La Cina è, come spesso le accade, ad una svolta politica significativa: si è aperto il Congresso Nazionale del Popolo, composto di circa 3000 delegati, la camera unica del parlamento cinese.

Esso ha il potere di sovrintendere all’attività del Governo, legiferare, nominare direttamente alcuni dei più importanti dirigenti dello Stato.

Insieme al Comitato Nazionale della Conferenza Politica Consultiva del Popolo, il Congresso Nazionale del Popolo è la massima espressione legislativa cinese.

Il Congresso è eletto ogni cinque anni e si riunisce ogni primavera per circa 12-15 giorni di seguito, normalmente nella Grande Sala del Popolo in Piazza Tienanmen.

Nel Congresso in corso, il premier Li Kekiang, anche nella sua veste di capo del Consiglio di Stato, proprio durante l’apertura del CNP avvenuta sabato 5 Marzo, ha riaffermato che il tasso di crescita del PIL definito dal governo sarà del 6,5%-7%, più basso di quanto precedentemente stabilito ma, certamente, ben più alto di quello di qualsiasi economia occidentale.

Secondo i dati analizzati da Li Kekiang, il Pil cinese è stato, nell’ultimo esercizio utile, di 67,7 trilioni di yuan, con un incremento del 6,9% rispetto a quello dell’anno precedente.

La produzione agricola è aumentata anch’essa per la dodicesima volta di seguito, mentre i prezzi al consumo crescono molto più lentamente del PIL e della produzione sia agricola che industriale.

Sono stati creati 13,12 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane, nel corso di quest’ultimo anno, un numero superiore alle previsioni del precedente CNP.

Il settore terziario, in rapporto al PIL, vale il 50,5% dell’intero prodotto interno lordo, tanto per sfatare la solita, vecchia e scontata analisi che vede la Cina crescere solo nei settori labor-intensive e a bassa tecnologia.

Non siamo più ai vecchi tempi di una economia cinese di sostituzione, Pechino è ormai un leader globale dell’innovazione tecnologica.

La Cina, invece, utilizzerà la fase attuale di abbassamento della crescita del suo PIL, che comunque rimane per noi un miraggio, per investire nei settori ad alta tecnologia e labor-saving, ma ad alto valore aggiunto, che faranno direttamente concorrenza o, meglio, assorbiranno i nostri settori ad alto tasso di innovazione tecnica e di prodotto.

Dice Li Kekiang che internet ha ormai raggiunto tutte le imprese cinesi, con il numero delle nuove aziende che è cresciuto, nel 2015, del 21,6%, ovvero quasi 12.000 nuove start-up al giorno.

Il reddito disponibile per persona è aumentato, dice sempre il Governo cinese, del 7,4% in termini reali, mentre dalla fine dello scorso anno i depositi bancari sono cresciuti dell’8,5%, ovvero, in assoluto, di ben quattro trilioni di yuan.

64,34 milioni di cinesi delle aree rurali hanno avuto per la prima volta accesso ad acque pure e potabili, una trasformazione che porterà, in Cina come a suo tempo in Europa, all’allungamento più rilevante e stabile della vita media.

Sono diminuiti di 14,42 milioni i cinesi che vivono sotto il livello di povertà, un segno che la trasformazione attuale dell’economia cinese va anche, oltre che verso l’espansione del mercato interno, nella direzione di una minore diseguaglianza sociale.

Era il tema dei recenti discorsi “interni” al Partito del Segretario Xi Jinping, che pone in correlazione la lotta contro la corruzione con la maggiore eguaglianza sociale, un tema questo che ha riportato l’accento sulla particolare tipologia dello sviluppo economico cinese.

Esso non è più una semplice fase di accumulazione capitalistica, come quella descritta dai classici dell’economia politica (e da Marx) ma un sistema socialista dove si somma algebricamente la crescita con la lotta alla povertà e con l’aumento dei salari e dei consumi.

La Cina non è mai stata, nemmeno nei primi tempi delle “Quattro Modernizzazioni”, una economia socialista che si addattava ad avere uno sviluppo export-led.

Ed è qui l’importanza, economica, oltre che etico-morale, della lotta alla corruzione che ha caratterizzato fin dall’inizio la direzione di Xi Jinping.

La campagna anti-corruzione, lo ha annunciato Xi alla metà di questo Gennaio, arriverà a colpire non solo gli alti gradi del regime, come è già accaduto, ma anche i settori e le funzioni più modeste e periferiche.

Xi Jinping vuole, con ogni evidenza, usare la lotta alla corruzione per far fuori i suoi antichi nemici, quelli che gli hanno bloccato l’ascesa alla Segreteria del PCC per almeno due anni, ma non c’è solo questo, nella nuova eticità del Partito e della sua classe dirigente.

Si tratta, per Xi, di utilizzare due criteri: l’abolizione dell’informalità delle procedure, ma anzi il rafforzamento della loro stretta legalità formale; e inoltre di riportare in evidenza, presso tutto il popolo cinese, gli antichi valori culturali ed etici della tradizione e dell’antica cultura.

E’ il socialismo che favorisce Confucio, non viceversa.

Una nuova Rivoluzione Culturale, quindi, per evitare la semplice adesione della Cina alla mentalità, ai consumi, allo stile affaristico ed economico dei “cani occidentali”, come venivano chiamati gli europei durante la rivoluzione dei “boxer”.

Oltre mille “fuggitivi economici”, colpevoli di gravissimi reati riguardanti la corruzione e l’arricchimento illecito, sono già stati consegnati alla giustizia cinese, provenienti da USA, dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda.

Le “tigri”, i collusi e i corrotti, per usare la terminologia della stampa cinese, sono stati smascherati nella Commissione Militare Centrale, nei Servizi, nell’Armata di Liberazione Popolare e in molti corpi dirigenti dello Stato e del Partito.

Per Wang Qishan, il capo della Commissione Centrale per l’Ispezione della Disciplina, il principale organo anticorruzione del Paese, saranno analizzate tre tipologie di funzionari, per tutto questo 2016: coloro che hanno continuato le loro pratiche corruttive dopo i risultati del 18° Congresso del PCC, nel 2012, al momento dell’arrivo al potere di Xi, coloro che hanno “seri problemi” e hanno generato una “fiera reazione nel popolo”, tutti quelli infine che occupano posti-chiave e che sono in attesa di promozione.

Per ritornare all’esame di Li Kekiang al Congresso Nazionale del Popolo in corso, il PCC e soprattutto la “linea” di Xi Jinping vogliono: a) mantenere una crescita stabile, magari meno rapida degli anni precedenti, ma appunto stabile, evitando i rischi presenti nel mercato finanziario globale pur compiendo quegli aggiustamenti strutturali necessari che, solitamente, sono costosi e poco popolari.

Poi, b) è stata posta in essere una nuova politica fiscale proattiva, che ha reso possibili gli abbassamenti di alcune tasse, l’abbassamento di alcune tariffe interne, l’utilizzo produttivo dei budget locali.

Altro elemento, c), sono i 3,2 miliardi di yuan in nuovi bonds dei governi e delle amministrazioni locali che sono andati a ripianare i precedenti debiti, con una diminuzione della spesa per interessi dei governi periferici di circa 200 milioni di yuan.

Sono stati inoltre creati fondi per interventi speciali, soprattutto per la gestione delle acque, per le aree urbane più degradate, poi per le zone abitative rurali, mentre d) la spesa privata è stata indirizzata ai settori che sono, per il governo e il PCC, i più promettenti: i viaggi, lo shopping on-line, gli apparecchiature informatiche.

La scelta del governo cinese è stata, insomma, quella di abbandonare le generiche politiche di stimolo, che hanno effetti a raggiera su tutto il sistema economico, per favorire invece le riforme strutturali.

311 tipologie di prodotto sono state liberalizzate, 123 professioni ed attività non hanno più bisogno di permessi o concessioni governative, l’85% dei permessi per le nuove attività economiche è stato abolito, mentre è ormai in uso, in Cina, una sola business license con un codice fiscale unificato.

I prezzi amministrati sono diminuiti, per tipologia, dell’80%; e quelli regolati dai governi locali di oltre il 50%.

Far fare alla liberalizzazione, quindi, la funzione di equilibrare il sistema, non quella di generare la vecchia “accumulazione primitiva” di marxiana (e ricardiana) memoria.

Le restrizioni agli investimenti cinesi all’estero sono diminuite del 50%, mentre oltre il 90% dei progetti cinesi finanziati all’estero può essere portato avanti solo sulla base di reports da parte degli investitori, senza ulteriori lacci a lacciuoli.

Il fine è chiaro: aumentare l’export-mix della Cina per evitare il più possibile gli shock asimmetrici.

La Cina ha poi utilizzato, nel 2015, oltre 126.3 miliardi di Usd di investimenti esteri nei propri business, un aumento del 5,6%, mentre gli FDI, Foreign Direct Investment operanti in Cina, e di tipo non bancario-finanziario, sono stati operanti per 118 miliardi di Usd, con un aumento del 14,7%.

E’ stata poi inaugurati la Banca per le Infrastrutture dell’Asia, alla quale partecipa anche l’Italia, e in particolare il Silk Road Fund, mentre il renmimbi fa da poco tempo parte delle divise presenti nel “basket” del Fondo Monetario Internazionale per i suoi “diritti speciali di prelievo”, la moneta emessa dal FMI.

Infine, d) è stata lanciata la “Made in China 2025 Initiative” per aggiornare i sistemi produttivi delle manifatture e, soprattutto, per finanziare e aggiornare le tecnologie delle piccole e medie imprese.

A questo corrisponde, nella migliore tradizione maoista dell’”equilibrio tra le regioni”, lo sviluppo dell’integrazione Pechino-Tianjin-Hebei e l’espansione della Cintura Economica dello Yangze.

Non manca, per riequilibrare il potere di acquisto delle masse e stabilizzare la società, la costruzione di 7,2 milioni di unità abitative sovvenzionate dal governo centrale, con una nuova iniziativa per realizzare scuole rurali e rendere universale l’istruzione dell’obbligo.

Non poteva nemmeno mancare un riferimento, nella CNP attuale, alla campagna per diffondere una nuova formula politica, che oggi è quella dei “Tre Severità e delle Tre Onestà” (in cinese  三严三实 ) iniziata da Xi Jinping nel Dicembre 2014, che intende rafforzare l’etica pubblica e l’”ecologia politica”.

Xi voleva colpire, con questa campagna, il carrierismo politico e la sovrapposizione tra le élites politiche e quelle economico-affaristiche.

I “Tre Onesti” sono, non è inutile ricordarlo, “sii onesto nelle decisioni”, “sii onesto nel farti una carriera”, “sii onesto nel comportamento personale”.

Le Tre Severità si definiscono con “sii severo nelle condotta morale”, “sii severo nell’esercitare il potere”, “sii severo nel disciplinare te stesso”.

Come si può intuire da questa breve descrizione, la teoria e gli slogan di Xi Jinping ( e di Li Kekiang) si adattano perfettamente alla politica economica attuale, non solo per quanto riguarda la corruzione, ma anche per tutto quanto si riferisce all’espansione e alla stabilizzazione dello sviluppo economico in un contesto di democratizzazione dei redditi e di sostegno alle vecchie e nuove povertà cinesi.

Quindi, per Xi e Li Kekiang, il progetto politico e economico è ormai chiaro: mantenere un altto tasso di sviluppo economico, malgrado le condizioni esterne e gli shock asimmetrici provenienti dai Paesi in crisi (e dagli USA), poi si tratta di perfezionare gli aggiustamenti strutturali, che hanno un chiaro significato.

Ovvero l’urbanizzazione della popolazione cinese, che ormai è al 50% residente nelle città, la caduta dei consumi energetici privati, scesi del 18,2% e con un tasso di inquinamento diminuito del 12%, l’accrescimento delle infrastrutture dei trasporti, con 121.000 chilometri di ferrovia di cui 19.000 ad alta velocità, infine lo stimolo alla innovazione scientifica e tecnologica.

Ecco, quindi, perché l’economia del terziario, adeguatamente sostenuta dal governo cinese, sosterrà in ogni caso la crescita, mentre la sottovalutazione strutturale del renmbimbi, l’asse della protezione finanziaria degli asset cinesi, manterrà il suo ruolo di sussidio di fatto per le esportazioni cinesi.

L’economia cinese impara dai suoi errori con grande rapidità, grazie anche alla sua centralizzazione, e la quota di PIL generato dai servizi sosterrà egregiamente l’espansione cinese in un mercato internazionale dove si restringe l’area dei manufatti e delle vecchie tecnologie.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
– Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
– Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France