Tratto dal Giornale dell’Umbria.

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Consigliere Guasticchi, certo non si offende se la presentiamo dicendo che è di rito renziano…
(ride) «Certo che no. Pensate che sia stato un caso che a chiudere la mia campagna elettorale per le regionale sia venuto il sottosegretario Luca Lotti? Certo, con Lotti ho un rapporto personale fraterno, ma il segnale politico della sua venuta mi sembra chiaro. Lo ringrazio ancora per questo sostegno in una campagna elettorale per noi difficilissima».
Noi nel senso di “noi renziani”?
«Sì».
Lei è stato sentito dire che ha lottato “uno contro tutti”.
«Come altro si può chiamare una situazione in cui hai tutti contro, dai “giovani turchi” a tutte le altre anime dei partito? A Umbertide, dove abito, i “giovani turchi” hanno messo in campo la candidatura di Manlio Mariotti per sottrarmi voti. Ma gli è andata male, perché sono stato eletto, grazie all’aiuto di tanti che desiderano un profondo rinnovamento del Pd umbro, con 5mila 500 preferenze. E poi…».
Mastica amaro perché non ha ricevuto un riconoscimento per questo risultato?
«Mi sembra evidente che la presidente Marini e il partito hanno fatto scelte diverse da quelle che sarebbe stato giusto fare. Nel senso che non sono stati ascoltati i segnali arrivati dall’elettorato, non è stata colta la spinta del rinnovamento giunta da Renzi. Fanno finita di niente, ma qui è successo un terremoto, questa è la verità».
Sta tirando il sasso nella piccionaia della Regione e del Pd. Farà rumore.
«Lo so bene, ma non doveva essere un’intervista a cuore aperto? E allora mi lasci dire che nel partito umbro l’onda del rinnovamento, che è culturale e politica prima ancora che di persone, non è pervenuta. Invece di aprirsi, nei circoli e nelle sezioni ci si è chiusi come i feudi, con i signorotti, o se vuole i cacicchi, a farla da padrone, con la porta chiusa a nuove energie. In molti posti è diventato quasi impossibile iscriversi, dovendo superare ostacoli posti con mille sotterfugi. E poi si va avanti come se le scoppole non siano state prese. Il Pd ha perso Perugia e Spoleto e in queste due realtà chiave come si è reagito? Con la sparizione del partito, con il crollo degli iscritti. Un mezzo disastro, per non dire un disastro intero. La peggio cosa è fare finta di niente, ma stanno facendo proprio questo. E poi la mancata fusione delle anime…».
Anime belle?
«Anime belle, perché in Umbria non c’è stata la fusione tra l’anima proveniente dal vecchio Pci e quella di chi rappresenta l’esperienza dei moderati, in particolare del cattolicesimo democratico, che fa riferimento a Renzi. E poi un certo deserto istituzionale, perché la verità è che Gianpiero Bocci è ormai l’unico riferimento istituzionale importante sul territorio».
Una dichiarazione d’amore.
«No, una dichiarazione politica. Il sottosegretario Bocci sta avendo un forte e crescente peso e svolge per l’Umbria un grande ruolo positivo, perché è l’unico che garantisce la presenza delle istituzioni nel territorio. In altre parole, il rapporto Governo-territorio è rappresentato solo da Bocci. Le altre sono presenze diafane, tutte prese dai movimenti all’interno dell’universo politico romano».
Si riferisce ai parlamentari eletti in Umbria?
«E a chi, sennò?».
Sulla Regione?
«Bisogna riorganizzarla davvero, con un’analisi vera della strategia sulla mission delle partecipate e delle controllate. Sempre in tema di politica economica, bisogna essere concreti. L’Umbria si fonda ancora su un’economia di tipo tradizionale e, in questo contesto, se non riparte l’edilizia la ripresa avrà il passo della lumaca. Quindi occorre mettere a punto una serie di incentivi per le ristrutturazioni e il recupero edilizio, utilizzando in maniera più ampia e convinta anche la leva degli incentivi per abbattere i costi dei mutui relativi all’acquisto dell’abitazione, in primis a favore delle giovani coppie».
E il turismo?
«È nel sonno profondo. Ma qui è anche colpa degli operatori del settore. Ognuno pensa al suo orticello, non ci si mette in rete, non si fa sistema. La Regione deve promuovere questo sistema, superando resistenze anche forti, perché altrimenti il sonno proseguirà, a dispetto di un’offerta turistica che in Umbria è molto ampia. C’è bisogno, per il turismo e non solo, di un’attenzione maggiore e più acuta. Non vorrei che il fatto di poter avere solo 5 assessori regionali penalizzi interi settori».
Ma è la legge che ne prescrive cinque.
«Sì, però nulla vieta di creare consiglieri delegati, che possano seguire aree d’intervento con più attenzione di quanto non risecano a fare assessori oberati di deleghe. Speriamo che la presidente Marini agisca in questo senso, per il bene dell’Umbria».
Lei è stato presidente della Provincia di Perugia. La riforma della Province, prima tanto invocata, ora è criticata.
«Il disastro l’ha fatto Monti con lo “Sblocca Italia”. Non si fa una riforma di botto, con l’unico risultato di tagliare i finanziamenti per deleghe che le Regioni avevano assegnato alle Province, senza inquadrare il tutto in un piano più vasto di riassetto istituzionale. Ne consegue questa vergogna che sta accadendo sul personale. Nella mia esperienza alla Provincia di Perugia ho trovato tanti dipendenti di eccellente qualità. Oggi vengono delegittimati e umiliati, viene tolta la loro dignità. Questo è ingiusto e stupido. Monti ha aperto la porta al disastro».

Fonte: Giornale dell’Umbria