La grande parata di lunedi 9 u.s., la 71°, per festeggiare la vittoria dell’URSS nella Grande Guerra Patriottica, come fu chiamata la lotta sovietica contro l’invasore nazista, è stata l’occasione per vedere nuove o recenti armi russe e, soprattutto, per intuirne il loro uso strategico.

Hanno sfilato 10.000 militari, 135 veicoli armati e 71 aerei.

Una evidente manifestazione di forza ed una chiara, ma larvata, minaccia nei confronti dei nemici della Federazione Russa.

Vi era, prima di tutto, il missile nucleare a lungo raggio RS 24 Yars. (quello che la NATO oggi chiama SS 27 Mod.2) un sistema MIRV (ovvero che può contenere più testate autonome, probabilmente in queto caso dieci) che è dislocato in un reggimento composto da tre battaglioni.

Un missile che serve a tenere lontani gli USA e i loro alleati dalle storiche aree di interesse della Federazione Russa, quali l’Ucraina o il confine occidentale successivo alla guerra fredda.

Ma anche a rendere difficile la gestione delle eventuali tensioni antirusse in Medio Oriente, in Asia Centrale, nei Mari periferici.

Già Zbignew Brzezinsky ipotizzava, anni fa, che l’Ucraina fosse tendenzialmente vicina all’Occidente e, quindi, essa sarebbe diventata un vulnus inaccettabile per la sicurezza meridionale russa.

Tutte le armi russe che abbiamo visto sono armi potentissime di dissuasione strategica, che permetteranno a Mosca “mani libere”dove non potranno arrivare le minacce, peraltro meno pesanti, degli Occidentali.

Ha sfilato anche la nuova Guardia Nazionale, recentemente creata da Putin per combattere il terrorismo e il crimine organizzato.

La Guardia, di cui abbiamo già parlato, è armata con il nuovo fucile d’assalto AK74M.

Ha sfilato, tra i carri, il nuovo T-14 Armata, che possiede un controllo elettronico autonomo delle varie bocche di fuoco ed è ritenuto ormai superiore ai Leopard e agli Abrams 2, ed anche questo è un indizio.

Il T-14, fra l’altro, dovrebbe essere tra poco completamente robotizzato.

Qui si tratta di rendere pericolosa ogni escalation sui vecchi confini della guerra fredda.

Per quanto riguarda i vecchi aerei, vi è da notare il solido Su-25, che abbiamo visto alla Parata, ma nella dimostrazione militare si è mostrato anche il Sukhoi T-50 PAK-FA, l’aereo di 5° generazione che, si dice, sia superiore sia al F-22 e, soprattutto, all’ F-35 USA, che è ancora di generazione 4++.

Elevate caratteristiche stealth del nuovo Sukhoi, alta velocità di attacco, radaristica che utilizza originali nanotecnologie.

Altro aereo mostrato è stato il Tupolev Tu22M3, quello che la NATO chiamava backfire e che sta ottimamente operando in Siria.

Sono stati mostrati inoltre due sistemi antimissili: l’S-400 e il Pantsir.

Il primo, lo S-400 “Triumph” (codice NATO SA 21 Growler) è un SAM antiaereo/antimissile di nuova generazione, già venduto ai cinesi e agli iraniani, che può intercettare contemporaneamente 36 (80 nelle ultime versioni) missili e aerei che volino fino a 17.000 chilometri di velocità.

Il Pantsir S1 (codice NATO SA Greyhound) è un sistema combinato di lancio missili terra-aria e di artiglieria antiaerea.

Entrambi sono già operativi in Siria, soprattutto nella base di Latakia.

Putin ha chiesto, nel suo discorso prima della 71° parata, un sistema internazionale non a blocchi contrapposti, che superi le tendenze, presenti in molti Paesi Occidentali, a riprendere il filo della guerra fredda.

In altri termini, Vladimir Putin vuole, in primo luogo, dissuadere i Paesi Occidentali dal tentare di frazionare l’Eurasia, che deve essere secondo la Russia una continuità geopolitica da Mosca fino a gran parte della penisola europea e a Pechino, e una continuità geopolitica tra l’Europa e il grande Hearthland centro-asiatico, il punto della più grande crescita economica futura.

Mosca, peraltro, non desidera la supremazia unica degli USA sul piano globale, una supremazia di Washington che Mosca vuole frazionare in nuove e differenti aree geopolitiche: il Giappone, la Cina, l’area sciita con l’Iran e l’Iraq, le grandi zone africane, l’America Latina.

Se gli americani poi adattano ogni zona in cui sono egemonici allo stesso uniforme modello politico-culturale, i russi invece si conformano plasticamente alle diverse economie, minacce strategiche, modelli culturali.

Basti pensare alle azioni di Mosca in Siria, da questo punto di vista.

Tutte aree strategiche già citate nelle quali la Federazione Russa vuole espandere il proprio potere e, soprattutto, mostrare per ognuna una alternativa possibile alla politica egemonica degli USA.

Quindi, nessun Paese potrà, in futuro, per la Russia, acquisire una netta superiorità militare, e la sicurezza riguarda, per Mosca, anche le questioni economiche, della salute di massa, dell’ordine sociale.

Sono questi elementi che la Russia può attualmente leggere come una diretta minaccia alla sua stabilità e, soprattutto, alla sua sovranità.

Gli analisti russi sono rimasti infatti colpiti dalla iniziale efficacia delle “rivoluzioni colorate” e di quelle “democratiche” nel Maghreb.

Naturalmente, i risultati sono stati progressivamente disastrosi, ma la gestione di tecniche non-militari per destabilizzare un Paese, con le vecchie teorie di Gene Sharp che erano oggetto di studio per i Fratelli Musulmani durante la caduta di Mubarak, insomma, sono al centro del pensiero strategico russo attuale.

Questi sono temi russi per rispondere alla sovversione non-militare: 1) evitare subito il “contagio” culturale, 2) rafforzare l’identità nazionale e, nei limiti del possibile, lo Stato Sociale, 3) elevare sempre il grado della minaccia militare possibile, 4) elaborare strategie destinate, e questo vale anche per la Cina, ad evitare azioni ostili occulte contro la Russia sui mercati finanziari o su quelli delle materie prime.

La destabilizzazione economica e finanziaria è stata ben studiata dagli analisti russi, e anche la superiorità militare serve a evitarla.

Vi è poi quella che chiamarei la strategia dell’identità: il rifiuto della poltiglia ideologica globalista per proteggere i simboli, le tradizioni, le culture popolari russe dall’attacco della pop culture USA.

Ed anche questo lo si raggiunge con le grandi parate militari, i volti gioiosi e fieri dei soldati, con una minaccia strategica credibile.

Inoltre, i pensatori strategici russi sanno benissimo che la strategia moderna è full spectrum, e riguarda simultaneamente l’economia, la stabilità politica, la stabilità culturale e l’evoluzione tenologica.

E’ per questo che la Russia mantiene un assetto militare da grande potenza, con alcune tecnologie largamente superiori a quelle dei competitors, perché appunto Putin vuole far dedurre dal potere militare tutto il resto della nuova egemonia russa.

Ed è questo il tema primario che Mosca esprime contro l’allargamento della NATO, che i russi non vogliono e che sono pronti anche a bloccare, come è accaduto con l’Ucraina e la Crimea e con la rete di stazioni radar NATO che circonda, dalla Polonia fino alla Romania, la Federazione Russa.

Ogni limitazione dell’autonomia e della sovranità russa verrà sempre duramente contrastata, prima con azioni non-belliche, poi anche con colpi chirurgici di tipo militare.

L’idea degli analisti USA di voler ripetere, in condizioni di squilibrio strategico ormai sfavorevoli per Washington, il vecchio giochetto della guerra fredda, sarà foriero di mille difficoltà, per gli americani.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
– Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
– Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France