La Cia denuncia: l’Agea sta inviando alle imprese che hanno aderito alla rateizzazione l’informativa della Commissione Ue secondo la quale la proroga di sei mesi per la settima rata è considerata un aiuto di Stato e, quindi, è un’infrazione. Ora i produttori, molti anche delle zone terremotate, saranno costretti a pagare gli interessi. Un vero atto di ingiustizia. Il Governo deve intervenire.

L’annosa vicenda delle quote latte non riesce proprio a chiudersi e ancora una volta si vanno a penalizzare gli allevatori onesti che sono stati alle regole. Alle aziende agricole, molte delle quali anche colpite dal terremoto, sta, infatti, arrivando una comunicazione di Agea nella quale vengono informate che la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione perché la proroga di sei mesi della settima rata (dal 31 dicembre 2010 al 30 giugno 2011), decisa nel 2010, è stata considerata un aiuto di Stato e di conseguenza non era autorizzata. Il risultato è uno solo: gli allevatori che hanno aderito alla rateizzazione saranno costretti a pagare gli interessi per ritardati pagamenti. E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

La proroga -ricorda la Cia- venne concessa durante una crisi di mercato drammatica per il settore zootecnico da latte. Alla rateizzazione aderirono tutti quegli allevatori che avevano deciso di mettersi in regola con le quote latte e di pagare il proprio debito. Adesso questi allevatori vengono ulteriormente penalizzati. La loro unica colpa è di aver rispettato le leggi dello Stato. Un vero atto di ingiustizia sul quale c’è l’assoluto silenzio delle istituzioni preposte.

La Cia chiede, quindi, che il Governo intervenga per evitare che gli allevatori, che hanno rispettato una legge dello Stato, siano costretti a pagare. E nello stesso tempo fa presente che rimangono nel libro dei sogni i 40 milioni promessi sulla legge 33 per chi ha investito, acquistando le quote, per mettersi in regola.

La Cia continua da tempo a chiedere atti concreti al Parlamento e al Governo per chiudere definitivamente la vicenda “quote latte”, difendendo gli interessi degli allevatori che hanno rispettato, con enormi sacrifici finanziari, il regime imposto nel settore.