La crisi strutturale della politica estera italiana non è economica ma strategica e propriamente politica. Ci stiamo facendo trattare da bambini discoli dall’India all’ITLOS di Amburgo, il Tribunale Internazionale del Mare, dove l’atteggiamento aggressivo di Nuova Dehli sconfina nell’offesa e, talvolta nel falso in atto, in questo caso, internazionale.

L’amb. Azzolini e’ bravissimo, ma ci vuol ben altro per spegnere il fuoco di odio e di disprezzo degli indiani. Che abbiamo nutrito noi: prima con il balletto di andate e rientri. Poi con un diplomatico dal doppio passaporto che riuscì, tra le risa dei lettori, a far mangiare gli spaghetti in carcere ai due Maro’ Latorre e Girone, poi il silenzio, infine la questua indegna a Russia, Cina, UE, perché ci togliessero le castagne dal fuoco loro. La politica estera e’ come la. Nascita e la morte, la si fa da soli, inevitabilmente.

E noi, evidentemente, non la sappiamo più fare. Perché non siamo più una Naziome. Siamo senza memoria, senza identità, senza coraggio, con una immagine internazionale ridotta al lumicino da bulli di quartiere che si succedono, ormai da venti anni, alla guida del Paese.

E non abbiamo fari ideali a cui ispirarci, ne’ in politica estera ne’ altrove. Stiamo perdendo, anzi, abbiamo già perso la guerra della globalizzazione. Ne avremo tutti i danni senza i pregi. Le “riforme” ci assimileranno, ma con costi della vita alti, alle economie dell’Est post-sovietico, con lavorazioni secondarie a basso valore aggiunto, che verranno vendute o nei mercati c.d. “Emergenti”, e Dio solo sa quanto c’è di pubblicitario i questa definizione. O magari credete che l’advertising si usi solo per i dentifrici? Polarizzazione sociale, quindi, mercati esteri per i nostri prodotti sempre meno aperti e in concorrenza con altri produttori (si veda il caso del nostro agroalimentare, come e’ trattato dalla normativa UE) un uso speculativo dei nostri titoli del debito pubblico, classi politiche in vendita da Carnevale di Viareggio, e mi scuso con gli amici viareggini.

Ben altrgianni-de-michelisa fu l’idea della Pentagonale e, poi, della progettata Ottagonale dell’ultimo Ministro degli Esteri vero di cui mi ricordi, Gianni de Michelis.

Non è un caso, lo dico tra parentesi, che un grande ministro come Gianni abbia avuto una formazione socialista ma risorgimentale, come il suo mentore Bettino Craxi.

Senza una idea di Nazione si rischia di gestire solo un supermercato e la nostra Idea, per tutti, fu il Risorgimento.  Che era anche la passione del cattolico liberale Cossiga, ma perfino di u vecchio PCI che si inseriva i quella che uno storico ha chiamato la “sinistra militare” garibaldina e poi azionista-rivoluzionaria della nostra formazione unitaria.

Senza una Grande Idea, nessuna grande politica estera e, soprattutto, nessun rispetto da parte degli altri Paesi. Non facciamoci intontìre dall’economia, e’ la Grand Strategy che la plasma, come accade oggi in Cina Eco e accadeva agli USA che iniziavano la conquista dello Spazio. Dal progetto viene il mito economico, non viceversa.

E noi, sulla linea dei grandi progetti di Gianni De Michelis, potremmo immaginare una nuova azione strategica di rayonnement italiano sia verso il Maghreb, sia verso l’ Europa Centrale e la Russia.

Nel primo caso, sempre imitando la linea di Gianni de Michelis, potremmo impostare una “Unione a Sei” tra Marocco, Egitto, Israele, Grecia, Tunisia e Malta per il controllo coordinato del Mediterraneo.

Inutile girarci intorno: la  UE non vuole gestire in proprio gli immigrati, vuole solo cogliere l’occasione per indebolire, con il costo strabordante  del welfare e la nuova  massa  di  manodopera a zero spese, per far arretrare le economie dell’Europa Meridionale. Tutti i paesi mediterranei della UE sono stato strategicamente impoverito dal Nord. Compresa la Spagna del preteso e pubblicitario “boom” di Rajoy.

Allora non resta che fare da soli, con gli amici del Maghreb antijihad e Israele, per securizzare il Mare Nostrum,.

Senza chiedere il permesso a nessuno, naturalmente. E’ una iniziativa di pace, di sicurezza collettiva, di espansione anche economica delle economie del Mediterraneo Meridionale.

Sarà anche il caso di proteggere questi Paesi da una tendenza che si sta delineando in molte classi dirigenti globali: la distruzione dei regimi attuali per imporre megafoni senza potere e senza armi mentre Machiavelli ci ha insegnato che “cum le parole non si mantengono li Stati”.

Garanzia di stabilità dei regimi attuali, per evitare altre, ancor più stupide e disastrose “primavere arabe”, controllo dell’asse della loro stabilità, il Mediterraneo.

Un’altra idea che Gianni potrebbe aiutarci a mettere in piedi, se avessimo una politica estera degna di questo nome,  e non il tentativo di parvenus e principianti di piacere a questo o a quello, sarebbe quella, nella linea della sua Pentagonale-Ottagonale, di una alleanza, proposta dall’Italia, tra noi, Slovenia, Croazia, Ungheria, Federazione Russa (con la Cina, alla fine) per ricreare, concretamente quella Via della Seta che è l’unica soluzione stabile, razionale, efficace  e geopoliticamente sensata per il nostro Paese .

Una ulteriore Unione a Sei che riprenderebbe tutti quei progetti, un po’ da magliari, diciamolo, che hanno caratterizzato la fantasia senza comando e controllo della nostra assente politica estera da parte di tanti imprenditori, lasciati soli nelle nebbie serali dello Shenzen o nei meandri astuti di un Ministero cinese.

Infatti, l’economicismo da marxisti del prete ha lasciato sole le nostre imprese all’estero, non le ha protette legislativamente, ha evitato poi che, dai molti su cessi che, malgrado tutto, le nostre aziende hanno raggiunto all’estero, ci fosse protezione legislativa, politica, perfino strategica e militare.

Ecco, spero proprio che Gianni de Michelis ci possa dare ancora un contributo, e intanto l’abbraccio con affetto.

Giancarlo Elia Valori
Giancarlo Elia Valori

Giancarlo Elia Valori * (twitter-logo@GEliaValori)

* Presidente della merchant bank “La centrale Finanziaria Generale S.p.A.”
Presidente della “Cattedra sugli studi della pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale presso la Facoltà di relazioni internazionali della Peking University, nonché “professore straordinario” di economia e politica internazionale nello stesso Ateneo
Honorable dell’Académie des Sciences dell’Institut de France