Private Security, poi ridenominata Nex-Tech Aerospace, per poi diventare presidente della Sentry International, una impresa che fornisce le attrezzature per la escavazione e gestione dei pozzi di petrolio.

Ha promesso al Presidente eletto di “rimandare indietro” l’accordo con l’Iran per il nucleare.

Trump giustamente sa che il controllo del nucleare è essenziale per la proiezione di potenza di qualsiasi Paese, mentre noi ci siamo fatti sfilare via il nostro ottimo sistema nucleare tramite un miserabile referendum sull’onda isterica dei fatti di Chernobyl, che nulla avevano a che fare con il nucleare ma molto con la autodistruzione del sistema sovietico.

La truffa era nel modo e, soprattutto, nel tempo.

Poi comunque non si devono fare referendum su questioni complesse e di grande rilevanza nazionale. E’ una nota per la prossima riforma della Costituzione.

Insieme a Mike Pompeo è stato nominato l’Attorney General, anche lui un politico, Jeff Sessions.

E’ stato anche Attorney, procuratore, varie volte nel suo Stato, l’Alabama.

Sicuramente Trump lo ha selezionato perché è stato il più importante rappresentante, al Congresso, della lotta all’immigrazione illegale.

Sostenitore della guerra in Iraq, ha imposto una normativa per aumentare a 100.000 Usd la concessione alle famiglie dei caduti, mentre è un sostenitore delle leggi più restrittive sull’uso delle droghe e sulla santità della vita, fin dal concepimento, il che sarebbe ovvio ma per molti non lo è più.

  Non crede, e fa bene, alla retorica del climate change, che è l’estensione errata, nel tempo, delle tendenze particolari di una fase del clima. Un errore di matematica, oltre che di ecologia.

Reince Priebus, il capo del Partito Repubblicano, è stato poi nominato capo dello staff di Trump.

Perché il Presidente del Partito che ha aborrito la candidatura di Trump fin dall’inizio è stato  nominato in una posizione così importante dalla prima vittima del Partito, il nuovo Presidente? Vediamo.

Reince è un procuratore e un politico americano presidente del Republican National Commitee.

Padre di estrazione tedesca e madre di origini greche, non si è laureato direttamente in Giurisprudenza, ma prima  in Inglese e Scienze Politiche.

In politica, ha cercato di accordare il Tea Party Movement con la linea maggioritaria del “vecchio” Partito Repubblicano, e ha affermato, prima che venisse utilizzata come strategia vincente da Trump, la linea che il Partito va “ da costa a costa” e che non considererà più la logica, perdente, degli Stati Blu  denocratici e Rossi repubblicani.

Un partito unito anche con il Tea Party e con le frange tradizionalmente conservatrici  alla linea attuale dei Repubblicani.

Ancora, Stephen Bannon è stato presidente esecutivo di un sito importante nel dibattito politico americano, http://www.breitbart.com, che ha sedi in California, Londra, Gerusalemme e Texas.

E’ un sito solitamente molto bene informato, che si occupa molto spesso di sicurezza nazionale e di “big government”.

Stephen Bannon è un uomo d’affari che si è sempre occupato di media,e che è diventato il CEO della campagna elettorale di Donald Trump.

Breitbart è da sempre ritenuto negli USA una rivista online di “estrema destra”, ma in effetti appare come un ben informato sito conservatore.

Ora, lo ricordiamo, è stato nominato chief strategist del gabinetto di Trump, una carica molto ampia ma che può comunque indirizzare anche gli altri membri dell’inner Cabinet.

 Bannon  ha iniziato in Marina, divenendo assistente speciale del capo delle operazioni in Pacifico.

 Dopo, Bannon è andato a lavorare a Goldman Sachs come banchiere di investimento e, in seguito, Bannon e alcuni suoi colleghi si sono staccati  da Goldman per fondare una “boutique finanziaria”, una banca d’affari, specializzata nei media.

E’ stato Bannon, per esempio, a negoziare la vendita di Castle Rock a Ted Turner.

Nel 1998 la Bannon and co. È stata comprata da Societè Générale.

Poi, il Nostro diventa produttore di ben 18 film a Hollywood, producendo tra gli altri un documentario su Ronald Reagan e aderendo, ancora uno di questi nel team di Trump, al Tea Party.

I Tea Parties, lo ricordiamo, fu un movimento che nacque nel 2009 a difesa del libero mercato e delle tradizionali libertà americane; e dedito a una forte polemica contro l’eccesso di tassazione.

 Bannon è poi stato fondatore del Government Accountability Institute, che verifica l’efficacia dei governi Usa rispetto ai programmi annunciati alle elezioni.

Poi, l’avventura con il Breitbart come sito internet.

Trump l’ha nominato perché vuole una comunicazione integrata delle sue politiche, che saranno molto diverse da quelle dell’America attuale, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la NATO, che va riequilibrato tra europei e Usa, e la comunicazione riguardo e contro il mondo islamico.

 Ma il vero leader della compagine di Trump alla Casa Bianca è il genero, Jared Kushner, proprietario delle Kushner  Companies e che edita il settimanale di New York Weekly Observer.

Jared ha proseguito, come Trump, il mestiere del padre come operatore immobiliare.

E’ un ebreo ortodosso cresciuto nel New Jersey, nel 2003 si laurea con lode dall’Harvard College in sociologia, poi la solita laurea in Legge alla New York University.

Il suocero  Donald Trump lo ha nominato nella campagna elettorale  per le attività digitali e internet, è Jared che  ha probabilmente scelto il governatore Mike Pence come vice-Presidente,  Kushner, insomma, è stato un consigliere completo, via via che la campagna entrava nel vivo, per Donald Trump.

Sarà probabilmente lui il vero insider del governo di suo suocero, intanto le stanze e le cucine della Casa Bianca sono già state trattate per il kasherut.

Il 45° Presidente degli USA, Donald Trump, ha in politica estera due obiettivi primari: abbandonare l’Europa, progressivamente, al suo destino e ricucire il rapporto con la Federazione Russa di Putin.

Il nuovo Segretario di Stato Rex Tillerson, il CEO e Presidente di ExxonMobil  è legato da amicizia personale con Vladimir Putin e con  Suchin, il capo degli ex-KGB che hanno fatto carriera al Cremlino.

Ha fatto aprire campi di esplorazione petrolifera  in Kurdistan, anche contro la legge iraqena, ed è amico dei capi del Kurdistan Iraqeno.

E’ stato dichiaratamente contro le sanzioni alla Russia, ha sostenuto fortemente il TPP, l’accordo commerciale con l’area del Pacifico, ed è membro di rilievo del CSIS, Center for Strategic and International Studies.

E’ l’uomo del grande disgelo con la Russia, l’asse della prossima politica estera di Trump, che ha come contraltare la rigidezza contro la Cina, il che porterà probabilmente a nuovi accordi di scambio monetario e finanziario tra Washington e Pechino.

Per gli altri nominati, si tratta di figure tecniche (e politicamente affini) che riguardano la Salute e l’Assistenza Sociale (Tom Price, medico ortopedico della Georgia)  come Segretario al Commercio, il milionario Wilbur Ross, che vuole tariffe doganali per la Cina, l’Educazione, con Betsy DeVos,  propagandista della free choice per le scuole, l’Ambasciatore all’ONU, Nikki Haley,  governatore della South Carolina, di famiglia indiana. Nel senso dell’India.

 Poi Ben Carson, segretario alla Casa e allo Sviluppo Urbano, il chirurgo nero che viene da una povera famiglia, e  altri che ancora dobbiamo vedere.

Un governo che è nato per durare e che davvero rappresenta, invece dei “morti di Palazzo Carignano”, per usare il titolo bellissimo delle memorie  di uno dei primi deputati del Regno d’Italia, Petruccelli della Gattina, le istanze professionali della migliore, come la chiamiamo noi, “società civile”.

Dovrebbe essere un modello anche per noi.

 

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France