Dopo l’inizio della famosa, sedicente  “seconda Repubblica”, i tredici governi che si sono avvicendati  sono durati al massimo quasi tre anni. Come quello di Matteo Renzi, il più lungo infatti della “Seconda” Repubblica.

Certo, se l’obiettivo della Seconda Repubblica italiana era quello dei “governi di legislatura”,  esso non si è certo realizzato.

Non si è  nemmeno materializzato il fine di evitare la moltiplicazione e il potere dei partiti politici rappresentati in Parlamento, che sono passati da essere in media nove a raggiungere il numero di otto, che bel successo per chi voleva il bipartitismo all’inglese, vero?

E poi perché il bipartitismo british style? La nostra storia politica è molto più complessa di un Paese che si è limitato a uccidere un Re nel 1642.

Per non parlare poi delle innumerevoli liste elettorali, roba da ridere.

Il crollo della Repubblica, lo ricordiamo, avvenne tra il 1992 e il 1993, ma i suoi semi erano stati gettati ben prima, nel 1987.

Con lo scioglimento delle camere in quel momento, si realizzò l’ ’”ingorgo istituzionale” dovuto alla coincidenza tra elezione del Presidente della Repubblica e elezioni per il Parlamento.

In quel momento, infine, un eletto arriva al Senato per la Lega Lombarda, mentre la mafia a Palermo dirotta i suoi voti su radicali e socialisti per mandare un segnale alla Democrazia Cristiana.

Era la fase del megaprocesso uscito dalle indagini di Giovanni Falcone.

Poi certo la corruzione, il frazionamento e la regionalizzazione  della politica, la caduta del Pci, colonna non detta del sistema, la metamorfosi del potere giudiziario dovuta alla globalizzazione, con la moltiplicazione delle fonti del diritto extra legem.

Una nuova Lex Mercatoria internazionale, quindi, espressa direttamente dai mercati e che non passa dai parlamenti e dalle corti.

Tra corruzione, rottamazione ante litteram dei partiti politici, leaderismo da mass media di bassa lega, aumento della autonomia dei mercati e della società civile, si frantuma l’Italia che “nasceva dalla Resistenza” o, più esattamente, dai Partiti: la Dc nasce nel 1943, appena dopo il Codice di Camaldoli, il PCI durante il fascismo si mantiene nella clandestinità con la dirigenza tutta a Mosca, il PSI, anch’esso, perdura durante il ventennio fascista, il PSDI nasce da una scissione anticomunista del PSI nel 1947, il PRI antico ma presente anch’esso di nascosto durante il fascismo, il MSI fondato nel 1946; ed altri raggruppamenti politici generati dalla storia, dalle lotte sociali, dalla vita d’Italia.

Ecco, di tutte queste cose Matteo Renzi non sa assolutamente nulla. Nemmeno, peraltro, della storia della Democrazia Cristiana, il suo partito di origine.

E’ Renzi il frutto della crisi strutturale italiana, come i suoi predecessori nella Seconda Repubblica, ma è il frutto e non certo la soluzione.

Per la politica del lavoro, Renzi ha creato il Jobs Act, provincialmente denominato in inglese e proprio come una normativa di Barack Obama, vero santo protettore dell’ingenuo americanismo di Matteo Renzi.

Il testo della legge sul lavoro  teorizza un incontro tra domanda e offerta di lavoro, come se i due mercati fossero potenzialmente uguali, ma che si basa soprattutto su una detassazione degli oneri fiscali per il datore di lavoro al fine di passare dal rapporto a termine a quello a tempo indeterminato.

Il sistema creerà nuovi lavoratori fino a quando durerà lo sgravio fiscale, naturalmente.

Nei primi mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del 33%, mentre le trasformazioni si sono ridotte del 30,5%.

Finita la droga dello sconto fiscale, tutto torna come prima.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, la riforma del ministro Madia è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale alla fine del Novembre scorso.  Certo, si tratta di una normativa specifica sul rapporto tra Ministero e Conferenza Stato-Regioni, ma si tratta comunque di una riforma scritta da una ex-collaboratrice della TV.

I dipendenti pubblici, poi, saranno obbligati al rientro dalle ferie se mancherà il personale. Per dirne una.

La  disoccupazione giovanile, la vera ossessione propagandistica di Matteo Renzi, è  al 44,2% , il livello più alto dal 1977.

L’aumento delle tasse, già tali da bloccare lo sviluppo economico prima del leader fiorentino, con il governo Renzi è stato evidente ma nascosto ipocritamente nelle maglie di leggi più ampie.

L’aumento dell’IVA, prima di tutto, con il regime dei minimi che passerà dal 5% al 15%.

Poi il governo Renzi, prima di cadere per il folle e scriteriato referendum costituzionale, aveva in mente di aumentare le solite accise della benzina, oltre all’aumento retroattivo dell’IRAP.

E poi non dimentichiamo l’aumento della tassazione sui fondi pensione, dall’11,5% al 20%, oltre al bollo sulle auto storiche, che sono tantissime.

Poi non parliamo nemmeno, sul lato della spesa, delle infinite mancette che Renzi ha regalato agli elettori: gli 80 euro, i 160 per le famiglie sotto reddito con almeno due figli, il bonus di 500 euro per i pensionati che hanno subito trattenute illegittime, il bonus di 500 per i ragazzi che abbiano compiuto diciotto anni.

Una distribuzione a pioggia di denaro pubblico a tutti i gruppi sociali che l’ex-presidente del consiglio voleva “comprare”, tra giovanilismo da discoteca (i 500 euro ai ragazzini) e l’acquisto del voto anziano con gli aumenti pensionistici, piuttosto remoti peraltro. Aspettiamo che muoiano, ma che prima votino “bene”.

Due aree di voto, si ricordi, molto più labili delle altre.

Abbiamo avuto quindi un ragazzino al potere, come quelli che propagandava Roger Vitrac in una commedia surrealista del 1928.

Ma, almeno, in Vitrac ci salvavano, i mocciosi.

Una raccolta raffazzonata dei ministri quindi, che bastava che dicessero sì  agli ordini del Capo o della sua gang del “Giglio Magico”.

Ministri bambini di un governo di ragazzi, come nella città omonima del  film con Spencer Tracy del 1938.

Un branco di ragazzini di provincia, quindi,  che ha la botta  di c…di andare al potere, perché di fatto nessuno lo vuole o nessuno ha una buona pubblicità per contenderselo.

E’ proprio questa  la crisi strutturale della Seconda Repubblica, più grave e rapida della prima, che si manifesta pienamente nel governo Renzi.

Il Ministro degli Esteri Gentiloni,  nato come portaborse di Rutelli come peraltro il suo primo ministro, ha ricevuto con mirabili strette di mano tutti i premier del terzo mondo possibili e immaginabili, ma è stato impareggabile nelle sue uscite “tecniche”.

Ha invocato una guerra in Siria per salvare i cristiani (7 aprile 2005), non fa ipotesi sugli italiani rapiti in Libia (20 luglio 2015) oppure manifesta una pesante ambiguità sulle nostre truppe in Libia, prima in stato di guerra poi solo per “addestrare le forze libiche” (quali?) ( 16 maggio 2015) oppure ancora le ridicole autoattribuzioni del ministro dell’Italia intesa da lui  come “superpotenza” (4 Aprile).

Per non parlare poi della ineffabile Mogherini, prima ministro degli esteri e poi spedita in fretta e furia in Europa come Mrs. PESC, degno successore della egualmente  amena Mrs. Catherine Ashton, quella che andò da Al Sisi, immediatamente dopo il golpe che aveva eliminato dal potere i Fratelli Musulmani in Egitto, chiedendogli di “rispettare i risultati elettorali” e quindi di rimettere al potere il defenestrato Morsi.

La Mogherini ha invitato l’Islam politico a entrare in Europa,  dato che “l’Islam radicale è una forza legittima della politica europea” e altre amenità (7 Luglio 2015).

Per la persecuzione dei cristiani da parte dell’Isis, la Mogherini, forte della sua sola laurea in Scienze Politiche, ci dice che “occorre chiarire e affrontare il problema” (20 gennaio 2016).

Non dimentichiamo infine, la nota mogheriniana secondo la quale la Turchia potrebbe entrare in UE se solo abolisse la pena di morte.

E tutto il resto? Ennesima concessione della Signora PESC al dettato tedesco, dato che la Merkel aveva detto la stessa geniale frase ma, almeno, la Merkel è interessata materialmente all’entrata della Turchia, noi no.

Insomma: un governo formato da bambini che, come tutti i  giovanissimi sanno essere anche estremamente cattivi, con un Premier che mette al lavoro i Servizi interni per “schedare” i suoi nemici (nemici di Renzi, non del Servizio) con un tuttofare ex-allenatore di pallacanestro, Luca Lotti, e altri ministri e collaboratori letteralmente trovati per strada.

Ecco, come tutti gli altri governi della Seconda Repubblica, quello di Renzi è stato un altro passo, forse definitivo,  verso il declino economico e sociale italiano.

 

GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France