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#ROMA. NOMINE #ATAC e #ZETEMA: LE DICHIARAZIONI DI FUOCO CONTRO IL METODO #RAGGI

#RAZZI “FAR LUCE SU NOMINE IN AZIENDE PARTECIPATE DEL COMUNE”. #BORDONI “QUALI INTERESSI DIETRO NOMINE ATAC E ZETEMA?”. #PUTZU “CON QUALI CRITERI #RAGGI SCEGLIE I SUOI DIRIGENTI?”. #CANGEMI “NOMINE ATAC E ZETEMA ANOMALE”. ATAC, #COZZOLI: NUOVO AD SIMIONI PENSA FARSI ASSUMERE COME DG?

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La Cina in Africa – Giancarlo Elia Valori

 Un dato importantissimo, da tenere subito in mente: nel 2050, il 25% di tutta la popolazione mondiale sarà africana e oltre il 46% di essa avrà meno di 30 anni.

 Come si possa quindi bloccare lo sviluppo economico mondiale lasciando questa immane massa di esseri umani fuori da ogni catena del valore è un folle paradosso e, probabilmente, il più grande tra i problemi che dovremo risolvere tra pochi anni e, anzi, per il quale avremmo già dovuto iniziare a fornire nuove soluzioni già da molti anni.

 Per la prima volta, probabilmente, nella sua storia plurisecolare, il capitalismo blocca artificialmente il suo sviluppo e la sua naturale espansione geografica e tecnologica.

 Non riusciamo qui a dare una risposta esaustiva a questa autocastrazione dell’occidente, economica, culturale, strategica.

 Per la Cina di Xi Jinping, tutto però inizia nel 2015, alla Conferenza di Johannesburg del FOCAC, Forum on China-Africa Cooperation, dove 35 nazioni africane e Pechino si accordano  per una serie di investimenti mirati in alcuni settori specifici dell’economia africana, per un totale di 60 miliardi di Usd: industrializzazione, anche e soprattutto delle imprese private e delle PMI, rapida e essenziale modernizzazione dell’agricoltura, e sarà tra pochi anni da oggi che, come prevede una studiosa nordamericana del sistema cinese, “l’Africa nutrirà la Cina”. Continue reading “La Cina in Africa – Giancarlo Elia Valori”

H.E. Card. Parolin Secretary of State goes to Russia – Giancarlo Elia Valori

For the 70th anniversary of the russian patriarch Cyrill and for the 80th anniversary of pope Francis, there have been many meetings between  the Russian Orthodox Church and the Catholic one.

Card. Parolin and the russian foreign ministry Lavrov, on the 2nd december 2016, met secretly for determining the timing and the political opportunities of an official visit of Pope Francis in Russia, a state visit that, in card. Parolin view, could throw the Catholic Church as the main mediator among the East and the West, mainly with China and Russia, not to forget the indian and central asian interests and geopolitics vis à vis the euro- and the american system.

Card. Parolin never forgets to remember, both to ruling classes and the people, that the European Union is lacking real rayonnement and effective political power, and the cardinal Secretary of State knows very well, as a men of the Church, that only the Roman christianity, in its old relation with the greek and russian tradition, that  by the way only the Vatican can build those “bridges” that neither the US nor the EU can build, now, with the ever increasing eastern and asian world. Continue reading “H.E. Card. Parolin Secretary of State goes to Russia – Giancarlo Elia Valori”

Il viaggio del card. Parolin in Russia – Giancarlo Elia Valori

In occasione dei 70 anni del patriarca Cirillo e degli 80 di Papa Francesco vi sono state numerose visite reciproche tra l’ortodossia russa e il cattolicesimo romano.

 Tra il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov e il card. Parolin, proprio il 2 dicembre u.s., è avvenuta una trattativa riservata sulla data e le modalità della visita di Papa Francesco in Russia, visita che, nell’ottica del Segretario di Stato vaticano, propone la Chiesa di Roma come mediatrice e arbitra in tutto l’Oriente, con la Cina e naturalmente con la Russia, oltre che nel sistema indiano e centro-asiatico.

 Il card. Parolin, che nota spesso come l’UE sia ormai priva di reale potere e di rayonnement,  sa bene che solo la Chiesa Cattolica, in rapporto con la Cristianità slava e greca, può costruire quei nuovi “ponti” che gli Usa non riescono più a realizzare e che l’UE, come abbiamo notato, non ha certo la forza di costruire.

 Le “potenze materialistiche”, come le chiamava Padre Charles De Foucauld, nel mondo contemporaneo non hanno più molto appeal, anche perché il mito della crescita economica indefinita è ormai archiviato e il futuro ci chiede di essere spiegato in simboli, visioni, speranze, profezie. Continue reading “Il viaggio del card. Parolin in Russia – Giancarlo Elia Valori”

Macron’s global strategy in Africa and in the European Union – Giancarlo Elia Valori

Both Chirac and Sarkozy had five minutes to leave power, while François Hollande could even have five months to do so.

 In fact, at the time, eight Frenchmen out of ten approved his decision not to run for another term.

 As you may recall, part of President Hollande’s establishment did not accept automatically to lend a hand to Manuel Valls, the Prime Minister who wanted to join the “two Lefts”, the one resulting from Hamon’s  proposals for the primary election – a so-called gauche de la tradition –  and the one which was being shaped around Macron, with whom Valls had nothing in common at political level.

 Macron put together the moderate Left – the one of the old “American challenge” of Servan-Schreiber’s radicals – with the less archaic part of Socialism.

 At the beginning of presidential election, nobody knows how many  people will vote and, in particular, nobody knows the voting criteria yet.

 Nevertheless, for Emmanuel Macron – who was finally supported by  centrists, former non-voters and moderate leftists – politics is fully a marketing technique. Continue reading “Macron’s global strategy in Africa and in the European Union – Giancarlo Elia Valori”

La global strategy di Macron in Africa e in UE – Giancarlo Elia Valori

Chirac e Sarkozy hanno avuto ciascuno cinque minuti per lasciare il potere, François Hollande ha potuto godere addirittura di cinque mesi.

 Otto francesi su dieci hanno infatti approvato, all’epoca, la sua decisione di non ripresentarsi.

 Parte dell’establishment del Presidente Hollande non accettava automaticamente, lo ricorderete, di dare una mano a Manuel Valls, il primo ministro, che vuole unire le “due sinistre”,  quella uscita dalle proposte alle primarie di Hamon, una gauche de la tradition, oltre a quella che si va costruendo intorno a Macron, con cui Valls non ha alcun punto politico in comune.

 Macron metterà insieme la sinistra moderata, quella della vecchia “sfida americana” dei radicali di Servan-Schreiber, con la parte meno arcaica del socialismo.

 Nessuno sa poi, all’inizio delle Presidenziali, quanti francesi andranno a votare, ma soprattutto nessuno conosce ancora i criteri di voto.

 Ma per Emmanuel Macron, che unirà alla fine la somma dei centristi, del non-voto e della sinistra moderata, la politica è del tutto e per tutto  una tecnica di marketing. Continue reading “La global strategy di Macron in Africa e in UE – Giancarlo Elia Valori”

The rationale of foreign policy – Giancarlo Elia Valori

From the 1970s onwards, politics has undergone a very extensive and thorough conceptual transformation. I am not referring to the usual and trivial issue of the “crisis of ideologies” or the end of Right or Left all-encompassing narratives. Nevertheless the idea that the post-modern world – which was already on the horizon at the time – could do without what Wittgenstein called “super-orders of super-concepts” has been currently  wiped out by reality. On the current political and philosophical scene there are much greater super-orders than those typical of the bipolar world.

Just think of the post-modern politics derived from Nietzsche’s philosophy or of the wide-ranging issue arising from the confrontation between the Western, secular and religious models and those typical of Islam (and the Chinese traditional culture).

Hence the first point to raise is that technique – positivistically regarded as an objective practice not influenced by value judgements – cannot even define its aim and its  scope of  action. Continue reading “The rationale of foreign policy – Giancarlo Elia Valori”

Filosofia della Politica Estera – Giancarlo Elia Valori

La politica, dagli anni ’70 in poi, ha subito una trasformazione concettuale molto vasta e approfondita. Non mi riferisco qui alla solita e banale questione sulla “crisi delle ideologie” o alla cessazione delle narrazioni totalizzanti, di destra o di sinistra. L’idea che il mondo post-moderno, che già allora si delineava all’orizzonte, potesse fare a meno di quelli che Wittgenstein chiamava “super-ordini di superconcetti” è stata però seppellita oggi dalla realtà. Ai nostri giorni  operano tra di noi, nella scena politica e filosofica, superordini ben più grandi di quelli che si muovevano all’interno del mondo bipolare.

Si pensi alla politica post-moderna derivata dalla filosofia nicciana, o alla vastissima questione derivante dal confronto tra i modelli occidentali, laici e religiosi, con quelli tipici dell’Islam (e della cultura tradizionale cinese).

Il primo dato da porre all’attenzione del lettore è quindi  che la tecnica, intesa positivisticamente come prassi avalutativa, non riesce a definire nemmeno il suo oggetto e l’ambito del suo funzionamento. Continue reading “Filosofia della Politica Estera – Giancarlo Elia Valori”

Refusing to accept Italy’s decline – Giancarlo Elia Valori

Italy is now a clear victim of globalization, which is governed only by those who have a very precise vision of their own country and have access to very confidential information, as well as by those who are able to quickly and wisely exploit its continued asymmetries and finally by those countries that impose their game with a wide range of “indirect strategies”.

 These are the dimensions of the battlefield of this new, endless, “limitless war” which is fought without even firing a shot.

  Non-sovereignty over its own national space, now ratified by unconscionable agreements on territorial waters with France in February 2016,  or with the new borders between Italy and Slovenia on the Torrente Barbucina, as well as the utter foolishness – despite Interior Minister Minniti’s professionalism – in the late response to the epochal crisis of migration from sub-Saharan Africa, all are signs that – after losing the  globalization game – Italy is also losing sight of the Hobbesian goals for which all Sovereigns are born, namely protecting the life, property and freedom of their citizens.

 Today the losers do not go to Versailles hat in hand, but are simply wiped out. Continue reading “Refusing to accept Italy’s decline – Giancarlo Elia Valori”

Il rifiuto del declino Italiano – Giancarlo Elia Valori

L’Italia è una ormai evidente vittima della globalizzazione, che viene comandata solo da chi ha una vision precisissima del proprio Paese, ha accesso a informazioni molto riservate, da quelli poi che ne sanno sfruttare rapidamente e sapientemente le sue continue asimmetrie, da quei Paesi infine che impongono il loro gioco con una vasta gamma di “strategie indirette”.

 Sono le dimensioni dello spazio di battaglia di questa nuova, infinita, “guerra senza limiti” che si combatte senza sparare un colpo.

  La non sovranità sul proprio spazio nazionale, ormai sancita da patti leonini sulle acque territoriali con la Francia nel Febbraio dello scorso anno, o con i nuovi confini tra Italia e Slovenia sul torrente Barbucina, poi la assoluta insipienza, malgrado la professionalità del ministro Minniti, nella tardiva risposta alla crisi epocale delle migrazioni dall’Africa subsahariana, sono tutti segni che il nostro Stato, avendo perso al gioco della globalizzazione, sta perdendo anche le finalità hobbesiane per cui nascono tutti i Sovrani: proteggere la vita, la proprietà, la libertà dei propri cittadini. Continue reading “Il rifiuto del declino Italiano – Giancarlo Elia Valori”

How to interpret the crisis between Qatar and Saudi Arabia’s allies – Giancarlo Elia Valori

The crisis between Qatar and much of the new “Sunni” NATO – as some US media already call it today – consists in a formal series of 13 requests  that Saudi Arabia, Egypt, Yemen, the Emirates, Bahrain, and even Mauritius, have made – as an ultimatum – to Qatar: 1) to break off any diplomatic and economic relations with Iran; 2) to immediately close the Turkish military base near Doha and, anyway, put an end to military cooperation between Qatar and Turkey; 3) to immediately close Al Jazeera, an old TV created on the ruins of the BBC broadcasting in Arabic and later de facto monopolized by the Muslim Brotherhood; 4) to make the members of the Qatari Royal House no longer fund networks such as Arabi21, RASSD, Araby al-Jadid and Middle East Eye. “Araby al Jadeed” is a brand-new all-news network created in March 2014 and organized by Azmi Bashara, a former member of the Israeli Parliament, broadcasting from London, Beirut and Doha, with 150 employees, while the above stated Middle East Eye is currently led by David Hearst, formerly foreign editor-in-chief of the London Guardian. Continue reading “How to interpret the crisis between Qatar and Saudi Arabia’s allies – Giancarlo Elia Valori”

The Russian military doctrine – Giancarlo Elia Valori

The medal coined by the Hungarian State – after the powers of the Warsaw Pact had to return to their bases and to Russia, in particular, by March 31, 1991 – was very significant: on the front side the return of the Russian and  Warsaw Pact soldiers, portrayed with the irony of comics, while on the  back side of the coin the bottom of a Russian-Soviet general on which the shape of a big kick stands out.

That was the situation at the end of a political, military and economic system that encompassed the para-Soviet area in a very dangerous and economically unstable network.

While the Soviet technocratic wings theorized factor accounting, according to Leontief’s model – albeit with real prices – the ruling classes imposed an economic and military alliance based on the simple coordination of national economic plans.

It could not be long-lasting and, indeed, it did not last.

It is worth noting that China uses the Leontief’s public accounting model still today.

This was the first Eastern structural crisis, which started in the 1960s and later dragged on until the end of the Warsaw Pact and the USSR collapse. Continue reading “The Russian military doctrine – Giancarlo Elia Valori”

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