Tratto dal discorso di Giancarlo Elia Valori che apre il dibattito a conclusione della presentazione del libro “Intelligence e Geopolitica – Riflessioni in Libertà” edito da Rubbettino. Parte prima.

Oggi i processi di espansione economica e le trasformazioni geopolitiche stanno creando mutamenti sempre più rapidi e incontrollabili, in un quadro sempre più complesso e variegato di rischi e minacce alla sicurezza dei sistemi paese, assai differente rispetto al passato, a causa di un mondo sempre più aperto e globalizzato, che rappresenta un mare di opportunità ma anche un’immensità di pericoli, perché il sistema economico e sociale dei paesi avanzati è diventato fortemente dipendente dal cyberspazio, cioè da quell’insieme di reti e sistemi informativi con i quali vengono erogati servizi indispensabili a cittadini, da parte di enti governativi, dalle infrastrutture critiche, dalle imprese e dalla pubblica amministrazione.

La globalizzazione, se intesa come una crescente integrazione tra le economie nazionali, secondo regole che sono poste e sono fatte rispettare da autorità sopra ordinate, è un fenomeno non solo già avviato e inarrestabile, ma anche necessario e indispensabile, e non solo per assicurare lo sviluppo, ma anche per scongiurare pericoli che riguardano la stessa sopravvivenza dell’umanità.

Gli stessi fattori che l’hanno promossa sono tecnologici e politici, e sono tali che se non seguissero un’integrazione economica, ordinata porrebbero a rischio non solo lo sviluppo ma la vita stessa del mondo.

A fronte di una globalizzazione positiva si evidenzia sempre di più davanti a noi lo spetro di una globalizzazione di fattori negativi.

Questo deriva da fattori di ordine sia tecnologico che politico. Tutti riconosciamo sempre più chiaramente, che le acquisizioni scientifiche e tecnologiche hanno aperto problemi di misura e dimensioni mai prima conosciuti nella storia umana.

Tra i tanti aspetti tecnologici, che se illustrati richiederebbero ore di approfondimento, vorrei soffermarmi potenzialmente su quello specificatamente negativo, “la comunicazione”, che pone sfide realmente decisive.

La cosiddetta democratizzazione informatica, spinta dallo sviluppo della rete, ha finora trascurato l’esame delle implicazioni morali e sociali legate a tale progresso, perché non si tratta solo di disciplinare adeguatamente l’esposizione dei minori ai pericoli di internet; lo sviluppo delle applicazioni della rete, quali la formazione a distanza e il commercio elettronico  potrà avere delle conseguenze devastanti  sui nostri stili vita se le modalità di tale sviluppo non saranno oggetto di una regolamentazione di impatto internazionale a tutela degli utenti, siano essi sistemi-paesi, società, cittadini.

Oltre a questi aspetti vi sono anche fattori di ordine politico, alcuni dei quali indotti, a loro volta, da un progresso tecnologico sempre più evoluto – pensiamo al fatto che oggi c’è la possibilità in tutto il mondo di vedere in tempo reale quello che avviene negli altri Stati – altri invece politici in senso stretto.

Il tema ad esempio del rapporto tra sviluppo economico e democrazia, tra libertà economiche e libertà politiche, mentre ha favorito la globalizzazione che ha nel contempo creato le premesse per una contaminazione di un tipo di capitalismo patologico e in buona parte criminale.

Quindi risulta evidente che uno sviluppo economico ordinato, integrato è un fattore fondamentale anche per far crescere la democrazia.

Questa è la prima conclusione a cui vorrei giungere: il cyberspazio è un mondo virtuale ormai diventato luogo di “scontro” tra competitor e di reperimento di informazioni critiche che possono essere utilizzate da attori che si confrontano sui medesimi segmenti di mercato.

Pertanto, prevenzione e sicurezza diventano fondamentali, se si considera che, qualche anno fa, un senatore americano, durante un’udienza a porte chiuse con i rappresentanti del Pentagono, aveva lanciato un allarme su un possibile rischio di una “Pearl Harbor elettronica”. Tutto ciò scaturiva da una serie di attacchi cibernetici (ovverosia informatici) ad istallazioni militari di grande importanza.

Tali attacchi rappresentano dei tentativi di sovraccaricare, affaticare e mettere fuori uso, magari per qualche ora, un certo numero di sistemi e di nodi informatici.

Mi riferisco, nello specifico, ad una guerra virtuale, che non utilizza armi da fuco o di distruzione, ma è altrettanto pericolosa perché il suo obiettivo non è solamente militare, ma principalmente economico, finanziario e industriale.

Oggi i sistemi informatici ormai governano non solo le piattaforme di lancio dei missili, ma anche le torri di controllo negli aeroporti, i rifornimenti di carburante, il sistema dei trasporti, il sistema bancario, la nostra vita quotidiana.

Prima della caduta del muro di Berlino esisteva un imponente apparato, umano e tecnologico, indirizzato ad acquisire informazioni militari, sostenuto da un complicato gioco di alleanze convergenti in due grandi blocchi, Est-Ovest, che si contrastavano militarmente, sul terreno, gli uni contro gli altri.

I due grandi blocchi a seguito della caduta del muro si sono frantumati dando vita ad una sorta di tutti contro tutti, dove il campo di battaglia è diventato oggi il cyberspazio.

Il cyberspazio è in sostanza un luogo di erranza virtuale in cui le culture interagiscono le une con le altre attraverso rapidissimi flussi di informazione e/o di moneta virtuale, dove però agisce anche una vasta rete di teenagers in grado di mettere in pericolo anche gli equilibri planetari.

Si assiste quindi alla inarrestabile corsa ad una evoluzione informatica che va ridisegnando gli assetti geostrategici globali.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
– Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
– Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France