L’ipotesi di esportare temporaneamente i rifiuti di Roma fuori dal territorio regionale, in Emilia Romagna o addirittura all’estero, avanzata dal commissario governativo per l’emergenza Goffredo Sottile secondo Legambiente “è un’idea da rigettare nel modo più assoluto”.

Secondo il vice presidente dell’associazione ambientalista, Stefano Ciafani, “non vanno replicati modelli sbagliati dal punto di vista ambientale, come quello praticato più volte in Italia nel passato o adottato più recentemente a Napoli, con i rifiuti che vengono smaltiti nelle discariche pugliesi e negli inceneritori del nord Europa”.

“Fino a prova contraria – prosegue Ciafani – anche per il comune di Roma vale il principio di prossimità sancito dalle direttive europee sui rifiuti e che l’Italia ha recepito. La capitale deve attrezzarsi per fermare il ‘toto discariche’, mettendo in pratica il piano rifiuti delineato dal ministro Corrado Clini e attuando in tempi brevi il piano, scritto dal Conai, sulla trasformazione della raccolta differenziata con il sistema porta a porta. Solo così sarà possibile trovare territori più disponibili alla localizzazione della nuova discarica. Nel dibattito sui rifiuti di Roma continuano inoltre a mancare i progetti per colmare la grave carenza di impianti di trattamento dell’organico, destinata ad aggravarsi con l’auspicato e necessario aumento della percentuale di raccolta di rifiuti finalizzata al riciclaggio”

“Ci voleva un commissario per una follia come quella di mandare i rifiuti all’estero? – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – Dopo mesi di tempo perso e un estenuante ‘toto-discarica’ le istituzioni non possono partorire una soluzione così indecente. Finalmente Roma ha un piano sulla differenziata porta a porta, ma adesso bisogna passare dalle parole ai fatti, convocare le riunioni con le associazioni, le parti sociali, i municipi, preparare gli impianti per il secco e l’organico, formare il personale e i cittadini.

“Bisogna smetterla di perdere soldi e tempo – continua Parlati – l’obiettivo del 65% di differenziata che Alemanno non ha avuto il coraggio di fissare si può concretizzare solo lavorandoci. Perché è ancora fermo il progetto per il raddoppio dell’impianto di compostaggio a Maccarese e invece si continua a insistere sul quinto TMB che con quei numeri di differenziata non servirebbe a nulla? Perché non si lavora per convertire gli impianti esistenti e massimizzare il recupero di materia limitando la produzione di inutile CDR da bruciare? Perché si persevera sul nuovo gassificatore di Albano che non va realizzato? Perché non si fa un vero siting per la scelta del sito di discarica e si lavora su bizzarri elenchi tutti sbagliati? Domande alle quali va data subito una risposta”.