L’antico passato è spesso costellato di storielle dalle quali spesso si ricavano motivi di fondo dell’epoca, del costume, delle tradizioni e delle peculiarità che caratterizzano l’habitat e il modus vivendi d’una comunità.

E gli aneddoti sono e saranno sempre il sale della brama conoscitiva dell’uomo e non soltanto dello studioso.

Eccone uno molto interessante sotto il profilo storico, datato 1127, che abbiamo raccontato, per sommi capi, in un recente servizio relativo alla presenza dei Cavalieri Templari nel territorio adiacente il lago Trasimeno.

Perché tale preferenza?

E’ una zona strategicamente ubicata al centro dell’Italia e, inoltre, perché sin dall’antichità era posta a ridosso di percorsi che dal centro e dal Europa conducevano a Roma.

Non solo! E’ un territorio che era, al tempo stesso, facilmente raggiungibile e appartato. Ciò ne ha fatto, e ne fa anche oggi, una meta del tutto particolare sia per la sua posizione geografica, davvero unica e invidiabile, sia per l’esclusività del vasto territorio intorno al Lago. Il cui spazio, a forma d’un ampio anfiteatro, fa parte dell’Umbria, ma che culturalmente e geograficamente è l’insieme di Umbria e Toscana, dove i confini tra le due regioni rimangono affascinatamente indefiniti sia nel linguaggio delle laboriose popolazioni, sia nel fascino d’un paesaggio verde e incontaminato. Così come nei sapori della cucina e delle tradizioni.

Veniamo ai fatti.

L’Ordine dei Cavalieri Templari, che hanno contribuito a creare un alone di mistero e di fascino, sono ormai entrati nella leggenda per il Santo Graal e gli immensi tesori, nonché per il loro passaggio proprio nel Trasimeno, dove hanno lasciato segni caratteristici e vicende particolari, originariamente nel territorio circostante al lago, cioè: in Località Giorgi in Petrignano del Lago, Frazione di Castiglion del Lago; oggi contrassegnata dal civico 46, dove ha sede la Country House “Le Torri di Porsenna”.

Brevi cenni sulla storia Templare

E’ doveroso comunque iniziare dall’origine dell’Ordine, erede della vera spiritualità delle nobili tradizioni cavalleresche dei Monaci Cavalieri del Tempio o Poveri Cavalieri di Cristo, infatti: il Principe-Monaco Edouard, nato vicino a Tolone, uomo di alta statura e di buon cuore, consacra i primi nove Cavalieri Templari nel settembre 1118, che formarono il famoso “Povero Esercito di Cristo”.

Ne facevano parte i Monaci: Gondemar e Rossal, André de Montbar, il Conte Hugues I° di Champagne, Hugues de Payens, Payen de MontDidier, Geoffroy de Saint Omer, Archambaud de Saint Amand e Geoffroy Bisol.

Nel novembre 1118 otto di loro partirono alla volta di Gerusalemme, dove arrivano la mattina del 14 maggio 1119, i quali vengono raggiunti, sei anni dopo, da Hugues di Champagne, lo stesso giorno alla stessa ora. San Bernardo di Chiaravalle invece, basso di statura, capelli rossi e ricci, esile e pallido ma con un carattere ostinato, raggiunge i suoi confratelli, Gondemar e Rossal, a Seborga nel febbraio 117, dove erano stati inviati, nel 1113, con il compito di salvaguardare “il Grande Segreto”.

I nove tornarono la prima domenica d’Avvento, nel 1127, in occasione del Concilio provinciale tenuto nella Chiesa cattolica di Troyes, in Francia. San Bernardo li aspettava per poi andare insieme incontro a Padre Gérard de Martigues, che nel 1112 aveva fondato l’Ordine Ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, oggi Ordine di Malta.

Quel giorno, San Bernardo in presenza di tutti gli abitanti, di 23 Cavalieri e di più di 100 milizie, nomina Hugues de Paynes primo Gran Maestro di San Bernardo, che fu consacrato dalla spada del principe-Monaco Edouard.

Lo stesso giorno, fu pronunciato vicino ad un ulivo un giuramento di silenzio tra i Cavalieri di San Bernardo ed il Grande Sacerdote dei Càtari per mantenere e difendere il “Grande Segreto”.

È in questo scenario che i citati nove Cavalieri presero l’impegno di adoperarsi per difendere i pellegrini dai pericoli di cui erano facile preda e professarono al Signore di voler vivere perpetuamente in povertà, castità ed obbedienza.

Successivamente il nome dei Cavalieri fu cambiato in “Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme”, per essere poi più semplicemente riconosciuti come “Templari”.

Il fascino del Trasimeno e la buona tavola

Il primo Gran Maestro dei  Cavalieri Templari, Hugues de Payns, unitamente ad cinque cavalieri: Hugh d’Argentin (Maestro regionale in Scozia), Henri de Saint Clair (cognato del Gran Maestro), il conte Hugues Ier de Champagne, Gaufridus de Sancto Aldemaro, Arcimbaldo du Saint-Aignan, intrapresero il viaggio di reclutamento in Europa e, come prima tappa, vollero recarsi in visita da Papa Onorio II° a Roma.

Come narra la leggenda, correva l’anno del Signore 1127 quando, in una tarda mattina della prima decade di settembre, i sei Cavalieri in groppa ad altrettanti cavalli neri, di razza frisone occidentale, raggiunsero il lago Trasimeno, dove si immersero nelle fresche e limpide acque per un bagno rigeneratore.

Poiché la pancia incominciava a reclamare perché era giunta l’ora del pranzo, vennero improvvisamente attratti da un dolce profumo d’arrosto che si propagava dal vicino complesso religioso: il monastero di San Secondo, affidato alle cure di cinque operosi ed efficienti monaci, sotto la guida di un abate, un “omone” tutto cuore e dall’entusiasmo alle stelle: un vero inappuntabile “padrone di casa”.

Questi cinque monaci, dei terremoti dotati d’una intelligenza creativa e di un dinamismo operativo non comune, per festeggiare degnamente il compleanno dell’abate (tale padre Bachisio Mulargia, di chiare origine sarde), avevano preparato un enorme portata d’arrosto: comprendente un maialino da latte e un agnello, unitamente a tanti gustosi e squisiti contorni.

L’accoglienza riservata ai prodi Cavalieri fu davvero eccezionale e inappuntabile: si mangiò abbondantemente e si consumarono almeno quindici litri di vino rosso, di produzione locale. Tra le tante prelibatezze e  molti litri di vino, tutti i commensali, uno dopo l’altro, vinti dal sonno, si addormentarono profondamente per ore e ore. Per poi risvegliarsi al momento del pasto serale, che veniva consumato sempre in generale baldoria fino a tardissima notte nell’antico refettorio.

Oggi questo bellissimo refettorio è stato ottimizzato, attraverso una sapiente antitesi con il concetto di tecnica, in uno dei più rinomati ristoranti della regione, posto all’interno dell’incantevole complesso Country House “Le Torri di Porsenna”, presso la Località Giorgi in Petrignano del Lago, Frazione di Castiglion del Lago, contrassegnata dal civico 46.

Chiesa di San Bevignate - PerugiaLa leggenda dei Templari registra però un pauroso buco: non si conosce la durata del loro soggiorno presso il monastero. Si conoscono invece le significative tracce che essi hanno lasciato successivamente in varie zone dell’Umbria: una per tutte, la chiesa di San Bevignate, appena fuori le porte di Perugia, dove si può leggere un frammento del loro passaggio, ornato dalla leggendaria storia, attraverso significative porzioni di affreschi ancora ben visibili, di eccezionale interesse internazionale, che evidenziano una forza e un potere che i prodi Cavalieri si erano conquistati con atti di puro coraggio in Terrasanta.

Capire come il fascino di un territorio e l’ospitalità della laboriosa popolazione dell’Umbria siano stati i punti cardini con cui si è poi determinata  la crescita dei Cavalieri Templari in varie zone d’Italia e qualcosa di veramente significativo e storico.

Le Torri di Porsenna - country HouseQuesto attraente lembo di territorio, ieri monastero di San Secondo, che aveva affascinato i Cavalieri Templari e poi, ben 523 anni dopo, anche il Cardinale Alderano Cybo-Malaspina, è oggi sede  del bellissimo  complesso “Le Torri di Porsenna”, una Country House che cammina splendidamente verso lusinghieri traguardi turistici grazie all’esclusiva posizione geografica, dove il sorriso di Dio non ha zone d’ombra: da una parte l’incanto d’un paesaggio ingentilito da una sapiente opera dell’uomo, che si armonizza con l’ambiente naturale; dall’altra l’urbanizzazione della struttura, dove non è possibile restare insensibili alla spontanea simbiosi tra panorama e cultura, tra storia e composizione architettonica.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France