Nella presunta da parte della società Sopaf dei fratelli Magnoni, arrestati nei giorni scorsi dalla procura di Milano, ai danni delle casse di previdenza dei medici e dei giornalisti (Enpam e Inpgi), il danno potrebbe essere superiore rispettivamente ai 7,6 e 15,9 milioni finora accertati. “Enpam ed Inpgi hanno subito, rispettivamente, un danno in pura linea capitale pari ad euro 22.757.554 e 10.920.938”, ha dichiarato l’esperto finanziario Gian Marco Bardelli nel corso della conferenza stampa organizzata da Giornalisti in movimento di Stampa romana. “Le quote del Fondo immobiliare Fip che il 12 marzo 2009 Sopaf ha venduto a 135mila euro ciascuna all’Enpam e a 133 mila euro all’Inpgi quel giorno avevano il prezzo mid, come rilevato dal data provider Bloomberg, pari a e. 85.174”, ha spiegato l’analista. “Il management dell’Enpam e dell’Inpgi nella compravendita dei Fip è stato negligente” si legge nel parere, “in quanto avrebbe dovuto verificate preliminarmente il prezzo di mercato dei medesimi titoli e quindi astenersi dall’acquisto”. La richiesta di dimissioni del presidente dell’Inpgi Andrea Camporese e un’azione di autotutela per la revoca dei contratti e delle operazioni finanziarie stipulate con le società dei Magnoni, sono state quindi ribadite durante la conferenza stampa organizzata dal coordinatore del gruppo Giornalisti in movimento di Stampa romana, Fabrizio de Jorio anche in qualità di membro del consiglio direttivo di Stampa romana, da Pierangelo Maurizio, consigliere della Federazione nazionale della Stampa e da Paolo Corsini, vicedirettore del Gr1 e coordinatore di Fnsi-L’Alternativa. “Fin da ora mettiamo a disposizione degli inquirenti questo parere che riteniamo utile alle indagini” hanno annunciato i promotori della conferenza, i quali chiedono che sia “accertato anche il ruolo avuto nella vicenda dalla Sgr Investire Immobiliare, tenuto conto che a questa società è stata recentemente affidata, al termine di una gara, la gestione dell’intero patrimonio immobiliare dell’Inpgi rivalutato a 1,2 miliardi”. La richiesta di revoca dei contratti e delle operazioni finanziarie stipulate con Sopaf si rende indispensabile per evitare un ulteriore pregiudizio non solo per le casse dell’Istituto ma anche per l’immagine di tutti i giornalisti. L’operazione Sopaf, infatti, secondo i magistrati della procura di Milano “ha consentito un margine di profitto elevato alle società degli indagati (fratelli Magnoni della Sopaf ndr), privo di qualsiasi giustificazione, sulla base di una triangolazione di cui non si comprendono le ragioni negoziali”.

Roma 21 maggio 2014

Fabrizio de Jorio

Coordinatore Giornalisti in movimento di Stampa romana