All’inizio, il summit Russia-EU di Sochi del Marzo 2014 è stato cancellato, per quanto riguarda gli USA e gli ormai decerebrati Europei, sulla base della crisi ucraina, ma successivamente, dopo il regolarissimo referendum che ha visto, con oltre 4000 voti, l’annessione pacifica della Crimea e di Sebastopoli, i rapporti tra Mosca e gli Occidentali sono continuati solo a livello di G7.

La Russia, comunque, non potrà entrare per ora nella OECD e l’Organizzazione Internazionale per l’Energia, della quale Mosca era peraltro fondatrice fin dai tempi dell’URSS.

Ironie della sorte e della memoria.

146 cittadini russi e 37 “entità” federali non possono avere rapporti o entrare nel territorio UE, o fare affari entro di esso, con chiunque.

Al 10 Marzo 2016, l’UE ha prolungato le misure, che riguardano anche la parziale proibizione/limitazione del commercio petrolifero ma soprattutto dei materiali tecnologici utili a questo fine, fino al 15 settembre di quest’anno.

Gli accordi di Minsk del 2015 tra Poroshenko. Francia, Germania e Russia erano comunque chiari: pieno “cessate il fuoco” a Donetsk e Luhansk, aree del “separatismo” filorusso, asportazione dal fronte di tutte le armi pesanti, monitoraggio internazionale e effettivo delle linee di separazione dalle forze, riforma costituzionale in Ucraina (importante) basata sulla “decentralizzazione” e, quindi, su un sostanziale depotenziamento della rivolta filorussa. T

Tutto il pacchetto di Minsk II è stato rispettato, per cui non si vede la legalità della continuazione delle sanzioni.

Quindi, proprio sulla base della sola firma da parte di Mosca di “Minsk II” non era né è oggi possibile, senza evidenti mosse contrarie russe, né mantenere né accettare le sanzioni contro la Federazione Russa che, ricordiamolo, riguardano anche alcuni prodotti petroliferi e gazieri, almeno per quanto concerne la UE.

Per non parlare, poi, delle gravi proibizioni bancarie e societarie, come se si trattasse dell’annessione non di un territorio che è russo fin da Pietro I, ma di un intero continente conquistato dal “fascismo” ( la solita parola buona a tutto) di Mosca.

Ecco, per essere chiari e brutali: con la questione ucraina, manipolata perfino al quasi comico riconoscimento, da parte dell’EU, del fantomatico “parlamento tataro” costituito ex novo da una popolazione largamente minoritaria che era stata deportata da Stalin nel 1944; si è consumato il tentativo, ingenuo ma, come spesso capita, cattivo, di trasformare una grande potenza come la Federazione Russa in un’”area marginale” sottoposta ai voleri geoeconomici delle potenze occidentali.

Esse, peraltro, non ne hanno la forza, la capacità e, nemmeno, ormai, le alleanze ecostrategiche per portare avanti tutto il contenzioso con Mosca.

Intanto, i parlamentari francesi (55 a 44) hanno votato per togliere le sanzioni contro la Russia, nell’aprile 2016.

Poi si è verificato che le sanzioni contro Mosca costano, agli agricoltori europei, ben 5,5 miliardi di Euro l’anno in mancati affari.

Il ministro agricolo della Slovacchia, quello italiano, il vice-cancelliere austriaco, il primo ministro ungherese Orban si sono tutti dichiarati contro il mantenimento delle sanzioni contro la Federazione Russa.

Mosca è stata peraltro chiara: se l’UE toglierà tutte le sanzioni, la Russia toglierà tutte le sue contro-sanzioni.

La Federazione, è da temere, se continua così, tra sussidi agli agricoltori e nuove tecnologie anch’esse sussidiate dal governo, potrà tra non molto raggiungere una larga autonomia alimentare, creando una crisi nell’agroalimentare UE di colossali dimensioni.

Detta chiaramente e ancora brutalmente, si tratta con le sanzioni di una restrizione illegittima sul commercio internazionale, assolutamente illegale sul piano degli accordi già siglati e implementati da Russia, Germania, Francia e Ucraina, che poi induce una diminuzione patologica del commercio europeo, senza quindi alcun motivo se non quello di ridurre il potenziale commerciale della UE in vista dell’accordo e delle attuali trattative TTIP tra UE e USA.

La Russia è il terzo partner commerciale della UE, e l’Europa è la prima area commerciale per Mosca.

Il gas è stato in parte escluso dalle sanzioni data la dipendenza di molti Paesi UE dal metano russo, lo abbiamo già visto, ma non tutti gli idrocarburi russi sono stati salvati dal regime sanzionista.

Le operazioni bancarie sono ancora proibite, anche se ci sono esempi di qualche “triangolazione”.

E’ proibita anche l’esportazione di carni.

Grazie alle controsanzioni elaborate da Putin nel marzo 2014, tutto il commercio EU è caduto, in Russia, fino al 12,1% dell’interscambio globale di Mosca, creando l’occasione, che un geopolitico attento come il leader del Cremlino non si è fatto sfuggire, di una nuova correlazione economica con Pechino e gli Stati della Shangai Cooperation Organization che, fra l’altro, diversamente dalla UE, sono tutti in netta crescita.

Gli effetti macroeconomici delle sanzioni alla Russia valgono, secondo alcuni analisti svizzeri, almeno 43 miliardi di Euro in valore aggiunto, e ben 92, se le sanzioni dovessero continuare i prossimi anni.

Qui non si tratta di mettere in ginocchio la Russia, si tratta di distruggere economicamente l’Europa.

In tutta l’UE sono già stati persi oltre 1,1 milione di posti di lavoro direttamente correlati alla questione sanzionistica, mentre la crescita del PIL della UE diminuirà dell’1,1% per il solo crollo dell’interscambio tra UE e Russia.

Una colossale follia, peraltro basata sul pieno e buon diritto di Mosca a possedere le antiche basi navali di Sebastopoli e la russa Crimea, che ha accettato l’annessione come “regione autonoma” con una maggioranza schiacciante, confermata da 57 osservatori di 41 Paesi, poi disconosciuti, non si sa come, dal Segretario Generale dell’ONU.

La riduzione dei pagamenti sugli interessi vale almeno una perdita di 10 miliardi, mentre l’Italia perde almeno il 42% del proprio export di materiali per il trasporto merci.

Per non parlare del turismo (i russi sono i quarti tra i turisti internazionali nel nostro Paese) e dell’agroalimentare (caduto del 16%) e soprattutto del Made in Italy, asset primario del nostro Paese e ormai caduto tra le voci marginali del bilancio bilaterale Roma- Mosca.

E tutto questo, ancora, per giustificare una versione falsa e spesso illegale dei fatti e delle situazioni che si sono svolti nella lunga “guerra del Donetz” e dello scontro tra Maidan ucraino e forze filorusse nell’area.

Solo 147 miliardi del debito russo sono però detenuti all’estero, con l’Italia secondo creditore, con 27 miliardi, poi la Germania e la Gran Bretagna. Margini di manovra non ce ne sono, lo dovevano sapere i sanzionisti pasticcioni.

L’agrifood, per le controsanzioni russe, è stato colpito fino al 43% delle potenzialità in tutto il settore EU, con l’Italia che ha dovuto mettere sotto osservazione economica interi settori (frutta e verdura, carni, pollame).

Ecco quindi a voi il capolavoro geopolitico del sanzionismo moralista: si è diretta l’economia di un Paese coma la Federazione Russa verso Est, si è creato un disastro difficile da risolvere in settori economici-chiave del sistema produttivo UE e italiano; il tutto per non avere, né potevano esserci valutazioni opposte al riguardo, alcun risultato strategico, oltre la presenza brillante, efficace, forte della Federazione Russa in Siria.

Soluzioni? Subito: abolire, anche da parte di un unico Paese, come l’Italia, magari con l’Austria e l’Ungheria, le sanzioni bilaterali sull’agribusiness e, almeno, il turismo.

Denunciare, anche da parte di un solo gruppo di Paesi UE, la sostanziale infondatezza di tutta l’architettura tra Minsk I e II, creare una sorta di banca europea-russa per il finanziamento del commercio bilaterale.

Poi, segnalare all’ONU e agli altri “sacrari” del global power (Cossiga definiva l’ONU “un ente inutile”) che le sanzioni, le controsanzioni, il loro toglimento e tutte le altre questioni di commercio multi-e bilaterali saranno, d’ora in poi, appannaggio degli Stati e non di qualche strano e inaffidabile “esperto”.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
– Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
– Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France