di Giancarlo Elia Valori. Secondo molti esperti nucleari, la detonazione di una bomba a idrogeno nel poligono di Punggye-ri, nel Nord della Corea di Kim Jong-Un non è un dato realistico.

Il sisma connesso alla esplosione, infatti, segnalato come avente una potenza di 5,1 gradi Richter, è comunque di bassa intensità per questo genere di esperimenti; e quindi non è possibile che si sia generato da una esplosione H.

Molti tecnici ritengono o che l’annuncio della detonazione a idrogeno, per la Corea del Nord, sia una vera e propria falsità o che si tratti di un miglioramento, o magari di un potenziamento, degli ormai classici armamenti nucleari di Pyongyang.

Pechino, è bene notarlo, ha espresso una protesta formale, che riguarda soprattutto il fallout nucleare dell’esperimento, e Pungyye-ri è a meno di cento chilometri dal confine cinese; ed ha aggiunto che sosterrà ogni azione in ambito ONU, insieme alla Corea del Sud, che l’ha già richiesta nell’ambito del Consiglio di Sicurezza.

Kim Jong-Un, è bene notarlo, non ha mai visitato la Repubblica Popolare Cinese, mentre nell’Ottobre 2015 si era presentato a Pyongyang Liu Yunshan, un dirigente del PCC, il primo in quattro anni, nell’occasione dei festeggiamenti per il 70° anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori Coreani. Il leader cinese Xi Jinping aveva poi, per l’occasione inviato un telegramma di congratulazioni per oil settantesimo anniversario del partito al potere in Corea del Nord.

Liu è un membro dello Standing Committee del Politburo del PCC, ma i rapporti tra i due Stati sono diventati freddi soprattutto dopo che Kim ha fatto eliminare Jang Song-Taek, lo zio, che era un riferimento noto e stabile per la Cina comunista.

La questione nucleare, per Kim Jong-Un, non è solo, è bene notarlo, per usare una terminologia occidentale, di “immagine”.

Il nesso strategico può essere individuato nel sistema dei Six Party Talks sul programma nucleare coreano, iniziati ufficialmente nel 2003, che sono stati finalizzati alla quasi completa eliminazione del potenziale nucleare di Pyongyang. Sono composti, i Talks, dagli USA, dalla Cina, dalla Corea del Sud, da quella del Nord, ovviamente, dal Giappone e dalla Federazione Russa.

Le trattative sono cessate, per volontà della Corea del Nord, nel 2009, e nel 2012, ed è questo il dato indicativo, Kim Jong-Un annunciò che il regime di Pyongyang avrebbe cessato di fare test nucleari e accettato le ispezioni IAEA se gli USA avessero inviato delle derrate alimentari in quel Paese.

La Cina ha tentato, l’anno successivo, di rivitalizzare i Six Party Talks inviando un incaricato in Corea del Nord, creando l’occasione di un nuovo round delle trattative in modo informale.

Gli USA, invece, vogliono che Pyongyang smantelli prima di ogni riapertura dei Talks il suo programma nucleare, per poi ridiscutere tutte le questioni sul tappeto sia bi-che multilaterali.

Ci stiamo avvicinando al punto strategico, quindi: la Corea del Nord di Kim Jong-Un vuole riaprire, anche con questo “esperimento” di tipo H, che sarà probabilmente il risultato di una miniaturizzazione di cariche atomiche “tradizionali” per Pyongyang, una nuova fase dei sui rapporti internazionali.

La Cina non è più un partner affidabile, per Kim Jong-Un. Nel 2015, per esempio, e questi sono segnali importantissimi nel rituale internazionale comunista, un gruppo musicale coreano dovette andarsene dal territorio cinese senza poter suonare.

Pechino, però, ha aperto, sempre nel 2013, una nuova zona di libertà economica, detta Gomenvan, vicino a Dandong.

Ovvero, per la Cina la Corea del Nord è ancora un asset strategico.

Ma non tanto da doverla sostenere tanto da “perdere la faccia” sul piano internazionale e da favorire, in una fase di contrazione della crescita del PIL, un paese “fratello” che però ha sempre dimostrato di voler giocare da solo.

Insomma, l’equazione strategica della Corea del Nord è ormai chiara, e la possiamo vedere in vari punti: a) Pyongyang vuole trattare direttamente con gli USA, come peraltro ha spesso segnalato di voler fare.

Poi, b) l’asse geopolitico della Corea Settentrionale è quello di una mediazione diretta con Washington mantenendo estranea la Cina, che assorbirebbe Pyongyang nella sua reti di interessi con gli USA, colonizzandola di fatto ma, soprattutto, si tratta per il regime nordcoreano di eliminare il Giappone dal quadrante delle trattative e da ogni sfera di influenza sulla Corea del Nord.

Fu questo, anni fa, il momento di Robert Gallucci, caro amico che mi manca ancora, che riuscì a comprendere l’asse geopolitico di Pyongyang e da operare, nell’ambito della sua amministrazione USA, in modo conseguente. Ne parlammo con passione, fino alle tre di notte, a parigi.

Se Washington riuscisse ad operare un trait d’union con la Corea del Nord, senza implicare ma informando Pechino: e se gli USA riuscissero, senza aggravare la già complessa situazione giapponese, a escludere ma non a depotenziare Tokyo, e se questi segnali potessero essere correttamente compresi a Pyongyang, questo davvero sarebbe l’inizio della integrazione pacifica della Corea del Nord nel concerto delle nazioni asiatiche.

Per la Cina la Corea del Nord è una “buffer zone” inevitabile, e quindi la freddezza tra Pechino e Pyongyang non sarà mai del tutto risolta o superata.

Occorrerà allora  dare segnali a Pyongyang che questo processo porterà a due effetti: 1) accettare un ridotto arsenale nucleare, che peraltro è già reso inutile dal grande potenziale nordcoreano di armi chimiche poste su vettori missilistici e 2) un sostegno ad una evoluzione economica interna che non intacchi il sistema di potere attuale.

E’ un lavoro di grande arte diplomatica e di intelligence, un mestiere che oggi non si usa più.

 

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
– Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
– Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France