Il problema del sovrannumero degli animali selvatici e dei danni provocati alle aziende agricole è stato al centro del dibattito del X congresso nazionale Arci Caccia, tenutosi a Chianciano Terme (Siena). L’ Associazione dei cacciatori ha sottolineato come vada aperta “una nuova fase che veda la costruzione di un patto rinnovato con il mondo agricolo che preveda risorse integrative per quelle aziende che operano direttamente nella gestione faunistica e che investono in progetti di riqualificazione ambientale”.

Coldiretti ha concordato come la questione dei danni da fauna selvatica sia una priorità per il settore agricolo ed ha sottolineato come finora siano purtroppo falliti i tentativi di risolvere il problema tramite una revisione della legge sulla caccia ostacolata, paradossalmente, da alcune associazioni venatorie che arroccandosi su posizioni più radicali hanno chiesto, durante l’iter di discussione della legge, una modifica dell’elenco delle specie cacciabili incompatibile con le indicazioni dell’Ispra e ciò non ha consentito di proseguire un confronto a livello parlamentare sulla riforma della legge 157/1991 da molti invocata.

Coldiretti ha sottolineato anche come le misure attualmente in vigore siano ormai totalmente insufficienti a risolvere l’emergenza dei danni provocati dai cinghiali e tale fenomeno costituisce un ‘emergenza nelle aree rurali che non può essere più sottovalutata. Si auspica quindi la riapertura di un confronto tra associazioni venatorie, ambientaliste, Organizzazioni professionali agricole con le Istituzioni per individuare un percorso normativo anche indipendentemente dalla riforma della legge 157/1991 che possa risolvere tale annoso problema.

E’ evidente che una ripresa del dialogo può avvenire a condizione che tutti i soggetti interessati condividano un modello di caccia sostenibile rispettoso della biodiversità, della normativa comunitaria e delle indicazioni dell’Ispra, presupposto senza il quale non è possibile aprire alcun tavolo di confronto visto il fallimento della precedente esperienza del Tavolo nazionale sulla caccia istituito dalle Regioni con le associazioni di settore che, arenatosi sulla questione dei calendari venatori, non ha consentito di aprire un confronto che portasse a risolvere la questione dei danni da fauna selvatica.

Osvaldo Veneziano che è stato confermato presidente nazionale dell’Arci Caccia ha dichiarato che “La caccia si è desta; dal congresso viene una forte e rinnovata spinta per il cambiamento delle politiche venatorie. Occorre una inversione di rotta per rilanciare l’intero settore e per affrontare le sfide del futuro, in una ottica complessiva che veda comunque la caccia coniugata con i criteri di sostenibilità, di compatibilità con le indicazioni scientifiche, di integrazione con le normative comunitarie e con le differenti istanze della società”.

Secondo il Presidente nazionale tali indicazioni dovranno concretizzarsi in una proposta di legge da sottoporre all’attenzione del nuovo governo e del nuovo Parlamento: “una nuova gestione dell’attività venatoria a partire dal potenziamento degli Atc; finanziamenti ed interventi incisivi per dare risposte concrete al problema dei risarcimenti per i danni causati alle aziende agricole dagli animali selvatici; la definizione di una nuova fiscalità generale che preveda soprattutto una corretta rimodulazione delle imposte connesse alla caccia, in modo da destinare risorse per la gestione dell’attività venatoria direttamente sui territori”.