Legambiente, “Il fenomeno probabilmente più esteso.  Necessario rafforzare i controlli”

Si è conclusa con successo l’indagine avviata tre anni fa dalla Dda di Palermo sul cemento depotenziato nel porto di Balestrate, nel golfo di Castellammare (Palermo), ma si sospetta che siano ancora molti i luoghi da controllare per evitare tragici crolli o interventi infiniti per ripristinare lavori mal fatti.

“Lo denunciava Legambiente in un apposito dossier tre anni fa – ha dichiarato il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana -, raccontando un paese a rischio crollo per la mole di infrastrutture di ogni tipo costruite con l’impiego di materiali di scarsissima qualità nei cantieri di mezza Italia, realizzati con il coinvolgimento della criminalità organizzata ma anche di funzionari pubblici, professionisti, colletti bianchi, insospettabili corrotti che hanno colpevolmente avallato tali azioni”.

18 le opere pubbliche che in quel dossier si raccontava essere finite sotto inchieste, per molte delle quali si sono poi aperti processi (attualmente in corso). Soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania i casi di opere pubbliche e private a rischi crollo per calcestruzzo depotenziato si sono nel tempo moltiplicati, delineando i contorni di una vera e propria emergenza nazionale, con gallerie che crollano già duranti i lavori, strade che si aprono in voragini, ospedali e scuole che cadono a pezzi non appena ultimati i lavori; e dove sempre più spesso si scopre che nell’impasto del calcestruzzo ci sono finite tonnellate di scorie tossiche.

“Al di là delle indagini in corso, e visto il ruolo giocato dai clan nei cantieri di queste regioni, c’è il rischio concreto che le opere infrastrutturali a rischio crollo siano molte di più – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Per tale ragione rinnoviamo l’invito al governo e ai ministeri competenti ad avviare una seria attività di monitoraggio, soprattutto nelle regioni del sud e dove è stata accertata la presenza di imprese in odor di mafia, spesso monopoliste nel ciclo del cemento, per scongiurare eventuali situazioni che possano mettere in pericolo l’incolumità pubblica, oltre a rafforzare i controlli dentro i cantieri, affinché siano veramente tali, in queste aree già a rischio sismico e notoriamente dannate dal dissesto idrogeologico”.