La relazione integrale del Presidente provinciale Federcaccia, Rodolfo Grassi.

Amici,  Colleghi cacciatori,

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”.

A tutti Voi un caro abbraccio dai Consiglieri provinciali della Federazione Italiana della Caccia e dal suo presidente commosso di averVi vicino.
L’incontro annuale della nostra grande famiglia diventa ancor più importante per la vostra presenza e la testimonianza di autorevoli rappresentanti del mondo della politica, dell’informazione quotidiana e della nostra stampa periodica. Tutti siamo  consapevoli che Milano, Monza e Brianza attendono molto dagli uomini della Federazione e tutti siamo sicuri che saprete, sapremo continuare a far vivere una partecipazione che significa amore perla Gente. Perchéquesta èla Federazioneimpegnata nel Sociale e nella Società civile, questo è il grande popolo degli onesti a cui anche ora date significato ed orgoglio.

Capaci come siamo di vivere tradizione e futuro nella continuità di ricordi e speranze, rammento insieme a Voi e non senza commozione quanti ci hanno lasciato riassumendo nel nome di un grande dirigente l’impegno di quanti hanno fatto parte della nostra famiglia. Oggi, ed è la prima volta dopo oltre mezzo secolo, non è nella nostra assemblea un grande amico della Gente. E’ diventato un volto nella nostra anima ed un esempio nella nostra storia. E’ Egidio Gazzola così entusiasta da apparir sanguigno, così legato alla nostra Federazione, alla sua Federcaccia da esserne innamorato fino al marzo scorso quando ci ha lasciati. Noi Federcacciatori  lo ricordiamo e con lui ricordiamo tanti, tanti altri che ci guardano insieme consegnando alla moglie di Egidio, la signora Pinuccia Cappellini, una starna d’oro a significare la nostra partecipazione al suo dolore, il nostro grande affetto per Egidio e l’orgoglio di averlo amico e vicino convinti come siamo che la morte sia solo l’ultimo atto della rinascita per sempre.

Amici e colleghi cacciatori siamo qui per rinnovare un impegno di statuto e di cuore, rendere ancor più esplicite con la forza della Vostra presenza le nostre proposte e soprattutto dire che siamo stanchi di vivere solo stagioni di doveri, mentre altri camminano lungo vie asfaltate da privilegi.

Siamo stanchi di quei verdi che vorrebbero trasformare il loro esile consenso in una dittatura delle minoranze, siamo stanchi di un animalismo così miope che combatte la caccia autentica predicando per gli animali gli stessi diritti della Gente e precipitandosi nel ridicolo di apostoli senza Dio e senza meta come accade a quanti di loro fingono di non sapere che se avessero ragione anche il capriolo dovrebbe essere salvato dai denti del lupo e mai domandandosi perché i cuccioli di lepre perdono il diritto di vivere di fronte alla fame delle volpi.

Siamo stanchi di gridare che la caccia non può diventare un’isola smarrita nell’oceano delle promesse, siamo stanchi di chiedere l’attenzione della politica nazionale – e grazie al cielo abbiamo nel presidente della Provincia Onorevole Guido Podestà, negli Assessori provinciali di Milano Luca Agnelli e di Monza e Brianza Andrea Monti interlocutori intelligenti e validi – sul settore della caccia che dà lavoro a poco meno di 100 mila persone, conta nell’Italia della produzione armiera 2264 imprese ed ha un fatturato complessivo di poco meno di 10 miliardi.

Siamo stanchi, noi cacciatori di produrre reddito e raccogliere calunnie, stanchi di dover difendere gli argini dalle nutrie e le semine dai piccioni ed in più subire la beffa di pagare per i danni che provocano perché sono considerate specie non cacciabili e proprio perché non gestite proliferano in una incredibile commedia dell’assurdo dove la colpa di esser tanti e così funesti diventa nostra.

Stanchi di sentire il gracidio di  cornacchie grasse e vivere bilanci di ATC,  fatti coi soldi dei cacciatori, resi magri per acquisto di pernici, fagiani  e quaglie e sentirci accusare di stragi che esistono solo nell’immaginario di qualche anticaccia pellegrino in agriturismo.

Ai cacciatori milanesi e di Monza e Brianza non piacciono i naturalisti che nei giorni di festa percorrono in auto le strade di campagna per parlar poi di ecologia come fossero le anime verdi del mondo e sono invece tanto ignoranti da credere che l’erba medica si trovi in farmacia, non distinguono la felce dal sambuco e se ascoltano il vento non sanno poi raccontarne la sua canzone. A noi non piacciono gli inutili guardoni della natura perché siamo coltivatori di selvaggina e paghiamo per acquistarla, liberarla, sorvegliarla, farla crescere e restituirci il brivido della speranza, farci sentire l’eco di un’emozione lontana. Facile, come fanno alcuni di loro, parlare di autogestione ma ben più arduo pagare in soldi, lavoro, esperienze e delusioni per attuarla come stiamo facendo nei quattro ATC di Milano e Monza e Brianza.

E’ vero, noi Federcacciatori siamo forse gli ultimi poeti un po’ stanchi, un po’ fuori moda in un universo che diventa ogni giorno più crudele con i deboli, che chiude le finestre della propria coscienza per non udire grida di aiuto. Le recenti e già dimenticate stragi di Libia, la guerra tra famiglie, città e villaggi  in Siria, le centinaia di migliaia di bimbi con gli occhi tristi per fame implorano che anche noi, cittadini e cacciatori ci impegniamo in nuove solidarietà, ed è per questo che nelle nostre sezioni, nei nostri incontri, nelle nostre parole e nel nostro operare diamo alla caccia il significato più vasto di impegno civile perché chi ama la natura non può non amare gli uomini: ecco perché i Federcacciatori, tutti i Federcacciatori sono iscritti nelle liste della Protezione civile. Ecco perché i nostri figli e tanti altri giovani fanno parte di Ekoclub, l’ organizzazione così ben coordinata da Fortunato Fogagnolo e che insegna il valore autentico e non ideologico o strumentale di ogni esistenza, abbia occhi o foglie e fiori ma insegna anche che l’ecologia è una conquista di ogni giorno non un privilegio, o un gettone di presenza o uno spicchio di notorietà.

La crisi, amici cacciatori, colleghi giornalisti, uomini di una     politica che vorremmo riscoprisse il piacere di ascoltarela Gentenon di farsi ascoltare attraverso gli schermi tv o leggere sui quotidiani,  bussa alle porte delle case e l’incertezza impone sacrifici e disegna ombre scure sul nostro domani.  Nelle nostre riunioni dove un tempo si discuteva a voce alta di ripopolamenti e zone rifugio, di beccacce  e di cani, ci si interroga sui giorni a venire nostri, dei figli e delle famiglie e le parole che ridavano vita a voli lontani nella memoria  disegnano ombre oscure sul domani. Il posto di lavoro incerto, le pensioni sempre più povere, l’avvenire che appare grigio come i contratti a termine, i compensi in nero, impongono alla politica doveri nuovi ed anche la caccia in questa realtà deve acquistare il significato civile di risorsa e non di problema, di creazione di posti di lavoro e non solo di impiego del tempo libero in cui vorrebbero degradarla tanti nostri nemici. In questa nuova e per certi aspetti inattesa realtà dobbiamo valorizzare il ruolo sindacale delle nostre organizzazioni alla maniera in cui viene così bene interpretato da Cgil, Cisl, Uil per quanto riguarda l’universo del lavoro.

Dobbiamo evitare che alla sopita lotta di classe si sostituisca la crudele invidia sociale rafforzando una Federcaccia che continui ad integrare sempre più le esigenze del territorio e le necessità della Gente perché siamo cacciatori ma anche nell’esercito di una Protezione civile capace di correre senza far rumore dove la solidarietà chiama e lasciar ad altri gli applausi quando oramai il nostro compito è finito. E siamo anche  convinti, oggi ancor più degli anni scorsi ed io cattolico cresciuto nell’insegnamento dei Francescani ne divento ogni giorno più sicuro, che le più autentiche parole di rivoluzione siano nel discorso della montagna pronunciato oltre duemila anni fa da un Galileo che raccomandò a ciascun uomo di vedere in ogni altro un fratello. Amici che mi state ascoltando, tre anni orsono abbiamo elaborato la proposta del Sindacato del territorio, un’organizzazione a cui facciano riferimento tutte le componenti della Società civile, i rappresentanti degli ordini professionali, gli agricoltori e quanti operano nella vita di ogni giorno. Una proposta che è già progetto anche se ne hanno colto il significato ma non il nome altri, e ne siamo lieti convinti che le idee quando sono buone non devono avere padri né padroni. Anche per questo nostro impegno oggi torniamo a chiedere una riduzione delle tasse regionali perché siamo stati i primi a darne esempio, a Monza nell’ATC dove il presidente Paolo Cabiati, uomo di Federcaccia ed insieme a lui Renato Fratus, Leo Vanzin, Maurizio Malerba e Roberto Motta se ne sono fatti interpreti ed hanno meritato il consenso di tutti per una solidarietà silenziosa e significativa limitando il costo della quota di partecipazione per chi ha un reddito inadeguato. E lo hanno fatto senza chiedere aiuto ad alcuno ma ottenendo il benestare di tutti i cacciatori che pagano, che mantengono in vita l’ATC, che fanno viva la caccia. Anche questa amici della politica e del giornalismo, èla Federazioneche sa superare altre associazioni capaci di offrire solo un deserto di progetti e di proposte, di idee e di interventi distratte come sono  da minuscoli interessi legati anche ad un colorato ciuffo di piume di fagiano da affidare ad una fragile libertà  magari in un boschetto di robinie da esplorare all’alba con amici.

Torniamo a chiedere alla Regione un impegno politico che adegui la legge per consentire dieci giorni di libertà di caccia su tutto il territorio della Lombardia sciogliendo il nodo degli steccati e delle frontiere locali innalzate dall’egoismo di pochi contro la necessità dei tanti. Perché non è più tollerabile che i cacciatori di Milano abbiano a disposizione un territorio cinque volte meno di quello che ospita i mantovani o gli abitanti del Pavese, non è più possibile che ogni anno vi sia la corsa alle iscrizioni negli ATC chiedendo come favore quanto spetta per diritto.

C’è una nuova cinofilia che avanza e guarda ai parchi ed a zone riservate come a palestre per l’addestramento cani, per prove cinofile, per una caccia di selezione che può e deve comprendere anche i volatili.

Per questo occorre instaurare un nuovo rapporto fra cacciatore ed enti che gestiscono zone protette perché impedire ai cinofili l’accesso ai parchi significa cancellare la gestione come diritto e responsabilità e negare la politica come l’intendeva Paolo VI, cioè servizio alla Gente.

Ed è questa la nuova frontiera fatta non da promesse ma di sfide che dobbiamo vincere insieme  per la caccia, la cinofilia, l’equilibrio ambientale, il mondo del lavoro e quindi perla Societàcivile. E vinceremo solo se continueremo a dimostrare cosa siamo e cosa siamo capaci di fare. Ed ecco perché ho ricordato nella mia relazione le parole nel vangelo di Matteo: amici della politica, abbiamo bussato, a volte invano ma sappiatelo, non ci stancheremo di bussare fino a quando la porta delle riforme non sarà aperta.

La nostra caccia è fatta anche di grandi manifestazioni e di grandi uomini fra cui Luigi Consonni che inventò oltre 50 anni fa Seveso e la sua settimana venatoria e il non dimenticato Adelio Ponce de Leon che resta fra i primi nella letteratura venatoria nazionale. Di manager fra cui Corrado Montanari e di imprenditori come Giacomo Foieni, Graziano Barbaglia ed i due meravigliosi vicepresidenti Alessandro Nova e Maurizio Masiero, di esperti del mondo dell’agricoltura e del territorio fra cui Paolo Angeletti, Renato Fratus e l’ingegnere ambientale Vittorio Zocca, di lavoratori autonomi quali Leo Vanzin e Angelo Santus  ed inoltre consiglieri che ci donano la saggezza di una lunga esperienza di vita e fra questi Renzo Benzi, Gennaro De Simone, Giovanni Cartabia, Carlo Di Giacomo, Dario Garavaglia, Antonio Pittui, Guido Moser, Maurizio Malerba, Febo Nebel, Giorgio Caroli e infine dagli interventi, tempestivi e saggi dell’avvocato Giuseppe Anastasio.

Cinque anni or sono in un convegno in Regione avevamo fatto alcune richieste: dieci punti elaborati fra tutte le organizzazioni venatorie. Abbiamo ottenuto poco e molto insieme e non è una contraddizione considerando che vi è una realtà da cambiare e in fretta ma anche che a Milano, Monza e Brianza non vi sono state richieste di referendum contro la caccia come quella che ha squassato il Piemonte, non ci sono stati proclami e manifestazioni pubbliche contro la caccia che oggi vien vista dalla maggior parte dei cittadini – e ne diamo merito anche alle fonti di informazione – come prelievo legittimo di una risorsa. Forse sarebbe più opportuno tacerlo ma siamo una delle rare sezioni provinciali in Italia dove non sono previsti rimborsi spese né a noi né ai dirigenti periferici ed anche questo è il volto di una Federcaccia che poche altre organizzazioni vogliono conoscere perché diventa paragone scomodo. Il Consiglio dicevo, ha deliberato all’unanimità l’impegno per un grande convegno ad Abbiategrasso da tenersi in Settembre: il programma è essenziale e lo riassume il titolo: “Caccia, parlano i cacciatori”. Significa che ciascuno di Voi avrà la possibilità di esprimere idee, proposte e propositi agli Assessori  Luca Agnelli ed Andrea Monti ma anche dialogare con il mondo dell’agricoltura. E’ importante ci siate tutti ed anche tanti che oggi non hanno potuto essere qui. E’ importante che continuiate a far sentire, la vostra voce perché sul fronte della protesta civile e della proposta consapevole spesso è rimasta soltantola FederazioneItalianadella Caccia forte del prestigio che gli deriva dai suoi uomini, dalle sue 70 guardie volontarie, dai suoi quasi ottomila iscritti nelle 170 sezioni.  Ma è merito anche, lasciatemelo dire, di  presidenti di sezione e consiglieri attenti ai problemi ed agli equilibri sul territorio, alla volontà dei cittadini ed alle necessità di una pratica legata all’economia ed al tempo libero, innamorati della sua tradizione e capaci di anticipare nella gestione le più moderne dottrine di conservazione attiva dell’ambiente. Dirigenti  che guardano alla caccia  con affetto e meritano l’affetto della Gente.