«L’Arcipelago Toscano ed il Santuario dei cetacei non possono continuare a sopportare questo stillicidio di cattive notizie, bisogna proteggere più e meglio il nostro mare, a cominciare dall’istituzione di un’area marina protetta prevista fin dal 1982, per fermare i pirati e gli incoscienti che mettono in pericolo il nostro mare e la nostra economia». Questo il commento di Legambiente dell’Arcipelago toscano riguardo al ritrovamento in mare, a 25 miglia dall’isola di Montecristo, di sei fusti in plastica, di circa 50 litri ciascuno che sembrano contenere una soluzione a base di acido cloridrico. Per l’associazione ambientalista, è «l’ennesimo preoccupante segnale di come traffici marittimi non controllati stiano mettendo a rischio il nostro mare. Va subito verificato se nell’area al largo di Montecristo ci sono altri fusti di questo tipo». «Bisogna attuare al più presto le stringenti misure chieste dalla Regione Toscana nel recente meeting internazionale sulla sicurezza in mare tenutosi all’Isola del Giglio – aggiunge Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana e di Isole Minori del Cigno Verde -. Noi denunciamo da troppo tempo il lavaggio a mare delle petroliere, lo scarico di rifiuti e di interi container, il transito di navi con sostanze pericolose a bordo anche in situazioni meteorologiche avverse e troppo vicino alle isole ed alle aree marine protette. Da recenti ricerche della ‘Expedition Med’ e della Marine Nationale francese è venuto fuori che il mare dell’Arcipelago Toscano e dell’Elba ha elevate concentrazione di micro e macro plastiche, i casi del naufragio della Costa Concordia e dei bidoni tossici finiti nel mare in tempesta di Gorgona dall’eurocargo Venezia della Grimaldi hanno fatto drammaticamente emergere un problema molto più diffuso e l’utilizzo criminale del mare come discarica».