Se prima delle elezioni di domenica 25 Maggio lo slogan grillino era: “Vinciamo noi” a poche ore dagli scrutini si è passati al “Vinciamo poi”, considerato il deludente risultato portato a casa dal “partito” di Beppe Grillo e Casaleggio. E già tra le fila del movimento stellato serpeggia quasi aria di rivolta. Gianluca Bardelli, personaggio assai noto in rete e considerato un “influencer” sui social network dichiara «Il risultato era scontato perché anziché attivisti e militanti della rete si è scelto di candidare i portaborse». Sempre secondo Bardelli alcuni parlamentari dovrebbero scendere dal piedistallo e ricominciare a fare politica.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fabrizio De Jorio, tra i fondatori di “Giornalisti in movimento” e lui stesso giornalista Rai, il quale critica aspramente il Movimento che «ha affidato la comunicazione ad un blogger e a un ex concorrente del Grande fratello», dimenticando che in Italia non tutti gli elettori sono in rete e che non tutti i giornalisti sono nemici.

Per Bardelli e De Jorio «Non è possibile trincerarsi dietro un troppo assolutorio “gli italiani sono tutte pecore”», dicono entrambi e soprattutto Bardelli sottolinea l’urgenza di un cambio di strategia. Ad esempio aprendo un dibattito interno, senza lanciare anatemi o scomuniche, per evitare l’apertura di ferite insanabili tra gli eletti e gli elettori. Avendo ben presente che in un anno sono sfumati due milioni e mezzo di voti; una emorragia che potrebbe far diventare quell’ironico “Vinciamo poi” in un ben più amaro “Vinciamo mai”.