Obiettività, imparzialità e completezza dovrebbero essere gli elementi che maggiormente caratterizzano un’informazione indipendente e giusta, in grado di garantire, in ogni circostanza, pluralismo di idee e sensibilità verso i temi di libertà e giustizia sociale. Invece, come molto spesso accade, alcuni media (per intenderci quelli di parte)diffondono, ad arte, una disinformazione farcita di disinvolte “sparate”, mentre altri, mostrano una certa attitudine per la chiaroveggenza, prevedendo addirittura il futuro attraverso un’immaginaria sfera di cristallo.

 

Proprio ieri sera abbiamo assistito a un nuovo epilogo, attraverso una disinformazione condita da tanta profezia, quando abbiamo letto, con molta sorpresa, la notizia lanciata in rete dall’Associated Press, secondo la quale veniva dato per scontato che Hillary Clinton aveva già in tasca la nomination per correre come candidata del partito Democratico nella corsa alla Casa Bianca. Mentre invece èprassi comune che tale investitura ufficiale avvenga al cospetto dell’Assemblea dei delegati di partito, eletti nelle primarie o nominati dai leader del partito stesso, i cui lavori si terranno in Filadelfia a luglioprossimo.

 

Tale disinformazione ha fatto scattare una reazione rabbiosa e ingiustificata da parte dell’altro candidato, Bernard Sanders, che non ha mancato di attaccare sia la predetta agenzia di stampa sia i responsabili del partito Democratico, che di fatto – in barba agli ignari elettori – sono schierati dalla parte di Hillary Clinton.

 

Tutto ciò, che ha dell’inverosimile, spingeràtantissimi elettori, che avevano assicurato un appoggio alla rivolta antipartitica avviata daSanders, a disertare sicuramente le urne, perché il loro voto non avrebbe alcuna influenza sul risultato. Inoltre, i fatti sommariamente esposti evidenziano, in maniera inconfutabile, i favori all’altro candidato (Hillary Clinton!) da parte di una certa stampa, che non manca di dare ai lettori una informazione falsata.

 

Non solo! Giorno dopo giorno assistiamo a tante altre menzogne che mirano a mettere alla gogna mediatica Donald Trump, al solo scopo di creare sulla sua persona un velo di sfiducia o diffidenza. Secondo Carlo Goldoni, “le bugie sono così feconde, che una ne suole partorire cento.” 

 

L’ultima, in ordine temporale, riguarda un provvedimento per l’applicazione della “class action”, intentata da alcuni studenti che, asseritamente, sarebbero stati defraudati dal programma della “Trump University”, quando invecesi trattava di una legittima proposta per l’insegnamento delle tecniche di mercato, ovvero del cosiddetto marketing, sperimentato con successo dallo stesso Trump durante la sua carriera di imprenditore di successo. 

 

 

Per dovere di cronaca, in ossequio alla verità sui fatti, occorre precisare che, al termine del corso, gran parte dei giovani aveva superato brillantemente gli esami, mentre alcuni (cioè coloro che hanno aperto il contenzioso), non riuscendo a conseguire l’attestato a causa di una pregressa inettitudine nel campo specifico, hanno accusato l’incolpevole Donald Trump, perché condizionati e strumentalizzati politicamente

 

Tale circostanza, che balza subito anche all’occhio del profano, assume carattere di grottesco proprio per l’assurdità dell’iniziativa intrapresa da taligiovani che, incoraggiati da apposite leve politiche e da un sostegno legale e mediatico, non hanno resistito alla tentazione di una abbondante abbuffata di pecunia. 

“Dulcis in fundo”, dunque, perché a condire tale“piatto” ci penserà un giudice federale in odore di un evidente conflitto d’interessi, perché, guarda caso, il predetto proviene da uno studio legale collegato sia ai Clinton e al partito Democratico, sia al sostegno dei gruppi di protesta messicani.

 

All’ignaro cittadino restano tanti dubbi non solo su una campagna mediatica farcita di falsità, in danno di Donald Trump, ma su un dubbio sul conto delmagistrato che, viste le circostanze, non potrà agire in piena coscienza.

 

Trump, quindi, ha pienamente ragione quando afferma che, col senno di poi, anziché sfidare apertamente tale giudice, forse avrebbe fatto meglio ad affidare il caso a un suo studio legale. In questo modo, l’ignaro cittadino non sarebbe venutoa conoscenza di questa ignobile e assurda nefandezza.

 

Lasciando da parte le varie illazioni, ma tratteggiando la figura di Donald Trump unpersonaggio di considerevole spessore manageriale, dotato di perseveranza, di concretezza operativa, di proficua intuizione e, soprattutto, di specchiata onestà e di profonda sensibilità sociale – che, malgrado gli ostacolidisseminati dagli avversari sul suo cammino, ha comunque le carte in regola per conseguire l’esito desiderato che, in definitiva, assumerà anche il significato e il valore d’una vera e propria rivincita in nome e per conto del grande Popolo americano, che di fatto lo ha già “incoronato”. Proprio perché Trump ha battuto tutti i record relativi alla quantità di voti mai ricevuti, alle primarie, da un candidato Repubblicano.

 

A sostegno di ciò, dopo la conclusione della campagna elettorale per la nomina del candidato che rappresenterà il partito Repubblicano alla convenzione di Cleveland, abbiamo appurato che mentre Donald Trump si è guadagnato i galloni” sul campo, lottando contro tutti gli scettici che considerano la sua discesa in campo solo un atto pubblicitario, Hilary Clinton ha invece costruito la sua nomina, principalmente, con i voti di funzionari e dirigenti del suo partito. 

 

Viste le circostante e, soprattutto, il suo cursus honorum, Donald Trump è una Energia che avanza nel cuore del “nuovo” che, come pochi, conosce le “piaghe” del sociale e la strada da seguire per abbattere antiche barriere, nonché per demolire, perseguendo l’unità morale ed economica oltre che politica, l’amaro divario sui limiti di un sistema, incapace di valorizzare il merito sia nel settore pubblico sia in quello privato: dalla scuola alla giustizia fino ai consigli di amministrazione delle aziende in cui anche i manager che ottengono successi vengono defenestrati se sgraditi al titolare. Un quadro fosco, dunque, in cui però non è venuta meno la sua volontà di dare battaglia perché vuole che ci sia una equa meritocrazia per tutti i cittadini, finalizzare a valorizzare al meglio le eccellenze indipendentemente dalla provenienza: dove “provenienza” indica un’etnia, un partito politico, l’essere uomo o donna.

 

Ecco perché il Popolo – che lo conosce e lo apprezza non per le chiacchere salottiere ma per i fatti e i risultati finora conseguiti – ha deciso di non cedere alle serenate dei menestrelli dell’ultima ora e di sostenere un vero Candidato, come DONALD TRAMP, da scrivere con lettere maiuscole, che ha tutti i requisiti per essere degno rappresentante e difensore dei diritti, delle istanze, delle aspirazioni di tutte le genti degli Stati Uniti d’America. 

 

Non a caso la sua apertura fatta ai votanti che sostenevano la candidatura di Bernie Sanders è stata lungamente applaudita dai medesimi, perché traditi da un partito che incoronerà Hillary Clinton a discapito dello stesso Sanders (quale candidato espresso dagli elettori), attraverso il voto da parte dei boiardi di partito, che non vogliono minimamente rinunciare ai privilegi e alle pensioni parlamentari, con tutti i vantaggi che comportano.Tale situazione, per analogia, si rispecchia in quella italiana ed europea.

 

Altro aspetto interessante del programma di Trump riguarda la politica estera, un tema che sta particolarmente a cuore a tanti americani per i numerosi lutti causati da una guerra assurda e senza fine, lontano dalla madre Patria. 

La sua proposta prevede un radicale cambiamentoindirizzato a limitare l’intervento delle forze armate esclusivamente alla protezione del territorio degli Stati Uniti d’America e non l’utilizzo indiscriminato di truppe e/o risorse nelle martoriate contrade di alcuni Paesi dell’aria mediorientale, dove è ormai cronaca quotidiana e dove la morte alita nell’aria come il vento del deserto. 

 

Ma la vera forza del suo discorso  eseguito con la consueta eloquenza e l’indiscussa capacità d’analisi  è stato quando, da grande competentequal è, ha tracciato gli aspetti dell’attuale crisi economica in cui versa la Nazione, evidenziando gli esiti ed i ritardi che localmente sono avvertiti dalla gente come esigenze da risolvere con la massima urgenza. Trump, nella circostanza, è stato sommerso da interminabili applausi a scena aperta, anche quando ha sottolineato che taluni accordi commerciali con paesi terzi, non in linea con la politica degli Stati Uniti, verranno cancellati. 

 

Nella circostanza, ha promesso inoltre che le fabbriche chiuse in precedenza per la competenza di Paesi del terzo mondo saranno riaperte allo scopo di creare delle opportunità per la classe media americana, che è il nerbo della nostra economia.

 

In conclusione del suo intervento, ha altresì annunciato, con enfasi, che lunedì 13 giugno prossimo svelerà tutti i traffici e le malversazionifinanziarie poste in essere sia sotto la presidenza di Bill Clinton, sia dalla stessa consorte Hilary, nell’esercizio delle sue funzioni di senatrice e di ministro degli esteri, allo scopo di far uscire gli Stati Uniti d’America dalle secche e, conseguentemente, di assicurare all’amico Popolo americano gli obiettivi di benessere, progresso e giustizia, che si reputano ormai ineludibili e urgenti. 

 

Donald Trump conosce tali obietti e, anche per questo, è garanzia di coerenza, di concretezza operativa, di fedeltà, di fiducia. Egli saprà e vorrà rinvigorire e consolidare soprattutto il rapporto umano con la società, privilegiando e sostenendo l’uomo al centro della storia. Merita l’adesione piena. Quindi, il voto.

 

 GLB