Un grande Statista, un Gigante della pace e un autentico Padre dello Stato di Israele
(*) di Giancarlo Elia Valori

La notizia della scomparsa di Shimon Peres mi turba nel profondo. Conoscevo lo stato di grave infermità in cui versava a seguito di un ictus che lo aveva colpito martedì 13 settembre scorso. Già con animo preoccupato avevo seguito anche la precedente patologia nel gennaio scorso: un infarto, dal quale si era però ripreso. Tant’è che in risposta a un mio affettuoso messaggio di pronta guarigione aveva scritto: “mio carissimo amico, grazie dal profondo del mio migliorato cuore per le gentili e sincere parole, sono in totale ripresa e manterrò sempre la mia speranza, perché c’è un detto che recita ‘colui che ha la salute, ha la speranza, e chi ha la speranza ha tutto’”.  Questa speranza, purtroppo, si è affievolita ieri sera per sopraggiunte complicazioni renali e oggi, alle 01,15 (in Italia), il suo cuore ha cessato di battere, all’età di 93 anni. E adesso ho perso un leale e fraterno amico di lunga data, tra i più cari.

Chi era Shimon Peres?

Un idealista, un grande Statista, un Gigante della pace, l’ultimo dei Padri fondatori di Israele, di cui orgogliosamente era la Bandiera internazionale dello Stato ebraico. Dalla testimonianza storica emerge tutto il suo itinerario socio-politico ed etico-culturale, in cui colpisce il carisma, il tono di voce, il fascino sapienziale, la pacatezza e, specialmente, il suo modo di essere un Leader con la “L” maiuscola. E oggi, con il suo ritorno nella “Casa del Padre”, la sua immagine si staglia, come un arcobaleno, da Israele al mondo intero, quale mirabile e sublime espressione che tocca le fibre più intime del cuore umano, proteso a sostenere e individuare, tra i veri beni, una duratura costruzione della pace tra tutti i popoli del pianeta terra. In questa ricerca verso il Bene fu uno dei principali e instancabili fautori del dialogo insieme all’allora premier israeliano, il comune amico Yitzhar Rabin, al presidente palestinese Yasser Arafat, degli accordi di Oslo nel 1993, per i quali ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace l’anno successivo. Chi ha avuto la fortuna di conoscere da vicino Shimon Peres e ha potuto ascoltare solo per pochi minuti le sue parole non l’ha dimenticato. Era un uomo esemplare, dal tratto cordiale, aperto e semplice, schivo da ogni formalismo, unico per umanità e stile, che suggellava la sua azione benefica con un abbraccio sincero e caloroso, ma quello che colpivano di più in lui erano la sua fortissima personalità, la sua sapienza, l’umiltà e un’eccelsa gentilezza. In ogni suo discorso si scorgevano i segni di quella che non esiterei a definire una manifestazione della bontà personificata. In Israele era ormai un punto riferimento obbligato: non solo capi di Stato, ma anche leader religiosi, intellettuali, scienziati e artisti di passaggio da Gerusalemme non perdevano mai occasione per un incontro con lui, da cui scaturivano ulteriori motivi di altissima considerazione per la sua figura.

Dovere della memoria

Il commosso ricordo di uomo, che ha scritto una pagina di storia indelebile, a poche ore dalla sua morte, ha trovato la giusta glorificazione sui principali social network del mondo da parte dei più importanti capi di Stato e di Governo del mondo, come fossero di fronte a un esempio, un modello, a cui ispirarsi per un impegno in difesa della pace. Seguendo questa dialettica, anch’io ho voluto celebrare il suo impegno illuminato e tenace, unitamente ai tantissimi ricordi che mi toccano profondamente più da vicino, in cui spiccano, oltre al grande equilibrio, la visione lungimirante, l’esempio, il coraggio, gli insegnamenti, che quotidianamente ha offerto alla nobile causa di Israele e, soprattutto, alla pace in Medio Oriente, nel corso di tutta la sua vita. Tali tratti sulla sua persona disegnavano, soprattutto per me, anche un punto di riferimento forte e saldo dell’amicizia. Quella vera! Simbolo di onestà intellettuale e di estrema coerenza. Tra i momenti-simbolo di questo stretto legame annovero l’apertura del “Centro Ben Gurion”, il 3 marzo 1993, presso la Peking University (quale presidente della Cattedra della pace, della sicurezza e dello sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali), dove l’allora ministro degli esteri Shimon Peres mi disse: “hai gettato un solido ed importante ponte tra Israele e la Cina e, questo storico evento, non sarebbe stato possibile senza la tua lungimiranza e la tua dedizione”. Successivamente, durante un nostro incontro, rinnovò la gratitudine sia per aver “promosso l’amicizia tra Cina, Italia, Europa e Israele”, sia per aver incentrato la conferenza sul suo libro “Il Nuovo medio Oriente”, in onore del “primo Primo Ministro di Israele e di un grande sogno di pace e di armonia tra le Nazioni”. In segno di ringraziamento, per l’impegno e il concreto sostegno allo Stato d’Israele, la Hebrew University di Gerusalemme, il 16 novembre 1995, volle affidare alla mia persona la presidenza della “Cattedra per lo studio della pace e della cooperazione regionale”, unitamente alla direzione di uno specifico corso di laurea, nella facoltà di Giurisprudenza, aperto sia a studenti ebrei che arabi. Proprio quell’inaugurazione fu il primo impegno ufficiale di Shimon Peres da presidente del Consiglio incaricato dopo l’assassinio di Rabin. Così pure durante la sua visita ufficiale in Italia, il 5 settembre 2007 (quale Presidente dello Stato di Israele), prima di incontrare le alte cariche istituzionali italiane volle intrattenersi a lungo con me al The Westin Excelsior, dove era alloggiato. Di momenti significativi insieme a lui ne ho vissuti tanti altri: tra essi vi è anche la cerimonia del 15 novembre 1998 a Gerusalemme in memoria di mia madre, Medaglia d’Oro al Merito Civile, nel corso della quale venne creato un giardino a lei dedicato, a cui parteciparono, oltre a Shimon Peres: Lea Rabin, vedova del Primo Ministro; e il Presidente dell’Agenzia ebraica mondiale, Avi Pazner. Non meno importanti le sue tante testimonianze, espresse nelle prefazioni di mie iniziative editoriali. Tra le più recenti: «Geopolitica dell’acqua – La corsa all’oro del nuovo millennio» e «Geopolitica del cibo – Una sfida per grandi potenze», le cui opere, edite da Rizzoli, sono scaturite da spunti e meditazioni espresse assieme all’amico Shimon Peres per la costruzione di un mondo migliore, in cui possano emergere non solo pace e concordia, ma anche progresso e prosperità fra i popoli.

Su tali metafore si soffermò anche Papa Francesco in occasione della “Giornata mondiale della gioventù” a Rio de Janeiro, allo scopo di attirare l’attenzione del mondo sulle diseguaglianze sociali e sulla povertà. Tali valori, tanto cari a Shimon Peres, sono una solida premessa per la costruzione di un futuro fondato su principi di altissimo profilo etico. Il suo insegnamento, attraverso le sue idee generose, la sua fede nei giovani, la sua militanza nella concretezza, la sua lungimiranza tollerante, hanno saputo creare l’humus perché crescesse una Pianta dalle radici solide e profonde.

Oggi questa Pianta proietta una luce, un arcobaleno, sempre più vasto su un grande universo di iniziative, affinché in ogni angolo della terra si diffondano i reali valori della libertà, del rispetto e della tolleranza che, come auspicava Shimon Peres, sono conquiste da difendere nell’esclusivo interesse di una civiltà a misura d’uomo, idonea a concepire e rendere la cultura della pace e della giustizia il vero tesoro dei popoli evoluti, liberi e democratici.

Avremo ancora da imparare molto dall’alto magistero di Shimon Peres. E il ricordo non ci basterà. Occorrerà il pensiero a la nostra capacità di adattare la sua linea e i suoi valori ai tempi nuovi e calamitosi che attendono il Medio Oriente.

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(*) Giancarlo Elia Valori è Presidente della merchant bank “La Centrale Finanziaria   Generale S.p.A.”, nonché di importanti Cattedre sugli “Studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale”, quali: la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University, nel  cui Ateneo è anche “Professore straordinario” di economia e politica internazionale” e direttore del “Comitato consultivo dell’Istituto per gli studi internazionali”, e, inoltre, Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France di Parigi.