“Prendo atto di quanto è accaduto in Consiglio regionale, che ha deciso di abrogare la legge regionale sulla caccia per non fare il referendum. Ma non credo proprio che la vicenda finirà qui». Ha dichiararlo l’ex ministro del turismo, Michela Brambilla, durante un incontro organizzato dal comitato promotore del referendum contro la caccia in Piemonte.

“Sono 25 anni che i piemontesi attendono di poter esercitare il loro diritto di esprimersi attraverso il referendum – spiega Brambilla – credo che un tale schiaffo alla democrazia sia veramente senza precedenti. E ancora oggi, pur di evitarlo, sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese,si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza. Gli assessori all’agricoltura che si sono avvicendati in questi anni avrebbero ben potuto procedere in sede normativa per recepire quanto previsto dai quesiti referendari, come si sarebbe potuto giungere ad un election day, se si voleva operare un’attenta gestione delle risorse pubbliche. Invece si continua ad ignorare la volontà popolare per tutelare gli interessi di quello 0,6% di piemontesi che sono cacciatori”. “La verità è che non solo non si vuole cambiare la legge, ma si vuole perfino evitare che il corpo elettorale si esprima sulla materia la minuscola lobby dei ‘Rambo’ piemontesi non accetterebbe che si andasse al voto neppure se avesse la certezza del non raggiungimento del quorum, perchè l’appuntamento con le urne evidenzierebbe comunque l’esistenza, nell’elettorato, di una forte componente anticaccia: molto più numerosa dei cacciatori»