L’Ente Nazionale Protezione Animali esprime vivo disappunto per il decesso, a seguito dell’anestesia, dell’orso catturato il 12 giugno, in Trentino. «Dopo la cattura, la sterilizzazione e il confinamento in cattività dell’Orsa Jurka e molti altri episodi decisamente criticabili – commenta Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa – Il progetto “Life Ursus” gestito in Trentino annovera un’altra pagina nera».

«E’ evidente come sia necessario rivedere nelle sedi opportune tutto il progetto “Life Ursus” e le iniziative previste da esso, nonché la professionalità degli operatori coinvolti – aggiunge Ferri -. Gli animali, per altro appartenenti a specie particolarmente protette, non sono oggetti di cui disporre a piacimento e con criticabile professionalità. L’Ente Nazionale Protezione Animali ha sollecitato la presentazione di una interrogazione parlamentare e inviato una richiesta di immediati chiarimenti al Ministero dell’Ambiente».

Infatti, non sono più accettabili giustificazioni che possono essere date a persone che ignorano completamente l’argomento. «Ben conosciamo tutti i rischi dell’anestesia su animali selvatici – prosegue Ferri -, per questo ci auguriamo che l’operazione sia stata condotta da veterinari competenti e non da personale non veterinario. La professionalità degli operatori deve garantire non solo il rapporto “costi-benefici”, ma deve anche assicurare che l’anestesia sia effettuata in modo idoneo e opportuno, riducendo al massimo i rischi e valutando attentamente sia il punto di inoculo sia il dosaggio degli anestetici. Anche per questo infatti possono avvenire decessi indesiderati, ma assolutamente evitabili con il ricorso a figure altamente professionali ed esperte».

L’Enpa ritiene fondamentale che la necroscopia sia effettuata super partes e che possa chiarire la causa del decesso e le eventuali responsabilità per le quali la Protezione Animali si riserva di adire le vie legali.